Pakistan, lanciati nuovi attacchi aerei al confine con l'Afghanistan
Guglielmo Gallone - Città del Vaticano
Nella notte tra sabato e domenica, lungo la linea porosa che separa Afghanistan e Pakistan, sono tornati a risuonare i raid aerei. Secondo le autorità afghane, almeno 17 o 18 civili – tra cui 11 bambini – sono stati uccisi nei bombardamenti condotti dalle forze pakistane nelle province orientali di Nangarhar e Paktika. Il distretto di Behsood, a Nangarhar, è tra le aree colpite. Le autorità locali parlano anche di diversi feriti. Il ministero della Difesa del governo talebano ha condannato gli attacchi come una violazione della sovranità nazionale e ha minacciato una “risposta adeguata”. A Kabul è stato convocato l’ambasciatore pakistano per formalizzare la protesta.
La versione del Pakistan
La versione di Islamabad è ben diversa. Il governo pakistano ha confermato raid mirati contro sette “campi” e “covi di terroristi” lungo il confine, definiti operazioni “selettive e basate su intelligence”. Il vice ministro dell’Interno Talal Chaudhry ha parlato di almeno 70 militanti uccisi, cifra poi salita a 80 secondo i media statali. Tra gli obiettivi, secondo il ministro dell’Informazione Attaullah Tarar, vi sarebbero basi del Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), i talebani pakistani, e un gruppo affiliato al sedicente stato islamico. Il presidente pakistano Asif Ali Zardari ha rivendicato il “diritto intrinseco” del Paese a difendere i propri cittadini dal terrorismo, dopo settimane segnate da attentati suicidi in Khyber Pakhtunkhwa e nella capitale Islamabad, con decine di morti. Islamabad sostiene di avere “prove conclusive” che gli attacchi siano stati pianificati da basi in territorio afghano; Kabul respinge ogni accusa di offrire rifugio al TTP. Nel villaggio di Nangarhar, intanto, i residenti hanno rimosso le macerie e preparato i funerali. Testimoni locali hanno parlato di case civili e di una madrassa colpite dai bombardamenti. Il bilancio di 80 militanti uccisi è stato definito “falso e immaginario” da una fonte della sicurezza talebana, mentre osservatori indipendenti non sono riusciti a verificare in modo autonomo le cifre diffuse dalle due parti.
La reazione indiana e il fragile equilibio
La crisi ha suscitato la reazione dell’India. Il ministero degli Esteri di New Delhi ha condannato “con forza” i raid pakistani, accusando Islamabad di aver ucciso civili “nel sacro mese del Ramadan” e di voler “esternalizzare i propri fallimenti interni”. L’India ha ribadito il sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Afghanistan. Alla base dell’ennesima escalation c’è una rivalità storica e mai risolta. Il confine tra i due Paesi, la cosiddetta Linea Durand tracciata in epoca coloniale britannica, non è mai stato pienamente riconosciuto da Kabul e divide comunità pashtun su entrambi i lati. Islamabad accusa da anni l’Afghanistan di tollerare la presenza del TTP, responsabile di sanguinosi attentati in territorio pakistano; i talebani afghani negano e denunciano violazioni della propria sovranità. Dopo il ritorno al potere dei talebani a Kabul nel 2021, le aspettative di una cooperazione più stretta si sono scontrate con una recrudescenza della violenza e i tentativi di mediazione regionale e tregue temporanee non hanno prodotto un accordo stabile.
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