Honduras, nel "Corredor Seco" sette cooperative coltivano speranza
di Vincenzo Giardina
Tensioni politiche ma anche, sul piano sociale e ambientale, fermenti e speranze. È un momento comunque cruciale per l’Honduras, con l'avvio della presidenza di Nasry Asfura, già volato in Florida per incontrare l'alleato Donald Trump. Durante il colloquio nella residenza di Mar-a-Lago, ha riferito il presidente degli Stati Uniti, è stato concordato di lavorare insieme per "contrastare pericolosi cartelli e trafficanti di droga" e per "deportare migranti illegali ed esponenti di gang". Asfura ha invece sottolineato come Washington si sia impegnata a sostenere "importanti investimenti privati" in Honduras.
Le cooperative nel Corredor seco
Nel Paese centro-americano le speranze invece riguardano il lavoro, la dignità, la terra. Anche nel “Corredor seco”, una fascia arida estesa dal Messico alla Costa Rica, una delle più colpite al mondo dai cambiamenti climatici. È in questa regione, in particolare nel dipartimento honduregno di Choluteca, che stanno crescendo sette cooperative agricole modello: grazie ai crediti agevolati garantiti attraverso piccole casse rurali, producono caffè o anacardi, platano o fagioli usando fertilizzanti e antiparassitari biologici.
La collaborazione con Focsiv
Il cambiamento è anche frutto di una collaborazione internazionale, in particolare con Progettomondo, una ong italiana socia della Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana (Focsiv). Per capirne portata e prospettive ascoltiamo Maria Rutilia Mendoza Ordoñez, presidente della “Finca El Edén”, una delle sette cooperative. "Abbiamo iniziato con dei corsi di formazione su come far crescere e gestire un’impresa agricola sostenibile", sottolinea. "Coltiviamo i prodotti che consumiamo, che produciamo a chilometro zero, tutti qui a San Marcos de Colón".
Nell'ultimo raccolto ci sono pomodori, zucche e anche carote. "Utilizziamo fertilizzanti organici, prodotti con i rifiuti della cucina, come le ceneri dei fornelli, il carbone dei forni, i gusci d'uovo e la pollina", sottolinea la presidente di Finca El Edén. "L'idea è riciclare gli scarti trasformandoli in fertilizzante per la nostra terra, per coltivazioni che siano al 100 per cento biologiche e salutari".
Il lavoro delle donne
Ha una storia diversa Ilda Betancourt. Per anni è stata raccoglitrice di plastica, camminando sotto il sole da una comunità all'altra per recuperare rifiuti da rivendere. Ad aiutarla sono state anche giornate di formazione sulle tematiche di genere, organizzate da Progettomondo. Tempo fa è riuscita ad aprire una "pulperia", una piccola bottega di alimentari, e ora guida un'altra delle sette cooperative, che si chiama Esmupromarg. In una testimonianza video mostra serre dove contadine coltivano papaya, pomodori e ravanelli. "Per noi donne della comunità non c'è davvero nulla di scontato", evidenzia: "È sempre stato difficile avere la proprietà di un terreno e coltivarlo".
L’aiuto della Chiesa italiana
La crescita delle cooperative, attraverso il sistema del microcredito e la formazione tecnica, è supportata dall'Italia con i fondi dell'8xmille alla Chiesa cattolica. Secondo Cristina Porello, con Progettomondo nella capitale Tegucigalpa, "l'impegno è contribuire a una transizione ecologica di filiere agricole, come caffè, anacardi, ortaggi e cereali, e di attività zootecniche, puntando in particolare su animali da cortile". La cooperante sottolinea che l'obiettivo è "favorire un adattamento al cambiamento climatico, mitigando le conseguenze negative". C'è poi il capitale sociale. "Si tratta anche", secondo Porello, "di creare opportunità di lavoro in alternativa all’abbandono delle terre e alle migrazioni verso gli Stati Uniti".
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