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Un'immagine della Fontana di Trevi a Roma (ANSA) Un'immagine della Fontana di Trevi a Roma (ANSA)

Iperturismo e patrimonio culturale, l'importanza di educare alla bellezza

L'introduzione dal 2 febbraio di biglietti a pagamento in alcuni siti del patrimonio culturale romano, tra cui la Fontana di Trevi, suggerisce una riflessione intorno all'accessibilità e alla conservazione dei monumenti e al fenomeno dell'"overtourism". Temi che richiamano l'importanza del ruolo civico dell'arte, come sottolinea ai nostri microfoni Marco Ramazzotti, docente del corso di Scienze del Turismo Sostenibile alla Sapienza di Roma

Eugenio Murrali - Città del Vaticano

È una storia antica come l'acqua, l'Acqua Vergine per la precisione, che dai tempi dell'imperatore Augusto ha iniziato a sgorgare al centro di Roma e dal Settecento si è trovata a sfociare in uno dei monumenti più noti e amati al mondo. Nel 1731 Papa Clemente XII bandì un concorso e scelse Nicola Salvi per l'edificazione di una magnifica scenografia marmorea che celebrasse quell'elemento necessario all'esistenza. Da allora la Fontana di Trevi accende di vita il cuore della città, annunciandosi ai romani e ai visitatori già nelle vie vicine con il suo scroscio e imponendosi con la sua grandiosità agli occhi di chi arriva. Piranesi, Fellini, Renato Rascel, Totò alcuni tra gli artisti più noti tra coloro che l'hanno, in qualche modo, resa protagonista delle loro opere. Dall'inizio di questo mese, però, per vedere da vicino il celebre catino che raccoglie, con l'iconico lancio della monetina, sogni e speranze dei visitatori, e la promessa di tornare nella Città Eterna, sarà necessario un biglietto, a pagamento per i non residenti.

Ascolta l'intervista a Marco Ramazzotti

Conservare e far conoscere

"Chi vive a Roma o chiunque l'abbia visitata - osserva Marco Ramazzotti, archeologo, e docente del corso in Scienze del Turismo Sostenibile dell'Università Sapienza - ricorderà la Fontana di Trevi come un luogo più o meno caotico e aperto a tutti, ma gratuito. Il biglietto porterà, i dati sembrano già confortanti, a visite più regolate, ordinate e comunque eviterà il sovraffolamento". Dai ricavi dello sbigliettamento di due euro, sottolinea inoltre, verrà la possibilità di difendere e promuovere meglio questo e altri luoghi della capitale italiana.  "Mi chiedo però - soggiunge - dal momento che la Fontana di Trevi è un patrimonio dell'umanità, che senso abbia distinguere tra non residenti paganti e non paganti residenti". Il pensiero di Ramazzotti va non tanto ai turisti stranieri, che secondo il docente acquisteranno con piacere il biglietto, ma soprattutto a chi venga dalle vicine province, dove "c'è l'urgenza di formare alla conoscenza, alla protezione e alla valorizzazione del patrimonio", l'urgenza di "educare alla bellezza". Gli altri luoghi a pagamento saranno il Museo di scultura antica "Giovanni Barracco", il Museo "Carlo Bilotti" - Aranciera di Villa Borghese, il Museo "Pietro Canonica", il Museo Napoleonico e la Villa di Massenzio.

Il "pubblico dell'arte"

Un'oggettiva complessità grava su chi debba amministrare una storia culturale preziosa e fragile. "Quando per accedere alla comprensione, allo studio, alla fruizione dei patrimoni tangibili e intangibili è necessario pagare, anche poco, svanisce quello che Giulio Carlo Argan aveva definito in un suo saggio il 'pubblico dell'arte', ovvero il ruolo dell'arte nella costruzione dei valori della cittadinanza e del rispetto dei principi costituzionali". Il dubbio di Ramazzotti si estende anche al rischio di una musealizzazione di luoghi e monumenti artistici "la cui rilevanza è data dal loro essere parte di un paesaggio, di un contesto dinamico, vivente".

Dal 2 febbraio bisogna pagare due euro per l'accesso contingentato all'area prospiciente il catino della fontana simbolo di Roma
Dal 2 febbraio bisogna pagare due euro per l'accesso contingentato all'area prospiciente il catino della fontana simbolo di Roma   (ANSA)

Un turismo sostenibile

Il problema dell'iperturismo è, in Italia e altrove, un dato irrefutabile e in certi casi un'emergenza, alla quale si può far fronte con un ventaglio di risposte diversificate, che contemperino il tema di un'accessibilità democratica a quello della conservazione. Una via da percorrere è quella della formazione di un cittadino e di un visitatore consapevoli, che non cadano nella trappola di un turismo di consumo, edonistico: "Dal momento che si lavora troppo, con salari mediamente bassi, si sente forte l'urgenza di evadere - afferma Ramazzotti -, di usare il bene culturale come un mordi e fuggi", un atteggiamento spesso sollecitato dalle multinazionali del turismo, secondo l'archeologo. Questo può portare a un mancato rispetto delle società, della natura e della cultura. Sarebbe importante, per evitare rischiose concentrazioni, "riscoprire e comunicare i piccoli centri, i borghi, favorire il decentramento dei flussi", incentivando il turismo nelle periferie, nell'area metropolitana, e andando oltre, nelle province, anch'esse ricche di tesori. 

I giovani e il rischio del virtuale  

Anche rispetto alla posizione delle giovani generazioni di fronte all'arte, Ramazzotti guarda con equilibrio diversi aspetti. "Alle nostre nuove generazioni cerchiamo di insegnare capacità critica e resistenza, sperando che questo le aiuti a rapportarsi anche, ma non solo, al patrimonio culturale". Ai ragazzi la rivoluzione tecnologica, l'intelligenza artificiale - "che come è noto non conosce l'etica", dice lo studioso - offrono nuove possibilità e pongono nuove sfide, per le quali sono necessari strumenti intellettuali capaci di sostenerle. La virtualità, "oggi in un certo senso una rappresentazione molecolare dell'oggetto storico e culturale", ha un ruolo crescente anche nel rapporto con l'eredità artistica e spesso sottrae la nostra attenzione al dato tattile e percettivo e ci restituisce una visione che può essere alterata da algoritmi. I paesaggi virtuali, la realtà aumentata, i tour digitali a volte hanno alle spalle, d'altra parte, grandi e importanti progetti di ricerca e il loro contributo nella conoscenza, tridimensionale anche sul piano storico, del patrimonio non va sottovalutato. C'è però un rischio concreto per i giovani, un'ulteriore tentazione di solitudine in queste ricostruzioni informatiche del passato, che, per quanto perfette, possono portare a un allontanamento del desiderio di un'esperienza sensibile del patrimonio, dell'incontro, della reale condivisione.

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06 febbraio 2026, 10:00