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Khaled, il bambino palestinese sopravvissuto all'uccisione della sua famiglia a Tammun in Cisgiordania (Reuters) Khaled, il bambino palestinese sopravvissuto all'uccisione della sua famiglia a Tammun in Cisgiordania (Reuters) 

Cisgiordania, un'altra famiglia palestinese uccisa dall'Idf

A Tammun, in Cisgiordania, padre, madre e due dei quattro figli sono morti in un attacco da parte della forze israeliane che hanno sparato contro la macchina su cui viaggiava la famiglia. Altri due ragazzini si sono salvati, rimanendo feriti. Un episodio purtroppo non isolato: poco più di due anni fa il caso della piccola Hind Rajab e dei suoi familiari, che commosse il mondo anche grazie a un film presentato a Venezia

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

È un orrore che si ripete. E difficilmente lo si può giustificare accampando minacce alla sicurezza o attribuendone le tragiche conseguenze alla pura casualità, definendo anche questi morti come “danni collaterali”. Quattro membri di una stessa famiglia palestinese — due bimbi piccoli, di 5 e 7 anni, e i loro genitori, di 35 e 37 — sono stati colpiti a morte con spari alla testa e al volto, a un checkpoint a Tammun, in Cisgiordania, nello Stato di Palestina, dalle Forze di difesa israeliane. Altri due figli sono invece rimasti feriti dalle schegge dei proiettili. A bordo dell’auto su cui viaggiavano, le sei persone facevano ritorno da Nablus dopo una giornata di acquisti per la fine del Ramadan. L’Idf ha affermato di aver aperto il fuoco contro un veicolo che si dirigeva a forte velocità verso il posto di blocco e che è in corso un’indagine per accertare i fatti.

Dal 2019 nessuna incriminazione per omicidio a carico dell'Idf

Una versione che sembra replicare molte altre del passato, vista la quasi totale impunità con la quale soldati e polizia israeliana operano nei territori occupati della Cisgiordania, come reso evidente dai dati raccolti dalle organizzazioni locali per i diritti umani, come l’israeliana Yesh Din, e dai procedimenti aperti contro gli agenti responsabili di simili atti: l’ultimo caso di incriminazione per omicidio a carico delle forze di Tel Aviv risale al 2019. Da quella data — certifica l’Onu — sono state uccise più di 1.400 persone, tra cui oltre 320 bambini. Sei le vittime solo nelle ultime due settimane per le incursioni dei coloni israeliani in uliveti, villaggi e pascoli palestinesi. Un’impunità che contribuisce solo a far crescere lo sdegno e la rabbia per delle morti prive di giustificazione.

L'accusa del ministero degli Esteri palestinese

"Un atto scioccante di esecuzione extragiudiziale", è l’attacco del ministero degli Esteri palestinese, che accusa Israele di sfruttare il calo dell’attenzione mediatica, ora concentrata sull’Iran, per aumentare la pressione in Cisgiordania e a Gaza. "Tali crimini non sono episodi isolati, ma parte di una campagna sistematica volta alla distruzione e allo sfollamento forzato del popolo palestinese", si legge in una nota.

La tragedia di Hind Rajab due anni fa

Khaled, questo il nome del ragazzino salvatosi nella sparatoria, non è solo, purtroppo, ad essere vittima e testimone del crudele assassinio dei genitori. Lo stesso destino, sebbene ancora più tragico, toccò poco più di due anni fa alla piccola Hind Rajab a Gaza, la cui storia è diventata tristemente nota in tutto il mondo anche grazie a un film. Intrappolata nella macchina nella quale erano stati uccisi gli zii e altri familiari, rimase per alcune interminabili ore al telefono con la Mezzaluna rossa, che si era subito attivata per l’invio di un’ambulanza per salvarla. Quando il mezzo riuscì ad arrivare sul posto, venne centrato dal fuoco israeliano a pochi metri dalla bambina. E Hind, già ferita, non sopravvisse.

Per non assuefarsi all'orrore

Fare memoria di questi avvenimenti, sempre più frequenti, e raccontare quanto tuttora sta accadendo, non serve solo per la ricerca della verità, ma anche a tenere alta l’attenzione, a non assuefarsi all’orrore. E a ricordare i tanti bambini palestinesi a cui si sta rubando il futuro.

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16 marzo 2026, 14:21