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I familiari dei prigionieri e dispersi ucraini I familiari dei prigionieri e dispersi ucraini

Ucraina, l’amore che non cede: i racconti dei familiari di dispersi e prigionieri

Una madre che cerca di riportare a casa il figlio; un giovane civile catturato tre anni fa dai militari russi; un padre che per due anni e mezzo ha atteso notizie del figlio soldato dato per disperso e che, dopo la conferma della sua morte, inizia ad aiutare altre famiglie. Un ex prigioniero, liberato dopo oltre tre anni di detenzione grazie all’impegno instancabile della figlia. A quattro anni dall’inizio della guerra, le storie di dolore e di speranza raccontate ai media vaticani

Svitlana Dukhovych – Città del Vaticano

«Non posso rassegnarmi, devo lottare per mio figlio perché coloro che sono stati nella prigionia con lui e che poi sono stati liberati, mi hanno riferito le sue parole: crede che sua madre stia lottando per lui». Lo racconta in un’intervista ai media vaticani Valentyna Shcherbyna, madre di Mykola, un giovane studente di Kherson, civile, attualmente prigioniero in Russia. Quando Mykola è stato portato via aveva 21 anni, oggi ne ha 24. Valentyna è arrivata a Roma con una delegazione di quasi 30 persone, composta da rappresentanti di organizzazioni civili che offrono sostegno ai familiari dei dispersi e dei prigionieri, sia militari sia civili. Mercoledì 18 febbraio 2026, la delegazione ha partecipato all’udienza generale in Piazza San Pietro, al termine della quale ha potuto incontrare Papa Leone XIV. Dopo l’udienza, i membri della delegazione hanno avuto anche un incontro con il cardinale Matteo Zuppi, nominato da Papa Francesco inviato speciale per la missione umanitaria in Ucraina, focalizzata sul rilascio dei prigionieri di guerra e sul ritorno dei bambini ucraini alle loro famiglie.

L'incontro del Papa con i familiari dei dispersi e dei prigionieri ucraini
L'incontro del Papa con i familiari dei dispersi e dei prigionieri ucraini

Agire nonostante il dolore

«I militari russi hanno preso mio figlio da casa, con un sacco sulla testa, e lo hanno portato via verso una destinazione sconosciuta – è il racconto di Valentyna – e i primi giorni sono stati durissimi, ero sotto shock, non riuscivo a capire cosa stesse accadendo, ma sapevo che dovevo reagire, cercare mio figlio. Molte persone a cui mi sono rivolta mi hanno aiutata, indicandomi cosa fare e a chi rivolgermi. Così, poco a poco, sono arrivata al punto in cui, dopo sei mesi, la Russia ha confermato tramite la Croce Rossa Internazionale che mio figlio era in prigionia». Valentyna rappresenta l’associazione ‘Civili in prigionia’, che organizza iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei civili prigionieri. Per lei, questa è la seconda visita in Italia. Nel commentare l’incontro con il cardinale Zuppi, sottolinea l’attesa di un aiuto concreto affinché si possa trovare un meccanismo efficace di restituzione dei civili che, spiega, «vengono restituiti molto raramente. Non sono soggetti a scambi, ma possono solo essere restituiti. E per questo serve un meccanismo. Speriamo molto che ci aiutino in questo».

L'incontro del Papa con i familiari dei dispersi e prigionieri ucraini
L'incontro del Papa con i familiari dei dispersi e prigionieri ucraini

Il ritorno a casa dopo oltre tre anni di prigionia

La speranza per lei viene anche dall’esperienza di Oleh Muzlov, che durante l’intervista si trova accanto a lei. Oleh è un militare ucraino catturato dai soldati russi a Mariupol. È stato rilasciato dopo 3 anni e 3 mesi di prigionia, nel giugno 2025, durante uno scambio di prigionieri. «Mentre ero in prigionia, – racconta l’uomo – ho avuto un’unica conversazione con mia figlia a febbraio 2025. Poco prima, lei era stata a Roma, in Vaticano. Dopo quella conversazione telefonica, tutto ha iniziato a muoversi e poco dopo sono stato scambiato. Perché sono venuto qui ora? Perché credo che il Signore aiuti». Alla domanda su cosa lo abbia sostenuto in prigionia, risponde senza esitazione: «Solo le preghiere». Liliya Orel, che rappresenta l’associazione ‘Condannati, ma non dimenticati’ e il cui figlio è ancora prigioniero, racconta che insieme a Kateryna, la figlia di Oleh, è riuscita a consegnare al cardinale Matteo Zuppi nel novembre 2024, dopo la Santa Messa a Roma in occasione dei 1000 giorni di guerra contro l’Ucraina, le liste dei militari prigionieri gravemente malati o feriti. In quell’elenco figurava anche Oleh Muzlov. «Ringraziamo anche l’ambasciata dell’Ucraina presso la Santa Sede, l’ambasciatore Andriy Yurash e sua moglie Diana – – afferma Liliya – che si prendono cura di ogni singolo nome, di ogni difensore, di ogni cittadino ucraino. Purtroppo, nel mio caso, aspetto ancora mio figlio dalla prigionia. Ma continuiamo a lavorare».

L'incontro del Papa con i familiari dei dispersi e dei prigionieri ucraini
L'incontro del Papa con i familiari dei dispersi e dei prigionieri ucraini

L’impegno di un padre in memoria del figlio caduto

Il figlio di Oleh Litvynenko era considerato disperso dal giugno 2022. «Per due anni e mezzo è stato considerato scomparso – racconta l’uomom – poi, grazie a un test del Dna, è stato identificato il suo corpo. L’ho sepolto». Oleh parla con voce tremante, ma determinata, che esprime l’amore per il figlio e il dolore per la sua perdita, ma anche la consapevolezza di ciò che deve fare per onorarne la memoria: «Mi sta a cuore il destino di tutti i ragazzi dispersi o prigionieri. Per questo oggi sono qui». Attualmente Litvynenko è case manager per i dispersi e i prigionieri presso l’organizzazione ‘Veterans Hub Odesa’. «I familiari dei dispersi mi contattano e io creo un algoritmo d’azione per rintracciare le persone scomparse: a chi scrivere, chi contattare, quali risposte ottenere. Comunico anche con i responsabili delle strutture. Aiuto come posso. Mi contattano persone dalle diverse regioni dell’Ucraina e persino dall’estero». Nonostante la grande tragedia, la perdita del figlio di soli 29 anni, il padre non si chiude nel dolore: «Aiuto i familiari dei dispersi e dei prigionieri per calmare la mia anima. I miei amici dicono: “Lo fai per te stesso e per tuo figlio”. E questo aiuta davvero. Quando ti dedichi completamente al bene degli altri, arriva un senso di sollievo». Colpisce la forza di questo padre, che ispira gli altri a non perdere la speranza nella ricerca dei loro cari dispersi: «Bisogna credere e sperare che tutto andrà bene. Non bisogna arrendersi. Bisogna vivere nella speranza e nella preghiera». Ciò che ci si aspetta, da tutti, compresa la comunità internazionale, è «che questa problematica venga resa nota, affinché il mondo intero sappia cos’è l’Ucraina, cos’è questa guerra e chi è l’aggressore».

L'incontro del Papa con i familiari dei dispersi e dei prigionieri ucraini
L'incontro del Papa con i familiari dei dispersi e dei prigionieri ucraini

La figlia dell’ex-prigioniero: importante non perdersi nel dolore

Alle numerose famiglie ucraine in attesa del ritorno loro cari dalle prigioni russe, Oleh Muzlov dice di non perdere la speranza: «Devono aspettare, e alla fine riceveranno i loro cari». Sua figlia Kateryna ricorda l’attesa di oltre tre anni per il ritorno del padre e sottolinea che le famiglie devono prendersi cura anche di sé stesse: «Quando i prigionieri tornano a casa, hanno bisogno di supporto. Ricordo che già un mese dopo il ritorno di mio padre mi trovavo a piangere lavando i piatti, perché il corpo era abituato allo stress costante. Perciò è importante non perdersi nel dolore, trovare le proprie forze e mantenersi in equilibrio, per accogliere degnamente i propri cari e sostenerli. Quando tornano dalla prigionia, spesso dicono che va tutto bene, ma dentro sono molto fragili e hanno bisogno di supporto». A concludere è il padre Oleh, con 8n ringraziamento speciale, verso «il clero, che ha fatto un grande lavoro per la liberazione dei nostri ragazzi».

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24 febbraio 2026, 11:14