Il Kosovo prova a ripartire con un nuovo governo guidato da Albin Kurti
Andrea Walton - Città del Vaticano
La fiducia parlamentare ottenuta dall’esecutivo guidato dal premier Albin Kurti ha posto fine alla lunga fase di paralisi politica vissuta dal Kosovo nell’ultimo anno. Le elezioni legislative del febbraio 2025 si erano concluse con la netta vittoria del partito nazionalista di sinistra Vetëvendosje, di cui Kurti è membro, che aveva ottenuto il 42% dei voti senza, però, riuscire a trovare partner per governare. Le nuove consultazioni, tenutesi lo scorso dicembre, hanno di nuovo premiato il Vetëvendosje, che ha superato il 51% dei consensi e la scorsa settimana ha potuto formare il nuovo esecutivo con il sostegno delle minoranze etniche non-serbe.
La sfida della normalizzazione dei rapporti con la Serbia
Il programma di governo, presentato da Kurti che era già stato premier nel 2020 e tra il 2021 ed il 2025, prevede un piano da un miliardo di euro per la difesa, misure a favore delle rinnovabili e dell’occupazione femminile, un incremento del salario minimo che attualmente è di poco superiore ai 400 euro lordi. Sul piano delle relazioni internazionali Kurti ha garantito una prosecuzione della normalizzazione dei rapporti con la Serbia, da cui il Kosovo ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza esattamente 18 anni fa il 17 febbraio del 2008 e con cui le relazioni sono complesse e segnate da periodici scoppi di tensione. Belgrado, insieme a decine di altre nazioni, non ha mai riconosciuto l’indipendenza di Pristina ed i veti sullo scenario internazionale hanno impedito al Kosovo di entrare a far parte dell’Onu e rallentato le prospettive di adesione all’Ue. Dall’altra parte rimane fermo il sostegno degli Stati Uniti e di altri Paesi. La presidente kosovara Vjosa Osmani, il cui mandato scade il prossimo aprile, ha ricevuto ieri una lettera di congratulazioni per l’anniversario dell’indipendenza da parte del presidente statunitense Donald Trump: «Mentre le relazioni tra le nostre nazioni continuano a crescere — ha scritto — auspichiamo di espandere la nostra partnership».
Il cammino di adesione all'Ue
Il Kosovo ha presentato domanda di adesione all’Ue nel dicembre 2022, ma sussistono significativi problemi di natura economica e politica che non consentono alle trattative di fare passi in avanti significativi. Cinque Stati membri dell’Ue — Grecia, Spagna, Cipro, Slovacchia e Romania — non riconoscono l’indipendenza di Pristina mentre Bruxelles ha adottato misure contro il Kosovo nel 2023 anche a causa del trattamento della minoranza etnica serba, che è maggioranza nelle regioni settentrionali e che non ha mai ottenuto l’autonomia sperata. L’Ue ha annunciato una rimozione di almeno una parte delle misure a partire dal gennaio 2026 ma è improbabile che questa mossa sblocchi le trattative. Bruxelles si è posta da mediatrice tra Pristina e Belgrado ed ha legato l’eventuale ingresso di Kosovo e Serbia nell’Unione ad una normalizzazione dei rapporti bilaterali. La popolazione kosovara è in larga parte europeista ma l’assenza di progressi tangibili verso l’adesione potrebbe influire negativamente su questo supporto. Kurti dovrà riuscire a tenere conto delle esigenze di Bruxelles senza, però, scontentare gli elettori nazionalisti. Un compito non semplice che richiederà una certa capacità di mediare tra le parti.
Le difficoltà economiche
Sul futuro dell’esecutivo Kurti grava, poi, la crisi economica che affligge Pristina da tempo. Il Fondo monetario Internazionale ha previsto che il Pil del Kosovo crescerà del 3,8% nel 2026 ma le prospettive future sono legate, in positivo e negativo, agli eventuali sviluppi sullo scenario internazionale ed all’implementazione del piano di crescita dell’Ue. La crescita del tasso di occupazione rappresenta una buona notizia ma le persone senza lavoro continuano ad essere molte (10%), i salari reali hanno smesso di crescere e la scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro incide sulle prospettive di sviluppo. Il denaro inviato in patria dai migranti che risiedono all’estero costituisce uno dei fattori propulsivi più significativi per l’economia e nel corso del 2025 hanno superato il miliardo e quattrocento milioni di euro. Il Kosovo dipende dalle importazioni, perché importa più beni di quanti riesca ad esportarne e questa situazione genera un deficit commerciale elevato e che nel 2025 è cresciuto rispetto all’anno precedente. La risoluzione dei problemi economici che affliggono la popolazione sarà uno degli elementi che decreteranno il successo del governo Kurti e che potranno garantire una prolungata stabilità politica. La presenza di un quadro regionale complesso, le tensioni con Belgrado e le incertezze economiche sono, però, ostacoli significativi che richiederanno molti sforzi per poter essere risolti.
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