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Un cittadino afghano sfollato al valico di frontiera di Qala, tra Afghanistan e Iran Un cittadino afghano sfollato al valico di frontiera di Qala, tra Afghanistan e Iran  (AFP or licensors)

Afghanistan, la guerra in Medio Oriente sta causando ritorni di massa

Sono centinaia di migliaia gli afghani sfollati costretti a repentini rientri in patria dai Paesi vicini, soprattutto Iran e Pakistan

Lorenzo Frillici - Città del Vaticano

Quest’anno sono già più di 110.000 i civili afghani tornati in patria dal solo Iran, circa 1.700 al giorno dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. E’ quanto dichiarato dal rappresentante dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) per l’Afghanistan, Arafat Jamal, parlando in conferenza stampa a Ginevra.

Numeri in crescita

Cifre in crescita costante, che secondo il funzionario Onu sono da attribuire “all’escalation delle ostilità in Medio Oriente e al peggioramento del contesto di protezione nella regione”. Ma il tasso dei ritorni di massa in Afghanistan è già stato “eccezionalmente alto”, spiega Jamal, giacché “oltre 5 milioni di afghani sono tornati dai Paesi vicini negli ultimi due anni: quasi 2 milioni dall’Iran solo nel 2025”, in fuga dalle tensioni regionali, già deflagrate in più occasioni nell’ultimo biennio. Ora, la preoccupazione dell’Unhcr è che gli ulteriori sviluppi della crisi mediorientale possano condurre a spostamenti di persone ancora più grandi di quelli già in atto, nelle prossime settimane. “Un sostegno internazionale tempestivo è essenziale per garantire che l’Unhcr e i suoi partner possano continuare a proteggere e assistere i rifugiati e i rimpatriati in tutta la regione”, ha ammonito Jamal.

Il futuro incerto degli sfollati afghani

 “I rientri”, ha spiegato Jamal, “sono ordinati, ma carichi di apprensione”. Questa emerge dalle testimonianze raccolte dall’Unhcr, che raccontano un clima di paura e insicurezza tra gli sfollati. “Le persone con cui ho parlato – racconta - hanno riferito di essere state direttamente colpite dai bombardamenti e di non sentirsi più al sicuro, e che l’aumento dei prezzi e le pressioni economiche hanno reso sempre più difficile per loro sopravvivere”. Inoltre, queste persone sono già state costrette a fuggire dalle loro case in passato. “Molte famiglie afghane – precisa il rappresentante di Unhcr - affrontano ora cicli di sfollamento: prima costrette a fuggire dall’Afghanistan, poi nuovamente sfollate all’interno dell’Iran a causa del conflitto, e ora di nuovo tornate in Afghanistan”. Una situazione ciclica, che chiude i civili afghani in una “spirale di precarietà e incertezza”.

L’urgenza degli aiuti umanitari

“Siamo attrezzati e stiamo aumentando la capacità di rispondere, sul confine e all’interno dell’Afghanistan, se gli arrivi aumenteranno” ha confermato Jamal, sottolineando che “solo lo scorso anno, l’Unhcr ha assistito oltre 2 milioni di afghani bisognosi in tutto il Paese, attraverso protezione, assistenza finanziaria e supporto di frontiera”. L’organizzazione secondo il rappresentante “dispone di infrastrutture e personale esperto per rispondere”. Quello che manca, precisa Jamal, è “sostegno finanziario continuo e generoso”. La situazione è infatti critica non solo al confine con l’Iran, dove l’attenzione è concentrata, ma anche al confine con il Pakistan. “Quest’anno sono già più di 160.000 gli afghani tornati dal Pakistan, e i movimenti potrebbero aumentare notevolmente una volta riaperto il confine”, ha ricordato il funzionario, concludendo: “Nessuno che necessiti di protezione internazionale dovrebbe essere costretto a tornare in un luogo dove i suoi diritti e libertà potrebbero essere a rischio”.

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12 marzo 2026, 14:12