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L'incontro tra il ministro degli Affari esteri omanita, Badr Al-Busaidi, e gli inviati Usa, Steve Witkoff e Jared Kushner L'incontro tra il ministro degli Affari esteri omanita, Badr Al-Busaidi, e gli inviati Usa, Steve Witkoff e Jared Kushner 

Primi progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran ma non cala la tensione

Sia gli americani sia i mediatori omaniti parlano di passi avanti nei colloqui sul nucleare della Repubblica islamica, svoltisi a Ginevra. Di contatti «più costruttivi» rispetto al precedente round di inizio mese a Mascate ha riferito anche il ministro degli Affari esteri iraniano, Abbas Araghchi. Non calano però le tensioni tra Washington e Teheran

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Tra dovute cautele e rinnovate tensioni, a Ginevra i colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran sul nucleare di Teheran fanno registrare i primi passi avanti. Di «progressi» nel negoziato all’ambasciata di Mascate in Svizzera parlano sia gli americani sia i mediatori omaniti. Un funzionario statunitense, citato da Axios, ha spiegato che «nelle prossime due settimane» sono attese proposte iraniane per «colmare alcune distanze» ancora in essere.

Accordo sui principi guida

Di contatti «più costruttivi» rispetto al precedente round di inizio mese a Mascate ha parlato anche la Repubblica islamica, con il ministro degli Affari esteri, Abbas Araghchi. Alla televisione di Stato, il capo della diplomazia iraniana ha riferito come Teheran e Washington abbiano concordato su «una serie di principi guida» che aprirebbero la strada a un’intesa, pur precisando che «non è stata ancora fissata una data» per i prossimi incontri.
Tra le delegazioni c’è comunque «ancora molto lavoro da fare», ha fatto sapere il ministro degli Affari esteri omanita, Badr al-Busaidi, che ha fatto la spola tra lo stesso Araghchi e gli inviati statunitensi, Steve Witkoff e Jared Kushner.
Al centro del negoziato rimane la questione dell’arricchimento dell’uranio: Teheran ne rivendica il diritto a un uso pacifico, mentre gli Stati Uniti lanciano l’allarme per un possibile riarmo atomico.

Ancora tensioni tra Washington e Teheran

Lo stesso presidente statunitense, Donald Trump, ha reiterato che se non si arriverà a un accordo «ci saranno conseguenze». In una telefonata tra Trump e il primo ministro britannico, Keir Starmer, i due leader hanno concordato — ha fatto sapere Downing Street — «che l’Iran non dovrà mai essere in grado di sviluppare un’arma nucleare». Il segretario statunitense all’Energia, Chris Wright, a margine di un vertice a Parigi, ha aggiunto poi che Washington impedirà all’Iran di acquisire armi nucleari «in un modo o nell’altro».
La Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, è tornato sulle pressioni militari statunitensi nel Golfo, evocando una risposta da parte di Teheran, mentre il presidente, Masoud Pezeshkian, ha ribadito la disponibilità della Repubblica islamica a «verifiche» per accertare le proprie intenzioni sul nucleare.

Dall'Iran sul tavolo la revoca delle sanzioni

Sul tavolo delle trattative Teheran pone anche la revoca delle sanzioni come «parte integrante» di qualsiasi accordo. «Abbiamo presentato dettagli tecnici», ha riferito il portavoce del ministero degli Affari esteri iraniano, Esmail Baghaei.
In questo quadro, le tensioni non si allentano, soprattutto a causa di certe affermazioni e dichiarazioni proferite da entrambe le parti.

 

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18 febbraio 2026, 13:01