Cerca

Il discorso di Trump sullo stato dell'unione è durato 108 minuti, il più lungo della storia moderna Il discorso di Trump sullo stato dell'unione è durato 108 minuti, il più lungo della storia moderna  (KENNY HOLSTON/The New York Times)

Usa, l'economia al centro del discorso di Trump sullo stato dell'unione

Il presidente Usa ha parlato al Congresso in sessione congiunta, rivendicando quella che ha definito una "svolta epocale" e sostenendo che "l’America è tornata più grande, più ricca e più forte che mai". I principali sondaggi mostrano però i cittadini molto scettici, specie sul lato economico

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

America a 250 anni: forte, prospera, rispettata. È stato questo il titolo del discorso sullo stato dell’unione tenuto ieri dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Lungo, anzi il più lungo della storia recente, essendo durato 108 minuti, perché «ho molte cose da dire», ha precisato Trump.

I temi toccati da Trump

In effetti, il presidente ha spaziato dall’economia all’immigrazione, dalla sicurezza alla politica estera, che ha avuto uno spazio più limitato rispetto alle azioni compiute nel primo anno del secondo mandato. Sull’Iran, Trump ha detto che  «preferirei risolvere il problema attraverso la diplomazia, ma una cosa è certa: non consentirò mai allo sponsor numero uno del terrorismo di avere l’arma nucleare». Quanto al Venezuela, il Paese sudamericano è stato definito «nostro nuovo amico e alleato», anche grazie agli «oltre 80 milioni di barili di petrolio» ottenuti dagli Usa.

L'economia al centro

Tuttavia, la protagonista del discorso è stata l’economia, tasto nevralgico nell’anno delle elezioni di midterm. Trump ha rivendicato quella che ha definito una «svolta epocale», sostenendo che «l’America è tornata più grande, più ricca e più forte che mai». Il presidente ha parlato di inflazione «in netto calo» e di redditi «in crescita rapida», difendendo la politica commerciale basata sui dazi, che starebbe riportando risorse nelle casse statunitensi. «I Paesi che ci hanno derubato per decenni ora ci stanno pagando centinaia di miliardi di dollari», ha affermato, bollando l’intervento della Corte suprema come «infelice e sbagliato». Sul fronte dei dati, il rapporto sull’occupazione di gennaio offre in effetti numeri solidi. Le buste paga sono aumentate di 130.000 unità, quasi il doppio rispetto alle 65.000 previste. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 4,4 al 4,3 per cento, mentre i salari sono cresciuti dello 0,4 per cento su base mensile, oltre lo 0,3 per cento atteso. Anche l’ultimo dato sull’inflazione si è rivelato inferiore alle stime, con l’indice dei prezzi al consumo sceso al 2,4 per cento annuo (dal 2,7 per cento a dicembre). Il dato resta sopra l’obiettivo del 2 per cento fissato dalla Federal Reserve Bank, ma segna il livello più basso dal 2021. Eppure, gli Usa hanno chiuso il 2025 con una crescita economica del 2,2 per cento, in rallentamento rispetto al +2,8 per cento del 2024. E, pur registrando livelli positivi a gennaio, nel 2025 sono stati creati solo 181.000 posti di lavoro.

I problemi demografici e migratori

Questo avviene non solo perché l’offerta di lavoro si è contratta drasticamente, spesso anche a causa del ruolo dell’intelligenza artificiale. Ci sono almeno due fenomeni sociali paralleli. Il primo: le proiezioni del Congresso indicano che, con l’attuale tasso di fecondità sotto il livello di sostituzione (circa 1,6 figli per donna), la crescita della popolazione potrebbe azzerarsi nel 2030 se i decessi supereranno le nascite, senza un’immigrazione significativa. Il secondo fenomeno è migratorio: l’immigrazione negli Usa è crollata da circa 2,3 milioni a circa 400.000 persone, sottraendo fino a due milioni di potenziali lavoratori. E, su questo, ieri Trump è stato lapidario: «Dopo quattro anni in cui milioni di immigrati illegali hanno attraversato la frontiera senza controllo, ora abbiamo la frontiera sicura della storia Usa».  

L'opinione degli statunitensi

Il problema resta la discrepanza, ormai tipica, tra gli indicatori economici tradizionali — inflazione e crescita economica — relativamente positivi e una percezione pubblica dell’economia alquanto negativa. Secondo «The Wall Street Journal», il 56 per cento degli elettori ritiene che Trump non abbia le giuste priorità e il 58 per cento disapprova la sua gestione dell’inflazione. Il 72 per cento degli intervistati dal Pew Research Center considera l’economia in cattive condizioni. Negli Usa i prezzi al consumo restano elevati, con aumenti particolarmente marcati nel comparto abitativo e alimentare, e gli stipendi settimanali reali sono aumentati solo dello 0,8 per cento da dicembre 2024 a dicembre 2025.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

25 febbraio 2026, 11:57