Cerca

Il valico di Rafah tra Gaza e l'Egitto riaperto stamattina per il passaggio dei residenti Il valico di Rafah tra Gaza e l'Egitto riaperto stamattina per il passaggio dei residenti  (AFP or licensors)

Gaza, riaperto il valico di Rafah ma solo per i residenti

Ha riaperto stamattina il valico di Rafah tra la Striscia di Gaza e l'Egitto per il passaggio dei soli residenti. Medici senza frontiere condanna la decisione di Israele di bloccare le sue attività umanitarie nell'enclave palestinese: "Vuole impedire gli aiuti". Incontro Al Sisi-re Abdullah II: no a collocamenti dei palestinesi al di fuori della Striscia

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

Il valico di Rafah, che collega la Striscia di Gaza con l’Egitto, è stato riaperto stamattina all’ingresso e all’uscita dei residenti: lo ha fatto sapere un funzionario della sicurezza israeliano, ripreso dall’agenzia Afp.

Decine di migliaia di palestinesi in attesa di cure mediche

Circa 20.000 bambini e adulti che necessitano di cure mediche sperano ora di poter lasciare la Striscia attraverso il valico, secondo i responsabili sanitari di Gaza. Migliaia di altri palestinesi fuori dal territorio sperano invece di entrare e tornare a casa, sempre che non sia stata distrutta. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, tuttavia ha chiarito che sarà consentita l’uscita di 50 pazienti al giorno, e lo stesso numero di persone sarebbe previsto in ingresso, riferisce Al Qahera News. Tel Aviv ha poi dichiarato che spetterà alle autorità del Cairo controllare i flussi, sotto la supervisione di agenti della polizia di frontiera dell’Unione europea e di una piccola presenza palestinese.

Il Comitato tecnico per Gaza: una finestra di speranza

Il capo del Comitato tecnico palestinese istituito per la gestione degli affari correnti di Gaza ha dichiarato che la riapertura del valico di frontiera di Rafah da parte di Israele offre ora una "finestra di speranza" per i palestinesi nel territorio. "Questo passo non è semplicemente una misura amministrativa; segna piuttosto l'inizio di un lungo processo per riallacciare ciò che è stato reciso e aprire una vera e propria finestra di speranza per il nostro popolo nella Striscia di Gaza", ha dichiarato Ali Shaath in una nota. 

La reazione dell'Ue

"Questa riapertura, insieme al ridispiegamento della nostra missione, segna un passo significativo nell'attuazione del piano globale per porre fine al conflitto di Gaza", ha dichiarato anche il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, nel briefing quotidiano con la stampa. La missione Eubam Rafah, ha concluso, rappresenta "un valore aggiunto concreto e positivo dell'Ue al piano di pace per Gaza. Fa parte dei nostri strumenti e li abbiamo attivati".

Ancora raid dell'Idf nella Striscia

All’interno del territorio della Striscia, però, le armi non hanno mai smesso di sparare, anche nelle ultime ore. Un bambino di tre anni è stato infatti ucciso dalle truppe israeliane nella zona di al-Mawasi, nel sud, vicino alla città di Khan Yunis. L’attacco sarebbe avvenuto al di fuori delle aree di dispiegamento dell’Idf, secondo quanto riferito ad Al Jazeera da fonti del Nasser Medical Complex. Al-Mawasi ospita un vasto campo profughi con decine di migliaia di persone in condizioni di miseria. Nonostante i continui attacchi, prosegue la testata araba, Israele ha descritto l’area come una "zona di sicurezza umanitaria". Dall’entrata in vigore del cessate-il-fuoco, a metà ottobre, i palestinesi uccisi sarebbero al momento più di 500 e oltre 1.400 i feriti.

Paesi musulmani: da Israele "ripetute violazioni" della tregua

Diversi Paesi musulmani hanno condannato le "ripetute violazioni" della tregua da parte di Israele: tra questi, Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Pakistan, Turchia, Arabia Saudita e Qatar.

Msf: Israele vuole impedire l'ingresso degli aiuti

Per quanto riguarda il fronte umanitario, Israele ha annunciato ieri lo stop alle operazioni di Medici senza frontiere nella Striscia. Il termine per la cessazione delle attività è il 28 febbraio. La decisione, secondo il ministero israeliano per gli Affari della diaspora e la Lotta all’antisemitismo, sarebbe legata al mancato invio degli elenchi del personale palestinese, requisito che Tel Aviv afferma di applicare a tutte le organizzazioni presenti sul territorio. Ma Msf ha spiegato di non aver condiviso i nominativi per timori legati alla sicurezza dei dipendenti e all’assenza di garanzie sull’uso esclusivamente amministrativo dei dati. In una nota ha poi attaccato il governo Netanyahu sostenendo che la misura "è un pretesto per impedire gli aiuti a Gaza".

Incontro tra Al Sisi e re Abdullah II

A livello diplomatico, il presidente egiziano, Abdel Fattah Al Sisi, ha avuto un incontro con il re di Giordania, Abdullah II. Sul tavolo i progetti sul futuro di Gaza: i due leader hanno sottolineato l’importanza di una corretta attuazione dell’accordo di tregua, ribadendo la necessità di facilitare la consegna di aiuti umanitari e la ferma opposizione a qualunque ricollocamento della popolazione palestinese al di fuori della Striscia.

 

(Ultimo aggiornamento 15.00)

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

02 febbraio 2026, 11:22