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Donne haitiane con i loro bambini Donne haitiane con i loro bambini 

Haiti, l’impegno delle Nazioni Unite contro le gang

Il Paese caraibico, stretto nella morsa della criminalità, sarà a breve teatro di un dispiegamento aggiuntivo di forze Onu con l’obiettivo di contrastare la violenza delle gang

Lorenzo Frillici – Città del Vaticano

“I prossimi mesi saranno cruciali” ha affermato il 16 marzo scorso William O’Neill, esperto Onu per i diritti umani ad Haiti. Il funzionario, di ritorno da un viaggio nel Paese, ha segnalato la possibilità di concreti progressi internazionali, nel corso del 2026, nella lotta alle gang che controllano lo stato.

Tra caos perenne e crisi umanitaria

Haiti è da anni uno dei Paesi più poveri e pericolosi al mondo, schiacciato tra instabilità politica ed emergenze umanitarie. Molteplici infatti, negli ultimi vent’anni, le calamità che l'hanno flagellato, tra cui il terremoto del 2010, l’epidemia di colera e l’uragano del 2016. Catastrofi che hanno condotto il Paese al collasso umanitario: più di metà della popolazione oggi soffre la fame, e nelle zone rurali la povertà estrema e le malattie mietono vittime. Alla crisi umanitaria si intreccia, da tempo, un caos politico con pochi eguali. La perenne fragilità politica del Paese ha portato infatti allo sgretolamento progressivo della presenza dello Stato sul territorio. Il vuoto è stato colmato, in questi anni, da una moltitudine di gang criminali, circa 200, che si sono imposte come unici punti di riferimento per la popolazione, giungendo al controllo pressoché totale non solo delle campagne, ma anche della capitale Port-au-Prince, che oggi risulta dominata fino al 90% dai gruppi criminali.

L’azione Onu contro le gang

Nel 2004 l’Onu ha già cercato di stabilizzare il Paese con una missione, ritirata nel 2017 senza successi. Nel 2021 la crisi ha raggiunto il culmine, con l’uccisione del presidente Jovenel Moise da parte delle gang. Da allora Haiti non ha un governo, e con un aumento degli omicidi di oltre il 100% e più di 600 rapimenti l’anno, le gang “sono diventate sempre più potenti”. L’Onu ha risposto nel 2024 con una nuova forza internazionale, ma già allora il Consiglio di sicurezza valutava un corpo più incisivo, dedicato solo alla lotta alle gang. Così, come ha ricordato O’Neill, a settembre 2025 l’Onu ha istituito una forza internazionale di oltre 5000 uomini, coordinata da Stati Uniti e Panama. Proprio questa forza “si sta preparando e le prime truppe dovrebbero arrivare all’inizio di aprile”, ha dichiarato il funzionario. L’Onu mira a trasformare la forza esistente in una “gang suppression force”. Questa avrebbe poteri estesi e maggiori libertà d’azione contro i gruppi armati, “con l’arrivo di altri contingenti nei mesi successivi e l’intera forza sul campo entro settembre”, ha precisato il responsabile Onu.

Una debole speranza per il futuro e i giovani

O’Neill si è detto speranzoso nei riguardi dell’iniziativa Onu. “Penso che la situazione possa cambiare, perché le gang, in fin dei conti, non sono così potenti”, ha dichiarato. L’esperto, tuttavia, non si illude sulla natura sistemica del problema, a livello tanto interno quanto esterno. O’Neill ha infatti incoraggiato l’Onu da un lato a sanzionare sia i leader delle formazioni armate, sia i politici e gli oligarchi haitiani, largamente corrotti e legati agli affari criminali delle gang. Dall’altro lato, il funzionario ha ricordato che “il flusso di armi provenienti principalmente dagli Stati Uniti deve essere fermato”, segnalando gli stretti legami internazionali delle gang haitiane come una tra le maggiori radici del problema. O’Neill si è poi soffermato sulla criticità elevata della situazione giovanile haitiana, segnalando la giovanissima età di numerosi membri delle gang, le quali guardano proprio ai giovani come bacino di reclutamento: “I bambini vedono tutto questo e dicono: “È così che diventerò ricco”, ha sintetizzato l’esperto, segnalando l’assenza di alternative per i giovani in un contesto dominato dalla violenza. “Haiti si trova ad affrontare un momento difficile ma promettente. Se possiamo aiutare Haiti ad affrontare l’insicurezza, combattere la corruzione e l’impunità e proteggere i diritti umani, allora tutti prospereranno” ha concluso O’Neill.

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17 marzo 2026, 14:57