Amazzonia, frena la deforestazione ma l'emergenza resta alta
di Lorenzo Frillici
La deforestazione è calata del 41% negli ultimi sette anni. I dati sono stati diffusi da Imazon, l’Istituto brasiliano dell’uomo e dell’ambiente dell’Amazzonia, che dal 1990 promuove conservazione e sviluppo sostenibile nella regione amazzonica, monitorando l'impatto delle attività umane sull'ambiente.
Un rallentamento che non ferma l’emergenza
Tra agosto 2025 e gennaio 2026 sono stati abbattuti circa 1200 chilometri quadrati di foresta, il 74% in meno rispetto al disastroso semestre 2020/2021, un record di devastazione; tra 2018 e 2022 infatti, il 36% della deforestazione mondiale ha colpito l’Amazzonia, che ha perso 8,6 milioni di ettari di foresta; un’area grande quanto l’Austria, ricordava nel 2025 l’Amazon Footprint Report di Wwf, Trase, Chalmers University of Technology e Stockholm Environment Institute. Distruzione acuita, nel 2024, da incendi devastanti, secondo il Guardian, per un serbatoio di biodiversità ineguagliato, che produce il 20% dell’ossigeno mondiale e ospita innumerevoli specie di flora e fauna e moltissime comunità indigene.
La distruzione della biodiveristà
Il miglioramento di inizio anno non allevia la criticità della situazione: “Nonostante un arsenale di strumenti di monitoraggio, continuiamo a perdere foreste, a un’intensità e un tasso annuo inferiore, ma la deforestazione continua ogni anno” ricorda Carlos Souza, ricercatore Imazon. Ad esempio, nonostante lo Stato di Amazonas, in Amazzonia legale (brasiliana) abbia visto una delle riduzioni più marcate di deforestazione, le province di Canutama, Labrea e Apui hanno subito massicci disboscamenti. L’allarme in Amazzonia legale è “importante” secondo Raissa Ferreira, ricercatrice Imazon, poiché segnala “l’avanzata della distruzione nel nord dello Stato, dove si trova il più grande blocco di aree protette del mondo”.
Questione ambientale e questione economica
Il fattore ecologico è strettamente legato a quello produttivo; la causa principale della deforestazione è l’espansione di allevamenti per la produzione di carne bovina, responsabile di quasi l’80% del disboscamento amazzonico orientale in Brasile, mentre in Amazzonia occidentale (Perù, Ecuador, Bolivia) proliferano colture commerciali: soia, mais, cacao e palma da olio. Dietro l’imponente domanda di tali prodotti agricoli ci sono le catene di approvvigionamento globali, in primis europee, dall’impatto enorme: tra 2020 e 2022 il consumo dell’Ue ha causato il 20% della deforestazione amazzonica, ricorda il già citato Report. E la perdita non è solo ecologica, ma anche economica; un recente studio dell’Università di Leeds, il più completo finora, sul contributo economico degli ecosistemi forestali tropicali, svela la centralità delle piogge amazzoniche per l’agricoltura brasiliana: spiega la ricerca che ogni metro quadrato di foresta amazzonica produce 300 litri di pioggia l’anno, contro una media di 240 litri in altre foreste tropicali, tanto che l’85% dell’agricoltura brasiliana dipende dalle piogge. Queste, stimano gli studiosi, generano annualmente una ricaduta economica di circa 20 miliardi di dollari.
Un intervento urgente per salvare Amazzonia e agricoltura
La deforestazione amazzonica, che ha totalizzato la sconcertante cifra di 80 milioni di ettari negli ultimi decenni, avrebbe già ridotto, secondo lo studio, i benefici delle piogge tropicali di 5 miliardi di dollari annui. A fronte di una potenziale catastrofe economica, deve aversi un tempestivo intervento politico, secondo gli studiosi britannici, fiduciosi che i risultati della ricerca potranno orientare l’azione istituzionale: “dimostrare i benefici finanziari che le foreste tropicali forniscono sbloccherà investimenti e rafforzerà gli argomenti a favore della protezione forestale” auspica Jessica Baker, autrice principale dello studio. “Riconoscere questa connessione cruciale”, conferma Callum Smith, coautore della ricerca, “potrebbe alleviare le tensioni tra gli interessi agricoli e di conservazione, oltre a generare un supporto più ampio alla protezione delle foreste in generale”. Una corsa contro il tempo che vale la pena correre, sintetizza amaramente Carlos Souza: “è ancora possibile vincere questa battaglia. Sono molto fiducioso. C’è ancora tempo. Ma non ne abbiamo molto”.
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