La principessa Charlène impegnata nelle attività della sua fondazione (Crediti: Palais Princier) La principessa Charlène impegnata nelle attività della sua fondazione (Crediti: Palais Princier)

Monaco, la fondazione della principessa Charlène contro la piaga dell'annegamento

L’arrivo di Papa Leone XIV in occasione del suo viaggio apostolico nel principato sarà l’occasione per aprire nuove partnership e accendere i riflettori su un dramma silenzioso che ogni anno costa la vita a 240mila persone, perlopiù bambini. "Non stiamo solo insegnando a nuotare e a fare sport", afferma ai media vaticani Anne Boggio, CEO dell’ente monegasco, "li stiamo aiutando a costruire una fiducia in sé stessi che, si spera, li accompagnerà per tutta la vita"

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

Un paradosso crudele, ingenuamente dimenticato, quello per cui l’acqua, elemento primordiale, simbolo zampillante di vita e purezza, uccida. I freddi numeri, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità ammontano a 240mila vittime annuali per annegamento. E tra di loro, in modo sproporzionato, ci sono i bambini: in molti paesi in via di sviluppo, l'annegamento è la prima causa di morte tra i più piccoli. "È una tragedia, una delle principali cause di decesso accidentale nel mondo, e riceve pochissima attenzione", afferma Anne Boggio, CEO della Fondazione Principessa Charlène di Monaco, attiva nella prevenzione di tale piaga e, più in generale, nell’insegnamento dei valori attraverso la pratica sportiva. La speranza, intravista nel prossimo viaggio apostolico di Papa Leone XIV, in programma il prossimo 28 marzo, è che si possano rinforzare e creare nuovi collegamenti, per rinnovare e proseguire quei progetti solidali che, da quasi quattordici anni, abbracciano tutto il mondo.

Ascolta un estratto dell'intervista ad Anne Boggio, CEO della Fondazione Principessa Charlène di Monaco

La doppia prospettiva della principessa Charlène

Le attività della fondazione, spiega Boggio in un’intervista ai media vaticani, si fondano su tre pilastri che si sostengono a vicenda: la prevenzione dell'annegamento, l'apprendimento del nuoto, e la crescita personale nell'attività fisica. Per comprendere la fondazione, bisogna guardare chi l'ha voluta. La Principessa Charlène è un ex nuotatrice olimpica e “conosce in prima persona la disciplina che lo sport richiede, ma anche la profonda gioia e il senso di scopo che può dare a un giovane”. Ma è anche una madre, e “porta con sé un senso di urgenza molto personale riguardo alla sicurezza in acqua”. Questa doppia prospettiva, dice la CEO dell’ente, "conferisce alla fondazione sia la credibilità atletica sia l'istinto di dare priorità ai più vulnerabili."

La principessa Charlène impegnata nelle attività della fondazione
La principessa Charlène impegnata nelle attività della fondazione   (@ Palais Princier)

Insegnare la fiducia in sé stessi

Ma la fondazione non si ferma all'acqua. Il terzo pilastro — quello dei valori trasmessi attraverso lo sport — è forse il più ambizioso, e il più difficile da misurare. "Non stiamo solo insegnando ai bambini a nuotare e a fare sport", racconta Boggio. "Li stiamo aiutando a costruire una fiducia in sé stessi che, si spera, li accompagnerà per tutta la vita." I progetti si focalizzano su bambini molto piccoli, nelle scuole, nelle comunità, nelle aree svantaggiate di tutto il mondo. “Rispetto, lavoro di squadra, sane abitudini”, sono parole che rischiano di suonare come slogan finché non le si vede all'opera in un villaggio del Zambia, o in una comunità periferica del Bangladesh, dove un istruttore locale — formato dalla fondazione stessa — insegna ad altri quello che ha imparato, in un circolo virtuoso che si moltiplica senza bisogno di esportare virtù calate dall'alto. "Il nostro approccio non è quello di imporre un modello unico", precisa la CEO. "Lavoriamo a stretto contatto con partner locali, governi, scuole e ONG per adattare i nostri programmi alle realtà di ogni regione. Ogni territorio ha le proprie specificità."

Un progetto della fondazione in Ghana
Un progetto della fondazione in Ghana   (Fondation Princesse Charlène de Monaco)

80 progetti in tutto il mondo

La fondazione gestisce oltre 80 progetti distribuiti su ogni continente. Africa subsahariana — Sudafrica, Zambia, Nigeria — dove il bisogno è più acuto e dove la Principessa Charlène ha legami personali profondi, essendo nata in Zimbabwe e cresciuta proprio in Sudafrica. Asia: Bangladesh, Cambogia, Sri Lanka. Il Pacifico. L'America Latina: la Patagonia, l'Ecuador. E poi l'Europa, e Monaco stessa, con i suoi progetti locali che si estendono alle zone limitrofe di Francia e Italia. "Se vogliamo che il nostro investimento abbia un impatto sostenibile", dice Boggio, "dobbiamo lavorare con le comunità, non solo per esse".

Un progetto della fondazione in Bangladesh
Un progetto della fondazione in Bangladesh   (Fondation Princesse Charlène de Monaco)

La visita del Papa

E poi c'è il 28 marzo. La visita apostolica di Papa Leone XIV al Principato di Monaco è, per Boggio e per tutta la fondazione, qualcosa che va oltre il protocollo e la diplomazia. L'auspicio, in questo caso, non è una parola vuota. È la speranza che la visita del Pontefice possa portare una luce più ampia sulle cause che la fondazione sostiene — la vulnerabilità dei bambini, la prevenzione di morti evitabili, il ruolo dello sport come strumento di dignità e inclusione. Sono valori che non appartengono a nessuna bandiera in particolare, ma che in questo momento storico — con il mondo che guarderà al principato con attenzione rinnovata — trovano una risonanza particolare. "Speriamo che questa visita rafforzi le partnership esistenti", dice Boggio, "e perché no, ne apra di nuove."

La principessa Charlène impegnata nelle attività della fondazione
La principessa Charlène impegnata nelle attività della fondazione   (@ Palais Princier)

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27 marzo 2026, 11:30