Sud Sudan, l'allarme sulla crisi umanitaria e sull'aumento delle violenze
Beatrice Guarrera - Città del Vaticano
Una crisi umanitaria prolungata, ripetuti attacchi alle strutture mediche e il collasso del sistema sanitario: è quanto deve affrontare il Sud Sudan, il cui dramma continua a rimanere lontano dall’attenzione mediatica internazionale. A denunciare la situazione preoccupante che sta lasciando oltre 400.000 persone senza accesso alle cure salvavita, è Medici senza frontiere (Msf), attiva in Sud Sudan dal 1983. L’organizzazione, in un briefing online per i giornalisti, ha lanciato ieri l’allarme sulle condizioni di vita nel Paese africano: “Violenze, sfollamenti, epidemie e inondazioni mettono a dura prova intere comunità. Ma all’aumentare dei bisogni, diminuiscono gli aiuti a causa dei tagli. E tutto ciò accade in un Paese dove l'80% dei servizi sanitari essenziali dipende dal sostegno umanitario” ha dichiarato Vittorio Oppizzi, direttore delle operazioni in Sud Sudan per Msf.
Attacchi alle strutture mediche
Dalla firma nel 2018 dell’accordo di pace, il 2025 è stato l’anno più violento per il Sud Sudan e anche il 2026 ha registrato, in questi primi mesi, un aumento delle ostilità tra le forze governative e le forze di opposizione. Solo nell’ultimo anno, Msf ha subito 11 attacchi mirati alle proprie strutture mediche, con la conseguente sospensione dell’assistenza primaria e comunitaria. Il più recente si è verificato nella notte di martedì 3 febbraio nella struttura medica di Lankien, nello stato di Jonglei. A colpire sarebbe stato un aereo delle forze governative sud sudanesi, secondo quanto riferito dall’ong in un comunicato. Un attacco che avrebbe distrutto il principale deposito dell’ospedale, causando la perdita della maggior parte delle forniture mediche essenziali, oltre al ferimento lieve di un membro dello staff. “Una infrastruttura civile che fornisce cure non può essere attaccata, è contro il diritto internazionale”, ha dichiarato Oppizzi nel corso del briefing.
Crisi interconnesse
Il direttore delle operazioni in Sud Sudan per Msf ha spiegato che nel Paese sono in corso crisi interconnesse. Innanzitutto, di recente oltre un milione di persone hanno lasciato il Sudan, a causa della guerra, cercando rifugio in Sud Sudan. Poi c’è il conflitto interno al Paese e ci sono le questioni della fame, degli sfollamenti, delle inondazioni e delle epidemie. In particolare la malaria rimane “il principale killer” in Sud Sudan, essendo la principale causa di mortalità, in particolare per donne e bambini. Senza un trattamento tempestivo, questa malattia, infatti, può diventare rapidamente letale. Per questo, l’organizzazione umanitaria cerca sempre di fornire sostegno immediato: solo tra gennaio e settembre 2025 sono 6.680 le persone affette da malaria grave che necessitavano di ricovero e sono state aiutate. Medici senza frontiere è presente nel Paese in 6 stati e 2 aree amministrative, colmando gravi lacune nei servizi sanitari.
Un sistema sanitario al collasso
In Sud Sudan il sistema di assistenza medica è, infatti, ormai al collasso. Lo ha denunciato la stessa ong nel più recente rapporto “Lasciati indietro”, diffuso il 9 dicembre scorso. In questa situazione, le restrizioni all’accesso umanitario stanno ulteriormente ostacolando la fornitura di assistenza sanitaria e aiuti. Ne ha parlato anche Sabrina Sharmin, viceresponsabile dei programmi Msf in Sud Sudan, secondo la quale la difficoltà di far entrare nuovi rifornimenti medici e di accesso alle poche strutture esistenti, mette a rischio la possibilità di curarsi per centinaia di migliaia di persone.
Appello all’attenzione internazionale
In collegamento da Juba, Zakaria Mwatia, capomissione di Msf in Sud Sudan, ha spiegato che, a causa della mancanza dei vaccini, tante malattie contagiano bambini al di sotto dei 5 anni e molti stanno affrontando problemi di nutrizione. “La riduzione di finanziamento dall’esterno ha prodotto un impatto molto negativo” nel Sud Sudan, ha osservato inoltre Mwatia. “Manca l’attenzione internazionale su questo conflitto”, ha dichiarato infine Helen Richards, responsabile degli affari umanitari di Msf nel Paese. In un anno in cui la violenza ha raggiunto livelli mai visti prima, gli aiuti umanitari sono stati insufficienti Da lì Richiards ha lanciato un appello alla comunità internazionale perché possa intraprendere “azioni urgenti” per garantire a tutti una dignitosa assistenza umanitaria.
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