Il piccolo Roman ospite lo scorso anno negli studi di Radio Vaticana - Vatican News Il piccolo Roman ospite lo scorso anno negli studi di Radio Vaticana - Vatican News 

Ucraina, un’onda libera che arriva nel cuore della guerra

Il programma ucraino di Radio Vaticana-Vatican News al servizio della popolazione: il prossimo 24 febbraio saranno 4 anni dall’invasione su larga scala della Russia all’Ucraina, in una terra che non conosce pace già dal 2014. Raccogliamo la testimonianza diretta di chi vive la guerra sulla propria pelle tutti i giorni, raccontando cosa succede, riferendo della solidarietà globale e del sostegno costante del Papa, spiega il responsabile, padre Tymotey Kotsur, nella Giornata mondiale della Radio

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Raccogliere la «testimonianza diretta», «di prima mano», di chi vive la guerra sulla propria pelle tutti i giorni, raccontando al mondo cosa succede in Ucraina, riferendo della «solidarietà» verso il cuore ferito dell’Europa e del «sostegno costante» di Leone XIV, portando «una parola di consolazione, supporto e speranza». Quando il prossimo 24 febbraio saranno quattro anni dall’invasione su larga scala della Russia all’Ucraina, in una terra che non conosce pace già dal 2014, è questa la missione del programma ucraino di Radio Vaticana-Vatican News, nelle parole del responsabile, padre Tymotey Kotsur, sacerdote dell’ordine basiliano di San Giosafat.

Ascolta l'intervista a padre Tymotey Kotsur


Fin dai primi giorni della guerra, «abbiamo avviato un servizio con tutti i mezzi possibili, via telefono, via internet, via social, per ascoltare le persone», racconta padre Kotsur, riportando il lavoro della redazione, composta anche da Svitlana Dukhovych e suor Stefaniya Vandych. «Abbiamo cominciato con gli sfollati che lasciavano zone diventate pericolose, che si spostavano dall’est verso l’ovest, che ci raccontavano delle difficoltà, degli stenti, della paura, ma anche di come venivano accolti. La stessa cosa succedeva con le strutture che hanno iniziato ad aiutare queste persone. Poi sono cominciati la distribuzione degli aiuti umanitari, l’accompagnamento alla sofferenza dei feriti, delle famiglie in lutto. E così oggi: cerchiamo non soltanto di riferire queste storie ma anche di trovare persone che possano dare testimonianza in diverse lingue, in polacco, in italiano, in inglese, condividendole poi con i nostri colleghi» dei media vaticani e internazionali.

Dalle prime trasmissioni a oggi

Era il 14 dicembre 1939 quando Pio XII decise di avviare la programmazione in ucraino della Radio Vaticana per aiutare la Chiesa locale perseguitata dal comunismo. Dopo 86 anni di attività, e quando la Radio Vaticana ne ha appena celebrati 95, oggi la redazione ucraina dell’emittente della Santa Sede produce programmi radiofonici quotidiani e un servizio liturgico domenicale e festivo, estesi anche al web e ai social.

«I sacerdoti cercano di rimanere sul terreno fino a quando è possibile: proprio i servizi radiofonici liturgici diventano allora ancora più importanti nelle zone dove non ci sono più loro, a causa dell’infuriare delle operazioni belliche o nei territori occupati». Zone, queste, peraltro al centro dei recenti negoziati di Abu Dhabi, focalizzatisi pure sulla questione territoriale: il presidente russo Vladimir Putin ha posto come condizione la cessione del Donbass, incluse le aree sotto il controllo di Kyiv, respinta invece dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
«Le persone che rimangono in quelle aree possono ascoltare i nostri programmi in onde corte. È un modo per esserci. In fondo oggi quando i mezzi, quelli moderni come internet, che sembrano facilitare la vita, possono essere bloccati o censurati, l’onda radio arriva liberamente, anche quando ci sono problemi di elettricità». Il padre basiliano ricorda quando già tre anni fa un ascoltatore, Oleksandr, dalla regione di Kyiv testimoniò la crucialità di quel servizio in una terra paralizzata dai frequenti blackout per i ripetuti bombardamenti russi sulle infrastrutture energetiche.

La popolazione al gelo

Ora, quando le temperature scendono anche sotto i -20°C, la situazione non è cambiata: il quadro che emerge dalle interviste raccolte e dai continui contatti in patria mostra un impatto devastante per chi cerca di sopravvivere, sotto gli attacchi, al gelo invernale. «Raccontano le difficoltà e la sofferenza che questa situazione causa, soprattutto per le persone con ridotte mobilità, anziani, malati. Ma ci dicono pure di come i diversi volontari, di Caritas Ucraina, Caritas Spes, Società di San Vincenzo de’ Paoli, cerchino di dare sollievo alle persone, visitando gli edifici rimasti senza riscaldamento o predisponendo luoghi più caldi nelle parrocchie, nelle tende, nei sotterranei delle chiese. E di come si muova la solidarietà dei Paesi vicini — nuove iniziative sono fiorite in molte diocesi, in particolare polacche — e di tutta Europa, assieme alla sollecitudine del Papa attraverso l’Elemosineria apostolica». L’ultimo carico di aiuti, partito dalla Basilica di Santa Sofia, la chiesa degli ucraini a Roma, ha riguardato 80 generatori di corrente, oltre a farmaci, integratori e viveri. Un impegno senza sosta verso gli ucraini che si traduce, spiega padre Kotsur, in un «motore di solidarietà» anche nel resto del mondo, «coinvolgendo persone di tutte le fedi e in generale uomini e donne di buona volontà nella società civile».

Un edificio bombardato a Druzhkivka, nella regione di Donetsk
Un edificio bombardato a Druzhkivka, nella regione di Donetsk   (ANSA)

Sin dai primi giorni di guerra, riferisce ancora il responsabile del programma ucraino di Radio Vaticana-Vatican News, «abbiamo impostato le nostre trasmissioni e i nostri servizi cercando di dare spazio in ogni edizione ad almeno un appello di sostegno o solidarietà. A quelli del Papa e della Santa Sede e, parallelamente, abbiamo chiesto ai nostri colleghi dei programmi in lingua dei media vaticani di segnalarci quelli delle diverse Conferenze episcopali o dei loro Paesi, di cui poi abbiamo dato conto».

Sofferenza e resilienza

A colpire, in ogni azione o impegno al fianco delle popolazioni nei territori dilaniati dalla guerra, è la «sofferenza dei bambini» e insieme «la loro instancabile testimonianza di resilienza». Padre Kotsur ricorda quando un anno fa, negli studi di Radio Vaticana, dopo un incontro con Papa Francesco, venne ospite il piccolo Roman, oggi 11 anni: nel 2022 un attacco missilistico russo a Vinnytsia gli portò via la mamma, lasciando sul 45% del suo corpo ustioni di terzo grado. Da allora è stato tutto un susseguirsi di operazioni, cure, interventi tra Ucraina e Germania. «Oggi è uno dei veri testimoni della speranza, vuole dare il suo contributo affinché questo mondo sia migliore».

La foto di Maria donata al Papa
La foto di Maria donata al Papa   (@Vatican Media)

Una commozione contagiosa, quella del sacerdote ucraino, quando racconta di Roman ma anche di un gruppo di giovani provenienti da Kharkiv: all’udienza generale di Papa Leone XIV, nel giugno scorso in Piazza San Pietro, hanno presentato al Pontefice una fotografia incorniciata della loro compagna Maria, morta un anno prima, a 12 anni, in un bombardamento mentre faceva la spesa con sua madre, Iryna. Sono queste testimonianze, riflette padre Kotsur, che in fondo rafforzano «il nostro desiderio e la nostra speranza che tutto questo finisca, senza ripetersi mai più, fino ad arrivare ad una pace giusta, solida, duratura per i nostri ascoltatori, per i nostri cari, per tutti gli ucraini e non solo».

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13 febbraio 2026, 15:25