2026.02.20 Brasil - Napoles - Dia da Lingua Materna - 21 fevereiro - 2026

Giornata della lingua madre, per un’educazione inclusiva

È stata istituita dall’Unesco nel 1999 per promuovere la tutela e la valorizzazione di ogni idioma, scrigno di identità, cultura e storia. Quest'anno pone l'accento sul ruolo dei giovani nel plasmare la dimensione multilinguistica nell'apprendimento. Lo studioso Matteo Motolese: “Valorizzarla è fondamentale per l'integrazione e per il benessere delle persone”

Eugenio Murrali - Città del Vaticano

Non è una lingua come le altre, ma uno spazio di affettività, cultura e identità necessario per ogni essere umano. La lingua madre - di cui il 21 febbraio ricorre la giornata internazionale, indetta dall’Unesco nel 1999 - è una radice naturale; eppure la sua sopravvivenza e la sua piena espressione non sono sempre scontate. Il quaranta percento della popolazione mondiale, secondo l’Unesco, non ha accesso all’educazione nell’idioma che parla o comprende. Nasce da qui la necessità di promuovere un insegnamento inclusivo, specialmente nella scuola dell’infanzia, come sottolinea il tema suggerito per quest’anno dall’agenzia delle Nazioni Unite, Giovani voci sull’educazione multilingue, ponendo l’accento sul ruolo delle nuove generazioni nel plasmare un apprendimento che tenga conto della ricchezza e della diversità di ciascuno. 

Ascolta l'intervista con il linguista Matteo Motolese

Come nasce questa giornata

Si deve al Bangladesh l'iniziativa che ha portato l'Unesco all'istituzione di questa giornata internazionale. La data scelta ha infatti anche l'obiettivo di ricordare una rivolta studentesca avvenuta il 21 febbraio 1952 a Dacca, la capitale dell’attuale Bangladesh, che allora era parte del Pakistan. Quel giorno molti studenti persero la vita mentre manifestavano per difendere il bangla, la propria lingua madre.

Un’espressione che abbraccia

La lingua madre tocca molti aspetti dell’essere umano. “Ha una componente emotiva molto forte, di identità”, osserva il professor Matteo Motolese, docente di Linguistica italiana all’Università Sapienza di Roma. Attraverso questo codice passa anche il nostro rapporto con gli altri.  Per chi si trovi a vivere in un ambiente che non condivide la stessa lingua, poter valorizzare quella radice familiare, originaria, “conta anche per l'integrazione, per l'inclusione e questo ha un riflesso naturalmente sul benessere della persona”. Quanto siano importanti le dimensioni del linguaggio e della parola, non smette di ricordarlo anche Papa Leone XIV, che nel recente messaggio per la Quaresima ha detto: “Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie”. 

L'istruzione multilingue

L'Unesco, quest'anno, ha ricordato che la lingua è più di un semplice mezzo di comunicazione: è fondamentale per l'identità, l'apprendimento, il benessere e la partecipazione alla società. Nel 2026 ha insistito sull'importanza di sistemi educativi che riconoscano e valorizzino la lingua di ogni studente per sostenere l'inclusione e un apprendimento più equo ed efficace per chi si trovi immerso in un contesto linguistico diverso da quello di origine. "Qualche decennio fa il bilinguismo - spiega Motolese - veniva visto come qualcosa da tenere a distanza, da eliminare, da rigettare. Oggi la posizione è completamente diversa e fortunatamente c'è un'attenzione a valorizzare le lingue di provenienza". Questo richiede, però, impegno e competenze. "La scuola - aggiunge - sta facendo uno sforzo in questa direzione e, naturalmente, serve ancora moltissimo lavoro". Per le Nazioni Unite, inoltre, i giovani svolgono un ruolo fondamentale nel virtuoso approccio multilinguistico, "difendendo e rivitalizzando le lingue, creando contenuti digitali e utilizzando la tecnologia per rendere la diversità linguistica più visibile e apprezzata".

Leggere e comprendere

La stessa lingua madre, anche laddove non rischi di scomparire o di essere sopraffatta ed esclusa, ha due avversari molto ostinati. Da un lato c'è l'analfabetismo di ritorno, quel fenomeno per cui si disimpara ciò che si è appreso. Dall'altro l'analfabetismo funzionale, l'incapacità di comprendere ciò che si legge. Di fronte a questo stato di cose, afferma Motolese, "bisognerebbe investire di più per promuovere la lettura per cercare il più possibile di sostenere anche le fasi dell'età adulta in cui si ha una riduzione del contatto con la cultura scritta". E non intende riferirsi con quest'ultima espressione a quel che passa sotto i nostri occhi sui dispositivi elettronici: il problema sta anche nel tipo di lingua che si legge e si usa quotidianamente. Per questo bisognerebbe dare importanza alla diffusione delle biblioteche e all'accessibilità, anche economica, ai libri e ai giornali: questa circolazione della parola scritta può favorire un consolidamento di quelle competenze oggi in molti casi carenti e invece quanto mai necessarie per una partecipazione attiva e consapevole alla vita della società.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

21 febbraio 2026, 10:00