Messico, ondata di violenza dopo l’uccisione del boss del narcotraffico
Paola Simonetti – Città del Vaticano
Era considerato il più sanguinario e spietato capo del narcotraffico in Messico, Nemesio Oseguera Cervantes, denominato “El Mencho”, leader della più temuta organizzazione criminale del Paese, il Cartello Jalisco Nueva Generación (Cjng). Su di lui pendeva una taglia di 15 milioni di dollari del governo statunitense ed era uno dei principali obiettivi di sicurezza dell’esecutivo messicano. Ieri, domenica 22 febbraio, in una vasta operazione militare è stato intercettato e ucciso dall’esercito nello Stato di Jalisco in collaborazione con l’intelligence di Washington. Nell'operazione sono stati effettuati anche 27 arresti.
La reazione violenta
La notizia della sua eliminazione ha scatenato un’ondata di violenza senza precedenti da parte degli uomini dell’organizzazione che capeggiava Cervantes: almeno 26 le vittime, fra membri del Cjng, una donna in gravidanza e 17 agenti delle forze dell'ordine, ma anche incendi, saccheggi e blocchi stradali per ostacolare le operazioni delle autorità che sono dilagati in diverse aree del Paese.
Le contromisure
Scontri che hanno fatto scattare l'allerta rossa in Messico, l'invito ai cittadini a restare a casa e la sospensione di alcune tratte aeree così come delle attività scolastiche. "C'è pieno coordinamento con i governi di tutti gli stati – ha assicurato la presidentessa messicana, Claudia Sheinbaum, che ha aggiunto- dobbiamo rimanere informati e mantenere la calma. Le attività procedono normalmente in gran parte del Paese. Il mio riconoscimento all'Esercito Messicano, alla Guardia Nazionale, alle Forze Armate e al Gabinetto di Sicurezza – ha sottolineato il capo dello Stato messicano-. Lavoriamo ogni giorno per la pace, la sicurezza, la giustizia e il benessere del Messico".
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