Il 5 febbraio si celebra la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare Il 5 febbraio si celebra la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare

L'Italia tra scarti e insicurezza alimentare, le due facce del Paese

In occasione dell’odierna Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, un rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International presenta una proiezione di come, nel 2026, si sprecheranno in media 554 grammi di cibo a persona ogni settimana

di Matteo Frascadore

In Italia, nel 2026, si sprecano in media 554 grammi di cibo a persona ogni settimana (80 g al giorno). La proiezione annuale di questo dato porta a una perdita di oltre cinque milioni di tonnellate di alimenti, con uno spreco domestico stimato in più di sette miliardi di euro, a fronte di un totale di circa tredici miliardi. Quattro di questi derivano dalla distribuzione. I dati provengono dal Rapporto “Il caso Italia 2026” a cura dell’Osservatorio Waste Watcher International, realizzato in collaborazione con la campagna Spreco Zero, l’Università di Bologna – DISTAL, Last Minute Market e Ipsos-Doxa, e diffuso in occasione della Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare. Numeri preoccupanti che, tuttavia, esprimono alcuni miglioramenti. Rispetto al 2025 è in calo sia lo spreco di soldi che di cibo. Ad oggi, solo il 14% delle famiglie spreca il cibo.  

Sprechi e insicurezza alimentare

Il lato peggiore emerge con il confronto tra i numeri che riguardano gli sprechi e quelli che descrivono l’insicurezza alimentare, ovvero l’accesso, la disponibilità e l’utilizzo del cibo in quantità e qualità adeguate a condurre una vita sana e attiva.

Rispetto al 2025, infatti, risulta essere in crescita la percentuale di popolazione che vive questo disagio (14,36%, +0,5 rispetto all’anno precedente). In Italia quasi tre milioni di famiglie non riescono ad avere una dieta sana e sono circa sei milioni le persone coinvolte, secondo i dati provenienti da un’analisi della Onlus “Azione contro la fame”. A livello territoriale, è il Mezzogiorno a subire il peggioramento più grande, con un aumento del 26% di abitanti in condizione di insicurezza alimentare.

Fenomeno in crescita tra la gen Z

Si tratta di un fenomeno cresciuto prevalentemente tra i giovani della generazione Z (50% in più). Un dato che fa riflettere se si considera che, sempre secondo il report di Waste Watcher International, proprio la generazione Z risulta essere la fascia d’età che spreca più cibo in assoluto. Si tratta di una media di quasi 800 grammi a settimana contro i 352 della generazione dei Boomers, i 478 della generazione X e i 750 della generazione dei Millennials. L’obiettivo dell’Agenda 2030 è di contenersi entro uno spreco di 369 grammi di cibo a settimana e la generazione dei Boomers è l’unica a rientrare in questo range. A sfavore dei più giovani vi è l’inconsapevolezza: tendono a dimenticare più facilmente il cibo, sbagliano quantità e hanno meno capacità di riutilizzare gli avanzi.

Allo stesso tempo i più giovani giocano un ruolo importante. L’alfabetizzazione tecnologica, che può portare a un minor spreco di cibo, passa proprio per le loro mani. Negli ultimi anni si sono sviluppate diverse applicazioni che permettono di salvare il cibo che avanza nei ristoranti. Un’abitudine antispreco che si unisce al dato promettente secondo cui 8 italiani su 10 non sprecano più al ristorante: lo consumano tutto o lo portano a casa con le sempre più diffuse doggy bag. Le abitudini dei più adulti e le possibilità tecnologiche dei più giovani creano un connubio importante dal punto di vista della crescita: “quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani. Solo favorendo questo scambio – nelle famiglie, nelle scuole, nelle comunità e anche nei luoghi del cibo fuori casa – possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni, come chiede la Campagna Spreco Zero”, spiega il direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International Andrea Segrè. Nel report sono indicate anche le maggiori cause per cui viene sprecato il cibo. Nel 38% dei casi il motivo risulta essere la cattiva conservazione degli alimenti, nel 33% le scadenze e nel 28% il motivo è il sovra-acquisto.

Una questione di giustizia

In questo intreccio di dati, abitudini e fragilità sociali, lo spreco alimentare smette di essere un semplice problema ambientale e diventa una questione di giustizia. Ridurre lo spreco, allora, non è solo un gesto virtuoso, ma una responsabilità collettiva che chiama in causa istituzioni, filiere produttive e comportamenti quotidiani.

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05 febbraio 2026, 15:15