Armi in un arsenale Armi in un arsenale

Rapporto Sipri: Europa primo importatore di armi nel mondo

Il nuovo studio dello Stockholm International Peace Research Institute evidenzia una trasformazione radicale dei flussi mondiali: il Vecchio Continente triplica gli acquisti, mentre gli Stati Uniti consolidano il primato e la Russia crolla

Davide Dionisi - Città del Vaticano

Il volume globale dei trasferimenti di armi è cresciuto del 9,2% rispetto al quinquennio precedente. Questo aumento è trainato quasi esclusivamente dall’Europa. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri) che esamina, e mette a confronto, il quinquennio 2016-2020 e quello 2021-2025. Dallo studio emerge che il Vecchio Continente ha più che triplicato le proprie importazioni diventando la prima area al mondo per volume di armi ricevute, mentre gli Stati Uniti, ancora leader del settore, hanno incrementato le proprie esportazioni complessive del 27%, con un aumento del 217% verso l’Europa.

La percezione della minaccia russa

Tra le principali cause di questo balzo in avanti, il conflitto in Ucraina (Kyiv ha assorbito da sola il 9,7% di tutti i trasferimenti globali di armi) e la minaccia russa. Il timore di un’espansione del conflitto ha spinto gli altri stati europei a potenziare il proprio sistema di difesa. “Mentre le tensioni in Asia, Oceania e Medio Oriente continuano a far registrare una domanda elevata, il balzo delle forniture verso gli stati europei ha fatto salire il totale globale di quasi il 10%”, sostiene Mathew George, direttore del programma Sipri Arms Transfers. “Le consegne all’Ucraina a partire dal 2022 sono il fattore più evidente, ma la maggior parte dei singoli stati della Ue ha comunque avviato un significativo riarmo in risposta alla minaccia percepita dalla Russia” specifica George.

Usa e Israele principali esportatori

La Russia è l’unico tra i primi dieci fornitori ad aver subito un crollo: le sue esportazioni si sono ridotte del 64%, con la quota globale scesa dal 21% al 6,8%. “Gli Stati europei hanno continuato ad acquistare sistemi americani, in particolare aerei da combattimento e difese aeree a lungo raggio, nonostante la crescita della produzione interna e i nuovi incentivi dell’Unione Europea all’industria della difesa”, spiega la ricercatrice Katarina Djokic. “Gli Stati Uniti hanno ulteriormente rafforzato la propria leadership”, rileva Pieter Wezeman, ricercatore senior del programma. “Per gli acquirenti, le armi americane offrono tecnologie avanzate e un canale privilegiato di relazioni diplomatiche; per Washington, le esportazioni sono uno strumento di politica estera e un volano per l’industria della difesa, come ribadisce la nuova America First Arms Transfer Strategy dell’amministrazione Trump.” Nel 2021-2025 gli Stati Uniti hanno coperto il 42% di tutti i trasferimenti internazionali di armi, contro il 36% del quinquennio precedente, rifornendo 99 Paesi su cinque continenti. Per la prima volta in vent’anni, la quota maggiore delle esportazioni statunitensi è andata all’Europa (38%) e non al Medio Oriente (33%), sebbene l’Arabia Saudita rimanga il singolo cliente più importante con il 12% degli acquisti. Per quanto riguarda i paesi attualmente in guerra, Israele, settimo fornitore mondiale, ha aumentato la propria quota dal 3,1% al 4,4%, superando per la prima volta il Regno Unito (3,4%). “Nonostante la guerra a Gaza e le operazioni su più fronti, l’industria israeliana degli armamenti ha continuato a commenta il ricercatore Zain Hussain.

Corsa al riarmo anche in Asia

L’Asia e l’Oceania, pur mantenendo il secondo posto con il 31% delle importazioni globali, hanno registrato un calo del 20% rispetto al quinquennio precedente. La riduzione è imputabile soprattutto alla Cina, le cui importazioni si sono dimezzate del 72% grazie all’espansione della produzione domestica: per la prima volta dal 1991-95, Pechino è uscita dalla top ten degli importatori mondiali. Anche Corea del Sud (-54%) e Australia (-39%) hanno ridotto gli acquisti. “I timori sulle intenzioni della Cina influenzano il riarmo di molti Paesi asiatici, che restano largamente dipendenti dalle forniture estere”, osserva il ricercatore senior Siemon Wezeman. “Le armi importate hanno peraltro avuto un ruolo diretto nello scontro del 2025 tra India e Pakistan, entrambi dotati di arsenali nucleari.” Calano, infine, le importazioni in Medio Oriente (meno 13%) e quelle africane di armamenti pesanti (meno 41%). Nelle Americhe le importazioni sono cresciute del 12%, con gli Stati Uniti che assorbono il 52% del totale regionale. Il Sud America ha segnato un aumento del 31%, trainato soprattutto dal Brasile, il cui volume di importazioni è aumentato del 150%.

Commercio di armi come politica estera

I ricercatori del Sipri si dicono convinti che le esportazioni di armi non sono solo un business, ma uno strumento fondamentale di politica estera. “Il nostro database sui trasferimenti di armi è l’unica risorsa pubblica che fornisce informazioni coerenti su tutti i trasferimenti internazionali di armi pesanti (comprese vendite, donazioni e produzione su licenza) tra Stati, organizzazioni internazionali e gruppi non statali dal 1950” sottolineano, aggiungendo che “I dati riflettono il volume dei trasferimenti di armi, non il loro valore finanziario”. Il report appena pubblicato è il secondo di tre importanti lanci di dati in vista dell’annuario che verrà diffuso metà del 2026.

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09 marzo 2026, 11:28