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Foto di: Erik Abrahamsson Foto di: Erik Abrahamsson

Sama Dilaut, gli invisibili senza diritti che vivono tra Indonesia, Malaysia e Filippine

Oltre un milione di persone non è riconosciuto da alcun governo, non ha documenti, accesso all'istruzione, alla sanità. Praticamente è come se non esistesse. Spesso i Sama dlaut subiscono soprusi nell'indifferenza generale e quando qualcuno di loro prova a stabilirsi in una nazione per sopravvivere non può dimostrare la propria identità e viene deportato.. Michael Dawila Venning, direttore esecutivo dell’ Indigenous children's learning centres: "Sono biologicamente vivi ma legalmente morti".

Federico Piana- Città del Vaticano

Il popolo dimenticato dagli uomini e dalle leggi si chiama Sama dilaut, che letteralmente significa “Sama del mare”. Un milione di “invisibili” distribuito nel cosiddetto “Triangolo dei coralli”, l’area oceanica transfrontaliera di Indonesia, Malaysia e Filippine. «Prima il nostro stile di vita si svolgeva solo in mare. Il mare è la nostra vita. È il luogo nel quale ci procuriamo il cibo,  la nostra forza, il nostro sostentamento. I nostri antenati hanno imparato a vivere su delle barche e si spostavano da un luogo all’altro senza avere una casa permanente. Ovunque li portasse l’oceano, si fermavano lì per un breve periodo».  Nomadi del mare, li hanno sempre soprannominati. E Anil B. Indalbassal, giovane Sama dilaut universitario e insegnante volontario che si lascia intervistare dai media vaticani, ne va orgoglioso. Anche perché la sua gente è annoverata tra i migliori ed i più esperti subacquei del mondo: sono più di mille anni che per pescare si immergono senza bombole d’ossigeno nelle profondità delle acque dell’oceano. Con una capacità polmonare ormai diventata senza eguali.

Una donna Sama dilaut impegnata nella pesca
Una donna Sama dilaut impegnata nella pesca   (© Erik Abrahamsson)

Popolo pacifico

«L’oceano ha definito in molti modi la cultura Sama dilaut» ci racconta Michael Dawila Venning, direttore esecutivo dell’ Indigenous children's learning centres, un’organizzazione con sede nelle Filippine nata per difendere le tradizioni ed i diritti dei popoli indigeni, soprattutto dei Sama dilaut,  quei  “senza Stato” ai quali viene negato tutto, perfino il riconoscimento di esistere. «Eppure sono pacifici, profondamente innervositi dall’uso della forza. Preferiscono risolvere le controversie verbalmente, spesso con la mediazione del Panglima, il leader della comunità. Quando i problemi che devono affrontare sono irrisolvibili preferiscono partire per un altro luogo, affidandosi alle ricchezze e alla sicurezza dell'oceano per sostenersi ovunque vadano».

Legalmente morti

Dalla Civil society network on statelessness Philippines, una coalizione di organizzazioni della società civile filippina, vengono descritti spesso come «biologicamente vivi ma legalmente morti». A mettere in crisi il loro antico stile di vita non è solo il costante cambiamento climatico ma anche la pesca commerciale intensiva, che non rispetta i loro spazi vitali e gli toglie anche il necessario per vivere.

Bambini Sama dilaut non hanno accesso all'istruzione
Bambini Sama dilaut non hanno accesso all'istruzione   (© Erik Abrahamsson)

Sfide complesse

Ashra Hajaral Lammuar, 21 anni, figlia di pescatori Sama dilaut, ci spiega che «il pescato sta diminuendo e molte famiglie faticano dal punto di vista economico. I bambini interrompono la scuola per aiutare i propri famigliari a guadagnare e finiscono per diventare mendicanti e bambini lavoratori».  Trasferirsi, per sopravvivere, in Indonesia, Malaysia e Filippine, nazioni che si affacciano sul “Triangolo dei coralli”, per loro non è affatto facile. Legalmente non sono riconosciuti da alcuna autorità governativa, non sono iscritti ad alcun registro di stato civile. Perfino loro stessi ignorano la data del proprio compleanno. «Dal punto di vista politico — aggiunge Michael Dawila Venning — il loro riconoscimento si scontra con sfide che sfuggono al loro controllo. Una disputa di confine che dura da mezzo secolo ha congelato i colloqui tra Malaysia e Filippine impedendo che si svolgano le necessarie discussioni tra Stati per tentare di risolvere le loro problematiche. Anche se le Filippine riconoscono loro il diritto alla cittadinanza rimangono ancora molti ostacoli pratici per le comunità Sama dilaut mentre in Malaysia la mancanza di documenti rende praticamente inesistente la linea di demarcazione tra immigrati clandestini e comunità Sama dilaut portandoli alla deportazione dalle loro isole ancestrali».

Discriminazioni e soprusi

Jepoy Najalli ha 24 anni, è figlio di ex pescatori e aspirante insegnate di matematica. Conosce bene la sensazione di frustrazione ed impotenza che si prova ad essere invisibili. «Senza documenti di nascita — ci rivela — abbiamo difficoltà ad accedere ai servizi sanitari, all’istruzione e perfino a dimostrare la proprietà delle nostre case. Veniamo addirittura sfollati dai luoghi in cui riusciamo ad installarci temporaneamente perché non abbiamo prove della proprietà del luogo in cui siamo. E anche se ci rivolgiamo alle autorità per chiedere aiuto non veniamo ascoltati». Un’ennesima discriminazione che alimenta un circolo vizioso fatto di povertà ed analfabetismo che spinge i Sama dilaut ad essere etichettati dagli altri gruppi sociali come “pigri”, “stupidi”, “rozzi”.

Programmi di sostegno

Michael Dawila Venning indica nella diffusione dell’istruzione l’unica strada per migliorare le loro condizioni di vita: «La nostra organizzazione, Indigenous Children's learning centers, nella remota municipalità filippina di Sibutu gestisce diversi centri di apprendimento per bambini dai 3 ai 5 anni e una scuola elementare di base in una comunità di costruttori di barche. Mentre a Bongao, capitale della provincia di Tawi-Tawi, abbiamo lanciato il nostro programma "Amaintul", che significa "mentore" o "guida", in cui gli studenti universitari  Sama dilaut utilizzano l'apprendimento tra pari per insegnare ai bambini più piccoli durante i programmi del fine settimana».

Programmi di sostegno dell' indigenous children's learning centres
Programmi di sostegno dell' indigenous children's learning centres

Bisogno di istruzione

Anche Radzqin G. Alalmaksun, figlio ventenne di insegnanti Sama dilaut, sogna un accesso diffuso all’istruzione in modo che i giovani della comunità possano elevarsi al di sopra della povertà e della discriminazione, pur portando con sé la saggezza degli antenati. «Speriamo nel riconoscimento e nel rispetto, nella tutela dei diritti sulle nostre acque ancestrali e sulle zone di pesca, poiché il mare è la nostra linfa vitale» confida con speranza al nostro giornale.

Uscire dall'oblio

Cosa dovrebbe fare la comunità internazionale per aiutarli? Una cosa fondamentale spiega Michael Dawila Venning: «Investire risorse nella creazione di giovani leader Sama dilaut che siano in grado di guidare il loro popolo verso un futuro sempre più incerto. Portarli ai forum internazionali dove possano imparare dalle storie di successo di altri popoli indigeni e aiutarli a trovare le proprie soluzioni, alle loro condizioni». Insomma, il popolo Sama dilaut ha bisogno urgente di uscire dall’oblio.

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05 febbraio 2026, 12:52