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Giuseppina Torre è una pianista e compositrice siciliana, vincitrice di numerosi premi a livello internazionale tra cui il Los Angeles Music Awards e autrice del libro "Un piano per rinascere" (Ph. Giuseppe Barbato) Giuseppina Torre è una pianista e compositrice siciliana, vincitrice di numerosi premi a livello internazionale tra cui il Los Angeles Music Awards e autrice del libro "Un piano per rinascere" (Ph. Giuseppe Barbato)

La musica per rinascere dalla violenza: il racconto di Giuseppina Torre

Il libro "Un piano per rinascere" è il percorso doloroso, ma possibile, di uscita da una relazione tossica raccontato dalla compositrice siciliana. La sua testimonianza si trasforma così in un messaggio universale. Tra abusi psicologici, perdita di identità e sofferenze personali, la musica diventa strumento di rinascita e consapevolezza. Fondamentale l’incontro con il pensiero di Papa Francesco: “Le parole di Bergoglio mi hanno confortata e salvata”

Martina Accettola - Città del Vaticano

La violenza che prende di mira le donne all'interno di una relazione raramente inizia con un gesto plateale, è piuttosto una gabbia quasi invisibile. Si entra cullati dall’idea di essere amati, e ci si accorge di essere oppressi solo quando le sbarre sono ormai chiuse. E allora sembra impossibile trovare una via d’uscita. Eppure, molte persone riescono a farlo. Giuseppina Torre, pianista e compositrice, è una di loro. La sua storia è quella di una rinascita conquistata con fatica, passo dopo passo, nota dopo nota. Nel libro Un piano per rinascere. La mia storia dal vivo, scritto con Barbara Visentin per le edizioni Solferino, Torre racconta non soltanto le violenze del marito, ma soprattutto il percorso che l’ha portata a riprendere in mano la propria vita grazie alla musica. Un racconto che diventa un invito per le donne a riconoscere i segnali e a chiedere aiuto: “La libertà, la dignità e l’amore per se stesse sono un diritto. Sempre”.

“Anche perché, neanche tanto nascosti, i segnali c’erano”

All’inizio sembra una storia d’amore come tante - “ci incontrammo a una festa, io avevo quattordici anni e lui diciassette” -, il compagno è pieno di attenzioni che diventano lentamente l’amo a cui restare agganciati. Un rapporto tossico segnato da abusi e dalla costante speranza di un cambiamento: “Mi riempiva di amore, di regali e di sorprese (…). Un attimo dopo era capace di gridare che facevo schifo o che dovevo piantarla di stargli addosso”. Il momento più difficile arriva però con la consapevolezza. L’autrice lo racconta con grande lucidità: “Cominciavo a rendermi conto che lui era tossico per me, ma di quell’amore non potevo farne a meno (…). Anche perché, quando mi prometteva di cambiare, il resto svaniva all’istante”. Ai media vaticani, Giuseppina Torre ha poi raccontato: "Mi sentivo come una drogata. Si parla di amore tossico perché un drogato sa che la sostanza stupefacente gli fa del male, ma non può farne a meno. E quando vuoi uscirne c'è la crisi di astinenza che ti fa tornare indietro". Tra le conseguenze più profonde della violenza psicologica c’è anche il dubbio verso se stessi, con un meccanismo che capovolge la realtà: “Sono l’amore della sua vita, non so come ho potuto dubitarne”.

Giuseppina Torre - Un piano per rinascere (Milano, Solferino, 2025, pagine 192, euro 17)
Giuseppina Torre - Un piano per rinascere (Milano, Solferino, 2025, pagine 192, euro 17)

“L’aborto è un trauma, un lutto”

Dopo il matrimonio due aborti spontanei. Due lutti profondi, che però non trovano comprensione nel marito. Al posto della solidarietà arrivano ricatti emotivi, indifferenza e tentativi di sminuire il dolore: “Non solo ero una nullità come persona, lo ero anche come donna”. Nel corso dell'intervista, l'autrice ha parlato anche di un processo di perdita della propria identità: "Mi prendevo le colpe di ogni cosa. Lui era bravo in questo, faceva ricadere tutte le colpe su di me e mi denigrava. Io non riuscivo più a pensare con la mia testa, qualsiasi cosa la facevo in funzione di quello che lui poteva pensare". Nel maggio del 2006 nasce finalmente un figlio, ma anche in quel momento la gioia non è condivisa: la maternità diventa un’esperienza vissuta quasi completamente in solitudine. Lui resta distante, preoccupato che il bambino possa crescere troppo legato alla madre, diventando – riprendendo le sue parole - ‘na fimminedda attaccato alla gonna della madre

Ascolta l'intervista integrale a Giuseppina Torre

“La mia musica non conta quanto te, io mollo tutto”

Torre ricorda quella che pensava dovesse essere l’ultima sua esibizione al pianoforte. Le critiche hanno accompagnato l’intera relazione, fino ai primi grandi riconoscimenti ai Los Angeles Music Awards. Due occasioni di orgoglio personale e professionale, trasformati in altrettante ferite. Al posto di un sostegno arriva l’ennesimo colpo: l’annuncio di volerla lasciare. Il mondo della musicista vacilla, tanto da spingerla a mettere in discussione perfino la sua passione. “La mia musica non conta quanto te, se questo ti fa stare male, io mollo tutto”. 

“Avevo visto in faccia la violenza e tutto ciò che avrebbe potuto accadermi”

Con il tempo la musica diventa però anche uno spazio di resistenza per la compositrice: "La svolta avviene quando comincio a prendere consapevolezza delle mie capacità artistiche - afferma Torre -. La mia musica viene apprezzata, vengo apprezzata come artista, come persona, e comincio a credere di essere brava. L'avere ottenuto un consenso ha fatto nascere in me un po' di sicurezza che avevo perso". Questa ritrovata indipendenza però scatena una spirale di violenza sempre più grave. Anche davanti al figlio, l’uomo arriva a giustificare le aggressioni dicendo che “la mamma ho dovuto picchiarla perché ha detto delle bugie”. Ricatti psicologici, minacce di suicidio e promesse di cambiamento si alternano in un ciclo che sembra non avere fine, terminando in un’altra aggressione brutale. Dopo il ricovero in ospedale, arriva la decisione di denunciare. Nel frattempo lui a Vittoria, provincia di Ragusa, dove vivono, mette in scena una campagna denigratoria tra amici e conoscenti , tentando di distruggere la sua reputazione e portandole via tutto: vestiti, soldi, perfino cercando di ottenere la custodia del figlio.

Giuseppina Torre è una pianista e compositrice, vincitrice di numerosi premi a livello internazionale, tra cui il Los Angeles Music Awards (Ph. Phil Travis)
Giuseppina Torre è una pianista e compositrice, vincitrice di numerosi premi a livello internazionale, tra cui il Los Angeles Music Awards (Ph. Phil Travis)   (Phil Travis)

“La musica e Papa Francesco mi hanno salvata”

Durante e dopo quella fase, la musica si ferma. Torre si allontana dal pianoforte e rifiuta perfino la proposta del suo produttore di lavorare a un nuovo album. La svolta arriva in modo inatteso, attraverso la lettura del libro di Papa Francesco La mia idea di arte, in cui Bergoglio riflette sul valore degli “scarti”, di chi viene messo ai margini della società. "Per me è stato salvifico - ammette la compositrice -. Parlava dello scarto e diceva che nessun uomo può fare sentire uno scarto un altro uomo. Io mi sentivo così in quel momento, ma leggendo le parole del Papa mi sono sentita confortata. Mi ha veramente salvata". Proprio da lì nasce l’occasione di comporre la colonna sonora per un docufilm. È il 2016, e per Giuseppina Torre è l’inizio di un nuovo capitolo. Arriva prima l’album Life Book (2019), racconto musicale della sua rinascita. Poi The Choice (2024), dedicato alla scelta più difficile e più importante: lasciare l’ex marito, lasciare Vittoria e trasferirsi a Milano con il figlio e un gatto grigio, per ricominciare. “La musica mi aveva dato la forza, ritrovare quella passione che stavo quasi per gettare via era stato uno stimolo per non annegare”.

“Ogni ferita può diventare una cicatrice, e ogni cicatrice può raccontare una rinascita”

La storia di Giuseppina Torre diventa così la storia di tante donne. L’autrice non fa il nome dell’uomo: non per paura o per dimenticare, ma per ricordare che quella violenza non riguarda solo lei. “Quante, come me, avevano messo la loro vita nelle mani sbagliate? Quante, ingenue, fiduciose, innamorate, avevano sopportato violenze ed erano state minate nella loro autostima?”. L’uomo di cui parla, infatti, non è soltanto il suo ex marito: è il volto di un problema che riguarda troppe relazioni e troppe vite. Papa Leone XIV, rispondendo a una lettera sulla rivista “Piazza San Pietro”, ha recentemente affermato come la violenza contro le donne sia una barbarie che non va mai giustificata, ribadendo "l’urgenza di una collaborazione" tra Chiesa, famiglia, scuola e istituzioni per "realizzare progetti specifici" per prevenirla e fermarla. “Non bisogna mai sottovalutare un atto di violenza”, ha scritto il Pontefice.

Dal 2022, durante i concerti, Giuseppina Torre appoggia sul pianoforte un paio di scarpette rosse. Un simbolo potente della lotta contro la violenza sulle donne e un "simbolo dei passi avanti", ricorda l'autrice: perché ogni cambiamento, anche il più grande, comincia sempre da un primo passo.

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20 marzo 2026, 13:09