Pakistan-Afghanistan, riesplode il conflitto. Centinaia tra morti e feriti
Federico Piana - Città del Vaticano
Adesso c’è un’altra guerra che insanguina il mondo. Non che le tensioni tra Pakistan e Afghanistan siano una novità: risalgono all’ottobre dello scorso anno con incursioni militari e vittime da entrambe le parti, gli episodi più gravi da quando in Afghanistan i talebani hanno ripreso il potere nel 2021. «Ma ora è guerra aperta. La nostra pazienza ha raggiunto il limite» ha affermato oggi con determinazione il ministro della difesa pakistano, Khawaja Asif.
Tragico bilancio
Non solo parole ma anche morti, tanti: oltre 220 quelli che, secondo un bilancio aggiornato e diffuso questa mattina dal capo dell’esercito pakistano, sarebbero stati provocati da attacchi mirati a 78 avamposti talebani avvenuti nella notte con bombardamenti sulle principali città afghane, la capitale Kabul in testa. Agghiacciante anche il numero dei feriti gravi: sarebbero almeno 400.
Emergenza umanitaria
E, come se non bastasse, testimoni oculari hanno rivelato ai media internazionali che le bombe pakistane sarebbero cadute anche sull’ospedale del valico di frontiera di Torkham e sul vicino campo profughi di Omari che ospita migliaia di rimpatriati afghani. In molti, raccontano, sarebbero fuggiti dopo aver visto cadere i missili: «Bambini, donne ed anziani correvano» ha detto un profugo estremamente spaventato. «Qui, molto vicino — ha aggiunto — è arrivata una bomba. Ho visto molto sangue: alcune donne e alcuni ragazzi sono rimasti feriti».
Risposta immediata
Immediata la risposta afghana. Il ministro della difesa talebano ha annunciato che in Pakistan l’esercito ha «condotto con successo» numerose incursioni aeree su diversi obiettivi militari: ancora non è chiaro se ci siano state delle vittime.La miccia che ha fatto deflagrare apertamente il conflitto di queste ore sono stati alcuni attentati suicidi e aggressioni armate di confine che, nello scorso fine settimana, avevano colpito militari e polizia pakistana: fonti del governo di Islamabad affermano di avere «prove certe» che dietro quello spargimento di sangue ci siano i talebani. Un’accusa che le autorità di Kabul rigettano al mittente sostenendo che, al contrario, a subire attentati da parte dei pakistani siano stati i miliziani talebani stanziati nelle zone di confine
Reazione internazionale
La reazione della comunità internazionale non si è fatta attendere. Un appello al dialogo e al rispetto dei diritti internazionali è giunto con forza dal Segretario generale delle Nazioni unite, António Guterres, e da Volker Türk, Alto commissario dell’ Onu per i diritti umani. La Russia, tramite il ministero degli esteri, ha chiesto alle due nazioni in lotta di «cessare immediatamente gli attacchi transfrontalieri e risolvere le loro divergenze attraverso mezzi diplomatici» mentre il confinante Iran si è dichiarato disposto ad assumere il ruolo di mediatore per facilitare il dialogo e arrivare ad una tregua che possa essere giudicata accettabile da entrambi le parti.
Soluzioni pacifiche
Alle preoccupazioni espresse anche da altre nazioni, come Cina, Germania, Gran Bretagna e Turchia che hanno chiesto a Pakistan ed Afghanistan di tornare quanto prima a negoziare la pace, il governo afghano ha risposto di essere pronto al dialogo: «Abbiamo ripetutamente sottolineato la volontà di una soluzione pacifica e desideriamo ancora che il problema venga risolto attraverso il confronto» ha dichiarato Zabihullah Mujahid, portavoce dei talebani, in una conferenza stampa a Kandahar. Ma, per il momento, sembra che il conflitto non si fermi e, anzi, possa riprendere più violento già nelle prossime ore.
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