Le conseguenze degli attacchi pakistani in Afghanistan, a Kandahar Le conseguenze degli attacchi pakistani in Afghanistan, a Kandahar 

Pakistan-Afghanistan, Islamabad rivendica l'uccisione di 331 talebani

Prosegue senza sosta l'operazione Ghazab lil-Haq ("Collera in nome della giustizia"). A poco sembra essere servita la disponibilità al negoziato espressa ieri da Kabul. Per capire la crisi in corso bisogna partire dal Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP)

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

Sarebbero 331 i membri dei talebani afghani uccisi finora dal Pakistan all’interno dell’operazione Ghazab lil-Haq («Collera in nome della giustizia»). Lo ha dichiarato oggi il ministro dell’Informazione pakistano, Attaullah Tarar, secondo cui le forze armate pakistane avrebbero inoltre ferito oltre 500 combattenti, distrutto 104 posti di controllo e catturato altre 22 postazioni. Tarar ha aggiunto che 163 carri armati e veicoli blindati sono stati distrutti e che 37 località in territorio afgano sono state colpite da attacchi aerei mirati. I centri di Emergency in Afghanistan hanno notificato di aver ricevuto finora nove feriti nell’ambito dell'escalation.

La reazione di Kabul

A poco sembra essere servita la disponibilità al negoziato condivisa ieri da Kabul. «Abbiamo sempre cercato di risolvere i problemi attraverso il dialogo e ora vogliamo risolvere anche questa questione attraverso il dialogo», aveva affermato il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid. L’aeronautica pakistana ha continuare a colpire, raggiungendo il quartier generale di una formazione talebana nella provincia di Nangarhar, nell’est dell'Afghanistan, mentre l’esercito ha condotto ulteriori operazioni di combattimento contro avamposti lungo la frontiera.

Il ruolo del TTP

D’altronde, il nome assegnato all’operazione fa intendere la portata dell’obiettivo per Islamabad. Per capire la crisi tra Afghanistan e Pakistan bisogna partire dal Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP), un gruppo terrorista che ha come obiettivo la destabilizzazione e il rovesciamento dello Stato pakistano al fine di imporre una propria versione radicale della legge islamica. Il TTP nasce nel 2007 nelle aree tribali pakistane a ridosso della frontiera con l’Afghanistan. Nel tempo ha colpito forze di sicurezza, infrastrutture e civili in Pakistan, diventando la principale minaccia interna per Islamabad. Condivide con i talebani afghani ideologia, reti personali e legami tribali. L’ambiguità al centro dello scontro tra Afghanistan e Pakistan risiede proprio nello stabilire se il TTP è una sorta di filiale ufficiale dei talebani afghani.

L'incognita della Durand Line

Dopo il ritorno al potere dei talebani nel 2021, il TTP ha ritrovato spazio e capacità operativa. Perciò il Pakistan accusa Kabul di offrire rifugio o quantomeno tolleranza ai leader del gruppo, permettendo che da territorio afghano partano attacchi contro obiettivi pakistani. Il governo talebano nega. Ma il problema si alimenta su un’ulteriore fragilità: la Durand Line, ossia la linea di confine tracciata in epoca coloniale britannica e mai pienamente riconosciuta da Kabul. È una frontiera porosa, attraversata da comunità pashtun che vivono su entrambi i lati. In questo spazio il TTP si muove con relativa facilità, sfruttando la sovrapposizione tra legami tribali, identità etniche e militanza armata.

Il dramma umanitario

L’aumento degli attentati negli ultimi due anni ha spinto il Pakistan a reagire con raid oltreconfine e attacchi aerei, verificatisi già ad ottobre, ma anche con una massiccia campagna di rimpatri di rifugiati afghani. Nell’ultimo anno Iran e Pakistan hanno rimpatriato circa tre milioni di afghani dopo decenni in esilio, secondo l’Onu. Solo nelle ultime sei settimane sono rientrate 150.000 persone. La popolazione dell’Afghanistan è aumentata del 12 per cento, passando da 40 milioni nel 2023.  In tutto ciò il portavoce delle Nazioni Unite ha affermato che quasi la metà della popolazione afghana, ovvero 22 milioni di persone, ha bisogno di aiuti umanitari e che il numero aumenterà se i combattimenti continueranno.

Gli Usa vicini al Pakistan

Intanto da New York il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto «profondamente preoccupato per l’escalation di violenza», chiedendo l’immediata cessazione delle ostilità. Allison Hooker, sottosegretario di Stato statunitense per gli affari politici, ha dichiarato di aver parlato al telefono con il ministro degli Esteri pakistano Amna Baloch e di aver espresso «il nostro sostegno al diritto del Pakistan di difendersi dagli attacchi dei talebani». Il Qatar, che ha contribuito a porre fine ai combattimenti tra i due paesi lo scorso anno, starebbe collaborando con altri Paesi per risolvere questa nuova crisi (guglielmo gallone)

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28 febbraio 2026, 12:43