I militari ucraini sparano con un cannone antiaereo binato ZU-23 contro un drone russo da un campo di girasoli, durante un attacco aereo nei pressi di Pavlograd  (AFP or licensors) I militari ucraini sparano con un cannone antiaereo binato ZU-23 contro un drone russo da un campo di girasoli, durante un attacco aereo nei pressi di Pavlograd (AFP or licensors)

Ucraina, a quattro anni dall'inizio della guerra un bilancio drammatico dei morti

Né Kyiv né Mosca hanno rivelato dati precisi sui caduti militari o civili provocati dal conflitto. Secondo il CSIS, ai ritmi attuali le perdite combinate russo-ucraine potrebbero arrivare a 1,8 milioni e raggiungere 2 milioni entro la primavera del 2026

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

A quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, né Kyiv né Mosca hanno rivelato dati precisi sulle morti militari o civili provocate dal conflitto. Le ultime dichiarazioni in materia risalgono allo scorso 4 febbraio, quando il presidente ucraino, Volodymr Zelensky, ha parlato in un’intervista a France 2 di 55.000 soldati ucraini uccisi dal 24 febbraio 2022 ad oggi. L’ultima volta che Zelensky aveva aggiornato i dati sulle perdite ucraine era nel dicembre 2024, quando indicò che i morti erano 43.000. Tuttavia, il numero ufficiale dei morti citato da Zelensky dovrebbe essere molto più basso rispetto alle perdite complessive dell’Ucraina. Come ha detto lo stesso presidente, «un gran numero di persone» risulta disperso. Sei mesi fa il ministero dell’Interno ucraino aveva registrato più di 70.000 persone «ufficialmente disperse», tra soldati e civili.

Un prezzo alto da pagare

Lo scorso 13 febbraio, il media indipendente russo Mediazona, in collaborazione con il servizio russo della BBC, ha confermato l'identità di 177.433 militari russi uccisi in Ucraina. Da quell’aggiornamento dei media, sono stati resi noti i nomi di 9.291 soldati russi aggiunti all’elenco delle vittime: il bilancio delle vittime confermate includerebbe così 57.200 volontari, 21.400 prigionieri reclutati e 17.000 soldati mobilitati. È stato inoltre confermato che sono stati uccisi 6.414 ufficiali. Tuttavia, le informazioni verificate provengono da fonti pubbliche quali necrologi, post di parenti, resoconti dei media regionali e dichiarazioni delle autorità locali. È dunque altamente probabile che, tanto per Mosca quanto per Kyiv, le cifre effettive delle perdite siano significativamente più alte. In effetti, una delle fonti più autorevoli in materia, ossia il Center for Strategic and International Studies (CSIS), lo scorso 27 gennaio ha menzionato una serie di dati che confermano come la Russia stia «pagando un prezzo straordinario per guadagni minimi.

Un uomo cammina accanto a un edificio colpito da un bombardamento russo nella regione del Donetsk  (Ansa)
Un uomo cammina accanto a un edificio colpito da un bombardamento russo nella regione del Donetsk (Ansa)   (ANSA)

Perdite russe superiori alle ucraine

Dal febbraio 2022 – scrive il centro studi con sede a Washington – le forze russe hanno subito quasi 1,2 milioni di perdite, più di qualsiasi grande potenza in qualunque guerra dalla seconda guerra mondiale». Il termine «perdite» viene tradotto dall’inglese «casualties», con cui s’intendono uccisi, feriti e dispersi. Il CSIS precisa che, sul totale di 1,2 milioni di perdite, tolti feriti e dispersi, i morti sarebbero 325.000. Le perdite russe sul campo sono, aggiunge il CSIS, «significativamente superiori a quelle ucraine, con un rapporto di circa 2,5:1 o 2:1. Le forze ucraine avrebbero probabilmente subito tra 500.000 e 600.000 perdite e tra 100.000 e 140.000 morti tra febbraio 2022 e dicembre 2025». La conclusione del CSIS è che, ai ritmi attuali, «le perdite combinate russo-ucraine potrebbero arrivare a 1,8 milioni e raggiungere 2 milioni entro la primavera del 2026».

Gli effetti sul fronte demografico

Numeri così elevati non hanno effetti solamente sul fronte di guerra, ma anche sul fronte interno e, soprattutto, demografico. In Ucraina la popolazione prima dell’invasione di febbraio 2022 era sopra i 42 milioni; da allora è precipitata sotto i 36 milioni a causa di morti, migrazione e occupazione, con più di cinque milioni di profughi all’estero e un calo così profondo che la popolazione potrebbe scendere fino a 25 milioni entro il 2051 secondo le proiezioni degli istituti demografici, con un rapporto tra morti e nascite fortemente squilibrato e una drastica riduzione delle nascite in molte aree colpite dal conflitto. Dagli ultimi dati UNICEF emerge che, dopo quattro anni di guerra, quasi 2,6 milioni di bambini ucraini sono sfollati. Di questi, circa 1,8 milioni vivono come rifugiati fuori dal Paese, mentre oltre 791.000 sono sfollati interni. Si tratta di un terzo dell’intera popolazione minorile del Paese. A questo dato bisogna aggiungere quello più generale, fornito dalla missione Onu per i diritti umani in Ucraina (OHCHR), secondo cui almeno 14.000 civili sono stati uccisi e oltre 36.000 feriti dal 24 febbraio 2022 fino a dicembre 2025. In Russia il conflitto ha aggravato una crisi demografica già in corso: la popolazione stimata nel 2025 è di circa 144–146 milioni di persone, in diminuzione rispetto ai 147,2 milioni del 2021, con i morti che superano costantemente le nascite e tassi di fecondità bassi (intorno a 1,4 figli per donna). Nel 2024–2025 la Russia ha registrato il più basso numero di nascite dalla fine dell’Unione Sovietica. 

Le reclute straniere

In questo contesto va inserito il fenomeno delle reclute straniere (come mostrano innumerevoli video sui social), spesso impiegate da Mosca per logorare le difese ucraine e a proteggere le unità russe più esperte. Oltre ai circa 5.000 soldati nordcoreani morti (600) o feriti (4.000) principalmente nel Kursk, secondo fonti dell’intelligence britannica, negli ultimi mesi sono stati registrati anche morti di origine africana. Secondo Andriy Sybiha, ministro degli Esteri dell’Ucraina, l’intelligence nazionale ha identificato almeno 1.436 cittadini provenienti da 36 Paesi africani attualmente impiegati nell’esercito russo.  Per quanto riguarda la provenienza dei soldati africani, da ultima la Nigeria ha denunciato formalmente la pratica di reclutamento illegale messa in atto a danno dei suoi connazionali durante i conflitti all'estero. Dal Donbass, poi, 17 cittadini sudafricani hanno inviato richieste di aiuto, denunciando di essere stati attirati in Russia con la promessa di contratti di lavoro civili per poi trovarsi intrappolati in una zona di guerra: subito dopo il presidente del Sud Africa, Cyril Ramaphosa, ha ordinato un’indagine sui meccanismi di reclutamento russi nel paese. A questi due si aggiunge infine il Kenya: secondo il governo di Nairobi, 200 cittadini kenioti sarebbero stati reclutati in Russia. Le autorità ucraine affermano che molti di questi individui sono stati attirati con offerte di denaro, ingannati sui social con falsi contratti di lavoro o addirittura costretti, senza piena consapevolezza di ciò che stavano firmando. 

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21 febbraio 2026, 15:10