A Milano lo spirito olimpico si respira anche in carcere
Roberta Barbi – Città del Vaticano
Sette discipline da giocare: pallavolo, calcio, gara di velocità di atletica, staffetta 4x800, tennis da tavolo, scacchi e calcio balilla; quattro formazioni a sfidarsi: società civile, magistrati, polizia penitenziaria e detenuti. Questi i numeri della terza edizione dei Giochi della Speranza, promossi dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport, dal Dap – Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria – dalla rete magistrati Sport e Salute e dal Gruppo sportivo Fiamme Azzurre, che si sono disputati sabato 28 febbraio nella casa di reclusione di Bollate, in quella Milano già da giorni attraversata dallo spirito olimpico dei giochi invernali: “Sono state tre ore e mezzo di sport belle, intense, direi indimenticabili – racconta ai media vaticani Massimo Achini, presidente del CSI, il Centro sportivo italiano, di Milano – ma soprattutto fondate sui valori olimpici e dello sport”.
Uno sport che abbatte le barriere e accorcia le distanze
Non un’esperienza isolata, quella dei Giochi della Speranza appena conclusi, ma fondata sulle circa “700 ore all’anno di attività settimanali che il Csi di Milano svolge negli istituti di pena della città e nella casa circondariale di Monza”, testimonia ancora Achini, che racconta di un’edizione particolarmente importante, in cui si è dato spazio anche alla ritualità che accompagna le Olimpiadi “esterne”: “Abbiamo vissuto tutti una grande emozione per la cerimonia d’apertura e l’arrivo della fiaccola olimpica con un detenuto che ha fatto da tedoforo – ricorda – poi è stato cantato l’inno nazionale… con pantaloncini e maglietta siamo tutti uguali, reclusi e non, e si respira solo tanta umanità”.
I Giochi della speranza per la prima volta con squadre miste
Le prime due edizioni dei Giochi della Speranza erano stati disputate rispettivamente nella casa di reclusione maschile e nel carcere femminile di Rebibbia, mentre a Milano, per la prima volta, ci sono state anche gare miste: “Questa è stata una grande conquista di quest’anno – riferisce ancora il presidente – oltre a competizioni prettamente maschili o femminili c’è stata, ad esempio, la staffetta in cui hanno corso uomini e donne insieme, come si giocherebbe fianco a fianco in qualsiasi campetto ‘fuori’ ed è stato importante riportare anche in questo modo un po’ di normalità in carcere”.
Ai detenuti medaglia d’oro nel calcio
Nella classifica generale, i detenuti sono stati la squadra che si è piazzata al secondo posto, dietro solo alla formazione della società civile; medaglia d’oro, però, nel calcio: “Ovviamente l’obiettivo dell’iniziativa non era vincere, era una giornata in cui non ha perso nessuno – prosegue Achini – ma non per questo si è trascurato il sano agonismo e le gare sono state portate avanti dagli atleti facendo ognuno del proprio meglio”.
L’arcivescovo di Milano alle premiazioni: l’uomo non è il suo errore
Alla premiazione ha preso parte anche l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che della manifestazione e dello sport in carcere ha sottolineato il valore che insegna a non definire una persona dai propri errori, ma dalla sua capacità di rialzarsi e di riprendere il cammino. Ora che i Giochi della Speranza da Roma sono stati spostati a Milano, l’obiettivo, come nella migliore tradizione sportiva, è a portata di mano: replicarli in quante più carceri d’Italia sarà possibile.
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