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Testa di Afrodite, dalla mostra "Cipro e Italia. Identità culturali condivise all'alba della storia" Testa di Afrodite, dalla mostra "Cipro e Italia. Identità culturali condivise all'alba della storia"

Mediterraneo, un mare di relazioni. Le identità culturali di Cipro e Italia in mostra a Roma

A Castel Sant’Angelo, fino al 30 giugno, l’esposizione curata da Anastasia Christophilopoulou racconta i legami culturali dell'isola con la Sicilia e la Sardegna. Un insieme di centoventi reperti archeologici, provenienti da contesti abitativi e funerari, narra la trama di rapporti che, tra età del Bronzo ed età del Ferro, hanno portato queste realtà mediterranee alla costruzione di un orizzonte condiviso, nato lungo le rotte marittime

Martina Accettola - Città del Vaticano

Al centro delle dinamiche mediterranee vi furono le isole: Cipro, Sardegna e Sicilia. Si parla di veri e propri nodi di collegamento tra Oriente e Occidente, dalla preistoria alla tarda età romana, protagonisti della mostra Cipro e Italia. Identità culturali condivise all’alba della storia. Il ritrovamento di bronzi ciprioti in contesti italiani attesta rotte di lunga distanza e pratiche condivise nella lavorazione dei metalli. Le isole erano spazi di incontro e di sperimentazione e, per i posteri, diventano modi di studiare la cultura del Mediterraneo antico. La cultura materiale di questi territori consente di ricostruire pratiche economiche, reti commerciali e credenze rituali che li caratterizzano. L’analisi dei reperti rivela così l’evoluzione di identità insulari in costante dialogo con le aree continentali della penisola italiana e della Grecia antica - mettendo in luce il carattere dinamico e cosmopolita delle loro società.

Dalla mostra "Cipro e Italia. Identità culturali condivise all'alba della storia"
Dalla mostra "Cipro e Italia. Identità culturali condivise all'alba della storia"

La diffusione del metallo

La circolazione del rame - protagonista dell’età del bronzo - rivela l’intensità dei rapporti tra i popoli mediterranei. Cipro fu uno dei principali centri di produzione del rame, alimentando reti di scambio di vasta portata. Ne sono un esempio i lingotti “a pelle di bue” e, in particolar modo, l’esemplare di Serra Ilixi (1300-1100 a.C.) che attesta il trasporto del rame cipriota verso l’Occidente. La presenza di questo metallo così lontano dall’area di estrazione testimonia l’ampiezza delle reti orientali e la dipendenza tecnologica delle produzioni metallurgiche dell’Italia protostorica.

Lingotto "a pelle di bue", dalla mostra "Cipro e Italia. Identità culturali condivise all'alba della storia"
Lingotto "a pelle di bue", dalla mostra "Cipro e Italia. Identità culturali condivise all'alba della storia"

Gli scambi non furono però unidirezionali, come viene testimoniato dai materiali sardi rinvenuti a Hala Sultan Tekke. Oppure, per quanto riguarda la Sicilia, troviamo i reperti di Cannatello e Mothia. Non si trattava di una mera attività commerciale, ma di una circolazione di saperi, simboli e modelli di prestigio che contribuirono a plasmare identità condivise nel Mediterraneo antico. In questo quadro si inseriscono anche i rapporti con l’Etruria: il rame cipriota raggiunse le élite tirreniche, che fecero propri e riformularono questi modelli artistici orientali. I rinvenimenti di ceramiche cipriote nelle tombe di Cerveteri, insieme ad avori e manufatti metallici, attestano il gusto per oggetti esotici di prestigio e mostrano come questi scambi contribuirono alla definizione dell’identità sociale, dei rituali funerari e delle innovazioni tecnologiche.

Le figurine antropomorfe

Fino all’età della conquista romana, di grande spessore furono anche le figurine antropomorfe, cioè dalle fattezze umane, che oggi offrono uno sguardo privilegiato sull’immaginario religioso e sociale delle isole. Esse rivelano, infatti, come il corpo e il sacro fossero percepiti e rappresentati. Le forme più antiche, appartenenti al Neolitico e all’età del rame, sono figurine schematiche inizialmente realizzate in pietra e legate a contesti rituali domestici.

Figurina di un centauro, dalla mostra "Cipro e Italia. Identità culturali condivise all'alba della storia"
Figurina di un centauro, dalla mostra "Cipro e Italia. Identità culturali condivise all'alba della storia"

Nel pieno dell’età del bronzo queste divennero più espressive, facendo emergere una propria identità formale e contribuendo a definire status e memoria collettiva. Con l’età del Ferro, fino appunto alla conquista romana, queste immagini riflettono tradizioni ibride, frutto di mobilità, credenze condivise ed evoluzione dell’identità insulare. Grazie a questi elementi è possibile ricostruire un ampio sistema di connessioni e processi di trasformazione societaria, dal quale emerge un orizzonte culturale condiviso, costruito e mantenuto attraverso il mare.

Il culto di Afrodite

Cipro, terra metallurgica ma anche terra di Afrodite: l’isola è infatti indissolubilmente legata a questo mito, uno dei più longevi della nostra antichità. Già molto prima dell’ingresso della dea nel pantheon greco, sull’isola era venerata la cosiddetta “Grande Dea”, una divinità della fertilità. Influenzata dalle tradizioni orientali - come i culti di Astarte e Ishtar - la mitologia attorno a questa figura si trasformò gradualmente in quella di Afrodite proprio nel pieno dell’età del Bronzo. Simbolo di bellezza e amore, la dea fu inizialmente rappresentata come una pietra conica. Solo nel corso dei secoli assunse sembianze sempre più antropomorfe, secondo modelli che diventeranno tipicamente ellenistici. Prese così forma il tipo iconografico dell’Afrodite anadiomene, cioè “colei che emerge dal mare”. Secondo il mito, infatti, la dea nacque dalla schiuma (áphros) del mare, approdando poi sulle coste di Cipro. Raffigurata mentre solleva le braccia per strizzare i capelli bagnati, questa immagine conobbe una fortuna straordinaria nei secoli, fino alla celebre reinterpretazione rinascimentale di Sandro Botticelli nella Nascita di Venere.

Linea del tempo, dalla mostra "Cipro e Italia. Identità culturali condivise all'alba della storia"
Linea del tempo, dalla mostra "Cipro e Italia. Identità culturali condivise all'alba della storia"

Paesaggi sacri e funerari

Un’ulteriore area di interesse, di carattere archeologico e culturale, è rappresentata dai paesaggi sacri e funerari. I santuari, dai piccoli luoghi di culto rurali ai grandi templi urbani, si svilupparono come spazi dinamici, modellati da scambi e trasformazioni politiche. A Cipro questi complessi, inizialmente legati ai contesti funerari, divennero centri urbani connessi alla produzione del rame e al potere delle élite. In Sardegna i santuari nuragici, spesso associati all’acqua e alle reti metallurgiche, operarono come nodi territoriali fino all’età romana. In Sicilia, influenzati da tradizioni indigene, greche e romane, divennero punti di riferimento per l’identità civica. Parallelamente, i paesaggi funerari mostrarono una notevole continuità e capacità di trasformazione, fungendo da luoghi di memoria collettiva e di coesione sociale. Da un lato, le pratiche di sepoltura, spesso accompagnate da rituali e banchetti comunitari, riflettono mutamenti politici ed economici, dall’altro, testimoniano la volontà delle comunità antiche di costruire e tramandare la propria identità nel tempo.

Relazioni nel Mediterraneo antico, dalla mostra "Cipro e Italia. Identità culturali condivise all'alba della storia"
Relazioni nel Mediterraneo antico, dalla mostra "Cipro e Italia. Identità culturali condivise all'alba della storia"

Una fitta rete di scambi

Le reti e gli scambi costituiscono il filo rosso di questa storia. Dalla prima età del bronzo all’età classica, le tre isole furono parte di una vasta rete marittima mediterranea. Ricca di rame, Cipro alimentò la metallurgia dell’età del bronzo e attirò mercanti dall’Egeo e dal Vicino Oriente. La Sicilia divenne una porta privilegiata per merci esotiche, esportando allo stesso tempo le proprie risorse. La Sardegna, già in età nuragica, mise in relazione le sue comunità con l’Oriente attraverso il commercio dei metalli e, in epoche successive, svolse un ruolo di intermediazione tra Africa ed Europa. Attraverso questi reperti emerge un Mediterraneo da studiare come un mare di relazioni: uno spazio di mobilità e incontro, garante e testimone di uno scambio di beni che favorì anche la circolazione di idee, tecnologie e credenze. Ciò che appare evidente, al termine dell'esposizione, è la realizzazione di un orizzonte culturale condiviso nato e cresciuto proprio sulle rotte del mare.

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Foto dalla mostra "Cipro e Italia. Identità culturali condivise all'alba della storia"
05 marzo 2026, 16:20