Bambini e rischi connessi alla rete (foto d'archivio). Bambini e rischi connessi alla rete (foto d'archivio).  (AFP or licensors)

Rapporto Meter, la IA nella pedopornografia on line: oltre 8 mila bimbi vittime

Nel resoconto 2025 l’abuso digitale travolge l’infanzia e viaggia ancora più veloce e subdolo a causa dell’Intelligenza artificiale utilizzata per manipolare immagini. L’Osservatorio dell’Associazione guidata da don Fortunato Di Noto ha rintracciato inoltre, lo scorso anno, 2,5 milioni di contenuti reali tra foto e video. Telegram resta l’app più utilizzata, mentre Nuova Zelanda, Usa e Russia sono tra i Paesi dove il fenomeno è più diffuso. Allarme per i minori in età scolare

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

I numeri sono drammatici, ma il dramma vero è che dietro quelle cifre ci sono bambini che nessuno dovrebbe mai toccare, mai violare. E invece finiscono in chat segrete, sui social e nel dark web, spinti sempre più spesso anche dalle proprie madri, a diventare oggetto di una violenza che si fatica a contrastare, perché fatta di bit e indirizzi IP. TikTok, Telegram, Signal insieme ad aree meno accessibili della rete, stando al Rapporto dell’Associazione Meter 2025, presentato questa mattina 24 febbraio a Roma presso la Sala del Parlamentino della sede INAIL, rappresentano oggi alcuni dei principali canali di diffusione e scambio di materiale pedopornografico, ma il fenomeno cambia e aumenta di volume per colpa dell’Intelligenza Artificiale generativa: App, la più utilizzata sembra essere Grok, l’IA sviluppata dal multimiliardario Elon Musk, capaci di creare immagini e video manipolati senza alcun consenso e di produrre contenuti deepnude trasformando materiale apparentemente innocuo, in contenuto sessuale. Senza giri di parole: se la foto in questione ritrae il bambino vestito, l’IA è in grado di spogliarlo. Non un caso isolato, ma 8.213 minori vittime di deepnude solo lo scorso anno che si vanno ad aggiungere ai 2,5 milioni di foto e video reali ed espliciti segnalati nello stesso periodo. Un abuso grave per Meter che denuncia ancora una volta la violazione profonda dell’identità, della dignità e della sicurezza dei bambini, ma anche l’impiego massiccio della rete per foraggiare il mercato truce della pedopornografia e le richieste sempre più specifiche e agghiaccianti dei pedofili e dei circuiti criminali.

Distribuzione globale del fenomeno e “pedomame”

L’attività di monitoraggio ha consentito di individuare 505 domini nel mondo coinvolti nella diffusione di materiale illecito. Tra i Paesi più interessati compaiono la Nuova Zelanda, il Territorio Britannico dell’Oceano Indiano, Montenegro e la Russia, seguiti dagli Usa. Per i domini italiani (.it) sono 14 le segnalazioni effettuate, su quelli generici sono stati però segnalati 1.532 link. Tra questi, 5 macro-cartelle compresse (.rar), contenenti circa 5mila ulteriori archivi il cui accesso avviene solo dietro registrazione e pagamenti. Il dominio generico più incriminato è invece .com con 964 casi rilevati. Si osserva invece una riduzione di link totali, passati da oltre 8mila nel 2024, a poco più di 2mila nel 2025, ma questa è tutt’altro che una buona notizia. Non vuol dire infatti che il fenomeno sia diminuito, piuttosto che si utilizzino link effimeri che cambiano ad ogni accesso e restano disponibili solo per poco tempo. Tra i criminali sono in crescita le cosiddette “pedomame”, donne, spesso madri che producono sui loro stessi figli, materiali pedopornografici in ambiente domestico, usando Signal, Telegram e anche Viber per la diffusione; in aumento anche le vittime di abusi commessi mediante l’utilizzo di animali. Preoccupano poi i casi di abuso tra minori: il 32% dei contenuti analizzati riguarda infatti la produzione e diffusione di materiale sessualmente esplicito tra coetanei, spesso a scopo di ricatto.

Allarme per i bimbi in età scolare

I minori tra gli 8 e i 12 anni sono i più colpiti con 422.368 foto individuate, seguono la fascia 3-7 e quella 0-2 con 1.972 immagini, stesso andamento per i video più complessi però da individuare e rimuovere: questo vuol dire maggiore esposizione per i bambini in età scolare. Per i ragazzini tra i 9 e gli 11 anni le insidie si nascondono nella piattaforma di gioco interattivo chiamata Roblox. Una ricerca condotta da Meter su un campione di 467 minori evidenzia che il 70 per cento ha dichiarato tentativi di adescamento on line, per lo più attraverso chat private e profili virtuali falsi, molti hanno fatto ricorso al blocco immediato di utenti sconosciuti, più che altro per paura di furti di identità o accessi non autorizzati, senza tuttavia informare i genitori dell’accaduto, e solo il 10% degli intervistati ha dimostrato una piena consapevolezza del fenomeno e della sua gravità. Il cyberbullismo risulta altrettanto diffuso: il 35% dei minori afferma di aver subito comportamenti offensivi, minacce o esclusione intenzionale dalle attività di gioco, inoltre, il 30% dei minori riferisce che l’utilizzo dei dispositivi digitali è regolato dai genitori come forma di premio o punizione, elemento che può influenzare la loro propensione a segnalare episodi critici.

L’appello di Meter

Inutile (o forse no, visto che resta la migliore difesa) ribadire la necessità di insistere su prevenzione, educazione digitale e accompagnamento dei minori promuovendo un utilizzo consapevole delle piattaforme in casa, certamente, ma anche sui banchi di scuola. Le conseguenze psicologiche dell’abuso digitale sono infatti gravissime: ansia, depressione, senso di colpa, paura, ricatto ma tali pratiche hanno un effetto destabilizzante sull’intera società. Perciò l’appello di Meter, rivolto a istituzioni, organizzazioni e operatori della comunicazione, resta sempre lo stesso: diventare promotori del benessere e della sicurezza dei bambini anche aumentando l’attenzione collettiva verso un fenomeno e un crimine troppo spesso taciuti. I sopravvissuti chiedono ascolto, supporto e intervento ma servono anche norme più stringenti e pene più severe per chi commette reato. Prevenire vuol dire anche non pubblicare foto di minori on line anche su piattaforme “innocue” come Facebook e Instagram che sembrano uscire dai radar dell’Osservatorio mondiale contro la pedofilia di Meter.

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24 febbraio 2026, 12:54