Gerusalemme, città vecchia. La preparazione del Ramadan Gerusalemme, città vecchia. La preparazione del Ramadan

Ramadan 2026 e “la solidarietà dei musulmani verso l’umanità lacerata"

L’imam Nader Akkad racconta il mese sacro per l’islam fatto di digiuno e preghiera che quest’anno coincide con la Quaresima, "un mese benedetto che unisce i figli di Abramo". Gli auguri del cardinale Zuppi: la coincidenza nel calendario è “simbolo di un incontro profondo" che "spinge alla ricerca di vie comuni di pace e collaborazione”

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Digiuno e preghiera uniti sono il momento di purificazione per i musulmani, per avvicinarli ancora di più a Dio e al fratello, perché sentire fame e sentire sete durante il Ramadan significa essere molto più sensibili a ciò che accade nel mondo, “dove ci sono popolazioni senza acqua potabile, senza cibo a sufficienza. C’è questa solidarietà incarnata del musulmano vicino a una umanità lacerata”. L’imam Nader Akkad, della commissione scientifica per l’avvistamento lunare della Grande Moschea di Roma, descrive il profondo significato del mese sacro per l’islam, il Ramadan, che celebra il momento in cui il profeta Maometto ricevette le rivelazioni coraniche. Un mese che per alcune comunità inizia oggi, 18 febbraio, e che, fino al 18 o 19 marzo, significherà digiuno dall’alba al tramonto, preghiera e riflessione per quasi 2 miliardi di musulmani nel mondo, e che si concluderà con l’Eid al-Fitr.

Ascolta l'intervista con l'imam Nader Akkad

Ramadan e Quaresima

“I musulmani – aggiunge Akkad – vivono questa preghiera intensa collettiva, questo avvicinamento a Dio nell’ora delle preghiere, durante la notte che segue la giornata intera di digiuno”.  Quest’anno Ramadan e Quaresima cattolica, che culmina con la Pasqua, il 5 aprile, coincidono, quindi sarà digiuno, riflessione e introspezione per le due comunità. Un mese benedetto, lo definisce l’imam, “che può unire anche i figli di Abramo dentro un'osservanza verso un pilastro così importante nelle loro religioni, perché il digiuno è sì astenersi dal cibo, ma per avvicinarsi e ricordare i fratelli, per avvicinarsi a Dio, che chiede a noi di rivolgere il pensiero verso questa nostra umanità. Quindi, il digiuno stesso diventa uno strumento importante non soltanto di adorazione di Dio, ma anche per essere vicino al proprio fratello”. Una vicinanza che si manifesta anche attraverso la carità a supporto di chi è meno fortunato e per rafforzare la solidarietà sociale.

Zuppi: un incontro tra cuori e vite

Molte le manifestazioni di vicinanza e gli auguri arrivati alle comunità musulmane in Italia. A quella di Bologna il messaggio è giunto dall’arcivescovo della città, cardinale Matteo Zuppi, nel quale il presidente della Cei sottolinea come cristiani e musulmani vivano “lo stesso tempo di penitenza, preghiera e solidarietà con i più poveri, costretti al digiuno tutto l’anno”. Zuppi ricorda come tale “bella coincidenza nel calendario” sia “simbolo di un incontro profondo tra i nostri cuori e le nostre vite, che ci spinge alla ricerca di vie comuni di pace e collaborazione”. Di qui l’auspicio che nonostante “il trionfo della guerra, il crescere delle discriminazioni, la diffidenza reciproca, che serpeggia già tra i banchi di scuola”, tale “dilagare delle cattive notizie assordanti non ci impedisca di percepire il suono delicato dell’enorme quantità di gesti concreti di solidarietà e benevolenza che caratterizza la vita quotidiana, a casa, al lavoro, a scuola, nel tempo libero”.

Porte aperte e pasto fraterno

Il mese di Ramadan è “caratterizzato dalle porte aperte” conclude Nader Akkad, poiché tutti sono invitati a condividere il pasto di rottura del digiuno, l'iftar, “un pasto fraterno” attraverso il quale “costruire insieme questo legame, questa solidarietà tra i credenti per ristabilire un legame molto più forte come figli di Abramo”.

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18 febbraio 2026, 12:30