150 anni dell'École française de Rome tra archivi e scavi
Maria Milvia Morciano – Città del Vaticano
Piazza Navona conserva nel suo sottosuolo una delle memorie più dense di Roma: lo Stadio di Domiziano, costruito nell'86 d.C., lungo circa 275 metri, capace di accogliere fino a trentamila spettatori per le gare dell'Agon Capitolinus ispirate ai modelli greci. La forma allungata della piazza non è un caso: è l'impronta diretta di quell'antica struttura, rimasta sepolta per secoli e ora parzialmente visitabile anche negli spazi sotterranei adiacenti alla sede dell'École française de Rome. È da questo luogo stratificato - dove tarda antichità, medioevo e modernità si sovrappongono in pochi metri di profondità - che parte il racconto dei centocinquant'anni di un'istituzione che ha legato la propria storia agli studi su Roma e sul Mediterraneo. Gli scavi condotti negli ultimi anni accanto alla sede dell’École ne sono una testimonianza concreta.
Una mostra che ripercorre la storia dell’École
La mostra allestita al piano terra della sede di Piazza Navona al civico 62, intitolata “L'École française de Rome 1875–2025. Una vocazione italiana e mediterranea”, visitabile fino al 30 aprile, ripropone questo lungo percorso attraverso pannelli documentari, fotografie, materiali d'archivio e video, mostrandone l'evoluzione scientifica e il rapporto costruito nel tempo con la città e con il mondo accademico italiano. Nata in occasione del 150mo anniversario, l'esposizione è stata presentata inizialmente durante la "Notte dei 150 anni", il 27 settembre 2025 a Palazzo Farnese, per poi essere riallestita negli spazi di Piazza Navona. "Abbiamo voluto dedicare questo spazio alle mostre per rendere fruibili le nostre ricerche a un pubblico più ampio e far conoscere l'École anche come luogo di divulgazione della cultura e del patrimonio", spiega la direttrice Brigitte Marin. "L'idea è mostrare non solo i risultati della ricerca, ma anche i percorsi che li hanno prodotti".
Una fondazione nel nuovo equilibrio europeo
La nascita dell'École française de Rome avviene in un momento politico nuovo per entrambi i Paesi. La Francia della Terza Repubblica e l'Italia appena unificata cercano nuove forme di cooperazione culturale, mentre Roma, divenuta capitale nel 1870, si afferma rapidamente come uno dei centri internazionali degli studi storici e archeologici. Il primo direttore, Auguste Geffroy, definì fin dall'inizio i due principi destinati a guidare l'istituzione: documentare e pubblicare. L'École nasce infatti inizialmente come scuola di storia più che di archeologia, orientata allo studio delle fonti e alla loro edizione critica. Tra i primi membri inviati a Roma figura Élie Berger, che ottenne l'accesso ai registri pontifici conservati negli archivi vaticani per copiarli e studiarli. Come ricorda Marin, "l'École nasce prima di tutto come una scuola di storia: lo studio delle fonti è stato fin dall'inizio uno dei suoi pilastri".
Duchesne, De Rossi e gli studi sul papato
Tra le figure decisive della prima stagione emerge Louis Duchesne, grande storico del cristianesimo antico e direttore dell'École tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Duchesne è autore della celebre edizione critica del Liber Pontificalis, la raccolta delle biografie dei Pontefici dalle origini all'alto medioevo che resta ancora oggi uno strumento fondamentale per la storia del papato. In quegli stessi anni l'École sviluppò rapporti intensi con Giovanni Battista De Rossi, pioniere degli studi sulle catacombe e figura centrale dell'archeologia cristiana. Le relazioni scientifiche tra Duchesne e De Rossi contribuirono a creare una rete di collaborazione che coinvolgeva archivi, biblioteche e istituzioni accademiche romane. Fin dall'inizio, ricorda Marin, la scuola francese trovò a Roma "una straordinaria accoglienza scientifica e umana", che contribuì a orientarne lo sviluppo.
Archivio Vaticano e tradizione editoriale
Lo studio delle fonti pontificie divenne uno dei campi privilegiati delle ricerche dell'École. I primi membri ottennero un accesso anticipato ai registri papali conservati nell’allora Archivio Segreto Vaticano, oggi Archivio Apostolico Vaticano,, inaugurando una lunga tradizione di pubblicazione delle fonti medievali. Accanto al lavoro negli archivi si sviluppò anche una solida attività editoriale: la collana Bibliothèque des Écoles françaises d'Athènes et de Rome divenne nel tempo uno degli strumenti fondamentali per la pubblicazione di ricerche e documenti storici.
Scavi e ricerche nel Mediterraneo
Se lo studio delle fonti fu centrale nella fase iniziale, l'archeologia divenne progressivamente l'altro pilastro dell'attività dell'École. Nei primi decenni tuttavia non fu semplice ottenere concessioni di scavo nell'Italia appena unificata, e molti membri si formarono lavorando nel Maghreb francese - soprattutto in Algeria e Tunisia - dando origine a un importante filone di studi sull'Africa romana. Nel corso del Novecento le ricerche si estesero progressivamente ad altri cantieri nel Mediterraneo: in Sicilia, a Megara Hyblaea e Segesta, mentre programmi più recenti riguardano anche l'isola di Ischia, dove si studiano le dinamiche di insediamento e i contatti culturali nel Mediterraneo antico.
Lo stadio di Domiziano sotto Piazza Navona
Le ricerche condotte negli ultimi anni sotto e accanto alla sede di Piazza Navona rappresentano uno dei capitoli più suggestivi della storia recente dell'École. Gli scavi realizzati nelle cantine degli edifici hanno permesso di studiare direttamente le strutture dello Stadio di Domiziano, riportando alla luce le successive trasformazioni dell'edificio dopo la fine delle competizioni sportive: ambienti riconvertiti in abitazioni e botteghe tra tarda antichità e medioevo, aree utilizzate come luoghi di sepoltura e laboratori per il riuso dei materiali antichi. Una parte di questi ambienti è oggi visitabile gratuitamente negli spazi adiacenti alla sede dell'École - distinti dagli altri percorsi di visita già esistenti sotto la piazza - e offrono un accesso diretto alla stratigrafia viva della città, che rende concreto ciò che la mostra racconta attraverso i documenti. Si tratta di un percorso archeologico naturalmente immersivo perché, oltre ai dispositivi didattici e ai video, si aggiunge la suggestione reale di un luogo che dall’antichità ha continuato a vivere e trasformarsi e che il visitatore può percepire direttamente.
Le sedi della ricerca
La presenza dell'École a Roma si articola intorno a due sedi fondamentali, ciascuna con una propria identità. A Palazzo Farnese - capolavoro del Rinascimento romano, progettato da Antonio da Sangallo il Giovane e completato da Michelangelo, oggi sede dell'ambasciata francese in Italia - si trova la grande biblioteca di ricerca, con oltre 230.000 volumi, la più grande collezione di libri francese all'estero, cuore storico e documentario dell'istituzione fin dalla sua fondazione nel 1875. La sede di Piazza Navona 62, inaugurata nel 1975 in occasione del centenario, ha invece una vocazione diversa: è il laboratorio vivo dell'École, lo spazio che accoglie i ricercatori, i borsisti, i laboratori di studio e oggi anche le mostre aperte al pubblico. Negli anni Settanta l'istituzione conobbe anche una profonda riorganizzazione scientifica con la creazione delle tre grandi sezioni dedicate all'antichità, al medioevo e alla storia moderna e contemporanea. Luoghi complementari che riflettono i due volti dell'École: la custodia della memoria e la produzione di nuova conoscenza. Un'altra presenza storica francese a Roma è Villa Medici, sede dell'Académie de France, istituzione distinta dedicata alla creazione artistica.
Una scuola di ricerca tra Roma e il Mediterraneo
Il percorso della mostra al piano terra della sede di piazza Navona è scandito dalle parole dei direttori dell'École, citati nei pannelli espositivi. Dalle prime generazioni di studiosi fino agli sviluppi più recenti, queste voci accompagnano il racconto degli scavi archeologici, degli studi negli archivi vaticani, della biblioteca e delle collane editoriali. Nel corso del Novecento direttori come Émile Mâle, Albert Grenier e Charles Pietri ampliarono progressivamente i campi di ricerca, aprendo l'istituzione anche alle scienze sociali e alle nuove metodologie. Oggi l'École continua a sviluppare programmi interdisciplinari che uniscono archeologia, storia e nuove tecnologie, mantenendo vivo il dialogo scientifico tra Roma e il Mediterraneo. "L'École è ai nostri giorni una scuola-laboratorio, un luogo di apprendimento e di trasmissione delle conoscenze", conclude Marin. "Il nostro lavoro nasce dal dialogo continuo tra Francia e Italia e dal confronto con le comunità scientifiche del Mediterraneo".
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