Nuove proteste studentesche in Iran
Giada Aquilino - Città del Vaticano
Dall’università di Teheran a quella di Mashhad, gli studenti di diversi atenei iraniani ieri e sabato hanno inscenato nuove manifestazioni per commemorare, al termine del tradizionale periodo di lutto di 40 giorni, le persone uccise nell’ondata di proteste di gennaio, inizialmente partite tra i commercianti della capitale per la crisi economica e il crollo della moneta nazionale, il riyāl, e poi estesesi a tutto il Paese. A dare notizia delle ultime manifestazioni, sfociate in scontri con le forze di sicurezza, l’emittente con sede a Londra “Iran International”, proprio quando si apre uno spiraglio per un prossimo round di colloqui sul nucleare di Teheran.
Nuove manifestazioni degli studenti negli atenei iraniani
Sui social si sono rapidamente diffuse le prime immagini di quanto stava accadendo nelle università iraniane. Secondo gli attivisti, sarebbero scoppiati in particolare scontri con membri dei Basij, legati al corpo dei Guardiani della rivoluzione, entrati nei campus — secondo la newsletter studentesca “Khajeh Nasir” — per identificare e arrestare gli studenti: all’avvio del nuovo semestre universitario, i giovani stavano scandendo slogan anti-regime, invocando la scarcerazione dei manifestanti già detenuti dal mese scorso e chiedendo la revoca delle condanne a morte decise per diversi di loro.
La prosecuzione delle trattative sul nucleare
Nelle stesse ore, dall’Oman è arrivata la conferma del ministro degli Affari esteri di Mascate, Badr al-Busaidi, che contribuisce alla mediazione tra Washington e Teheran, circa la prosecuzione delle trattative: dopo due fasi di negoziati indiretti da inizio febbraio, gli incontri riprenderanno "con uno slancio positivo verso il raggiungimento di un accordo" sul programma atomico iraniano, ha scritto al-Busaidi sui propri canali social.
Il ministro degli Esteri iraniano: chance per un'intesa
Anche i media iraniani hanno confermato l’agenda negoziale, riferendo che il capo della diplomazia di Teheran, Abbas Araghchi, ha discusso al telefono con l’omologo omanita "delle modalità di organizzazione" delle riunioni. Lo stesso Araghchi, in un’intervista all’emittente statunitense Cbs, ha dichiarato che "ci sono buone chance" per un’intesa, che adesso è a "portata di mano". "La diplomazia è l’unico modo per dissipare le preoccupazioni nucleari degli Stati Uniti", ha detto, riferendosi alla pressione militare statunitense in Medio Oriente e assicurando che al momento Teheran è "al lavoro sugli elementi e sulla bozza di un accordo". Secondo il sito d’informazione Axios, gli Usa si attendono che Teheran faccia pervenire tale bozza d’intesa entro 48 ore. Si tratterebbe, riferiscono fonti dell’amministrazione Usa al portale, dell’ultima finestra di opportunità prima di una decisione definitiva del presidente, Donald Trump.
L'Iran insiste sulla rimozione delle sanzioni
Eppure Teheran insiste: l’esecuzione di ulteriori ispezioni da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ai siti nucleari iraniani, inclusa nei negoziati, è condizionata alla "reale rimozione" delle sanzioni statunitensi e internazionali, ha fatto sapere il portavoce del ministero degli Affari esteri, Esmail Baghaei, in dichiarazioni riprese dall’agenzia Tasnim.
Kallas: una soluzione diplomatica per evitare un'altra guerra
Un appello a perseguire comunque una "soluzione diplomatica" che eviti un’altra "guerra" in Medio Oriente è venuto dall’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, a margine del Consiglio Affari esteri di oggi a Bruxelles. Non si tratta, ha però aggiunto, "solo della questione nucleare, ma anche del programma missilistico balistico e delle altre preoccupazioni che abbiamo nei confronti dell’Iran". Le dichiarazioni della Kallas seguono la decisione di Bruxelles, a fine gennaio, di inserire le Guardie rivoluzionarie iraniane nella lista Ue delle organizzazioni terroristiche. Ieri la Repubblica islamica ha risposto alla misura, indicando con la medesima denominazione le forze navali e aeree dei Ventisette.
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