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Kenya, a Nairobi una winter school per gli studenti italiani della Lumsa

Gli universitari della Libera Università Maria Santissima Assunta di Roma, in collaborazione con la Catholic University of Eastern Africa e la locale ambasciata d’Italia, hanno dato vita ad un programma di incontro e conoscenza con l'obiettivo di abbattere i pregiudizi, di conoscere da vicino cosa accade nel continente africano. Presto alcuni ragazzi kenioti partiranno per la capitale italiana grazie a delle borse di studio

Vincenzo Giardina – Nairobi

“Aiutiamoli a casa loro”, ma non nel senso di uno slogan noto da tempo e ormai logoro, che sottintende disparità in una scala di ricchezza, difficoltà o privilegio. La prospettiva va cambiata. “Si potrebbe dire "aiutiamo i nostri ragazzi a casa dei loro coetanei africani", ci spiega Pietro Sebastiani, già direttore della Cooperazione italiana allo sviluppo e ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede. Ora guida una realtà accademica che si propone come all’avanguardia a livello globale. È direttore e fondatore del Luac, il nuovo Africa Center della Libera Università Maria Santissima Assunta (Lumsa), e quando parla dei “ragazzi a casa dei loro coetanei” fa un riferimento preciso: da alcuni giorni 14 studentesse e studenti italiani sono a Nairobi accompagnati da diversi docenti per due settimane di “winter school”, un’immersione a 360 gradi nella realtà del Kenya. Il viaggio è organizzato dalla Lumsa in collaborazione con la Catholic University of Eastern Africa e la locale ambasciata d’Italia: non ci sono solo lezioni ma anche incontri con innovatori sociali, imprenditori, giornalisti, cooperanti, operatori culturali e scienziati. Previste anche visite nei quartieri popolari della capitale, alla nuova “smart city” di Konza e al Centro spaziale Luigi Broglio, a Malindi, in riva all’oceano Indiano.

Abbattere i pregiudizi

Per capire come stia andando la winter school basta guardare le fotografie pubblicate da Nairobi dai giovani partecipanti: ci sono sorrisi, curiosità e nuove amicizie. Il programma si basa su incontro e conoscenza. L’idea è mettere in discussione pregiudizi e provare a capire, in prima persona, cosa si muove nel continente più giovane del mondo. Lo dicono le statistiche: in Africa l’età media è inferiore ai 20 anni. Ed è significativo che a partire siano ventenni. “Vogliamo mettere gli studenti in condizione di comprendere l’importanza, oggi e in prospettiva, di un partenariato serio ed equo on un continente in grande espansione, sempre più cruciale per un’Europa invecchiata e rimpicciolita, stretta tra la dinamicità asiatica e le difficoltà dei rapporti economici con il mondo nord-americano”.

Incontri istituzionali

I partecipanti alla winter school hanno vinto borse di studio ad hoc e alloggiano nei locali della Catholic University, un ateneo con attenzione anche per l’innovazione e il digitale. Insieme a professori e coetanei keniani, faranno tappa a Mathare e a Kibera, lo slum più grande di Nairobi, dove si confronteranno con associazioni impegnate sul territorio. Sempre nella capitale keniana, ci saranno incontri istituzionali, al ministero degli Esteri e in Parlamento, nel complesso che ospita le agenzie delle Nazioni Unite e alla rappresentanza diplomatica d’Italia. “Una visita che segue quella della ministra dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini”, ci dice l’ambasciatore Vincenzo Del Monaco: “Alla presenza del capo di Stato William Ruto è stata firmata un’intesa nei settori dell’istruzione superiore, della ricerca scientifica e dell’innovazione, nel quadro del Piano Mattei per l’Africa”.

Economia e innovazione

Gli studenti faranno poi tappa a Konza, hub tecnologico pensato per ospitare 100mila abitanti e pronto per una “fase 2” di sviluppo e investimenti. Un altro momento di formazione sarà al Centro spaziale Luigi Broglio, nato da una cooperazione con l’Italia avviata nei primi anni Sessanta e che si rinnova adesso anche con laboratori per lo sviluppo di “CubeSat”, nanosatelliti di ultima generazione. Di questi rapporti ha parlato con gli studenti della Lumsa in partenza l’ambasciatore del Kenya a Roma, Fredrick Mattwanga’a. In primo piano, nella sua testimonianza, il dinamismo di una società con una propensione spiccata all’innovazione e “un’economia particolarmente forte nel settore delle startup e del digitale”, come suggerisce l’appellativo “Silicon Savannah” usato in riferimento a Konza e ad altre città tecnologiche. C’è poi la visione politica. Secondo Mattwanga’a, “il Kenya ha legami sempre più stretti con l’Europa e l’Italia e rappresenta un partner anche nella costruzione di una cittadinanza globale”. L’appello dell’ambasciatore è a superare gli “stereotipi” sull’Africa e a riflettere anche sull’ “harambee”, una parola in lingua swahili che significa “fare squadra” e potrà essere un riferimento anche per i borsisti italiani.

Interscambio e formazione

Lo scambio è comunque in entrambe le direzioni. Mentre i ragazzi italiani imparano a Nairobi, si preparano nuove opportunità a Roma. “Per la formazione dei ragazzi africani, provenienti da Kenya ma anche da Etiopia e Somalia”, sottolinea Sebastiani, “stiamo assegnando dieci borse per un master in ‘Gestione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile’, online e in presenza”.

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22 febbraio 2026, 11:00