Per Gaza una rete che cura. Quando la solidarietà è un atto collettivo
Stefano Leszczynski – Città del Vaticano
A Gaza l’emergenza umanitaria è ancora drammatica e a farne le spese sono in particolare i bambini e le persone più fragili, anziani e malati. Le organizzazioni non governative che aderiscono alla Campagna “Per Gaza una rete che cura” stimano che i minori palestinesi in età scolare siano almeno un milione e tra questi ben 59 mila sono quelli che durante l’invasione israeliana hanno perso uno o entrambi i genitori. Le poche strutture sanitarie rimaste in piedi nell’enclave palestinese hanno bisogno di tutto. “Mancano i medicinali e in particolare non si trovano antibiotici", spiega il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei latini, in un videomessaggio. "I pochi generatori di elettricità funzionanti non hanno carburante. È una situazione di estrema gravità”.
Il sostegno del Patriarcato latino di Gerusalemme
Gli sfollati nella Striscia di Gaza sono più di due milioni e non hanno altro riparo che tende e poche strutture di fortuna, come le poche scuole che non sono state distrutte. L'infanzia è la più esposta ai rischi del rigido inverno ancora in corso. “La notte fa molto freddo e ci sono bambini seriamente malati. – prosegue il patriarca Pizzaballa - Alcuni sono morti a causa proprio del freddo”. Nel ringraziare tutti gli organismi che già aderiscono alla nuova Campagna umanitaria il cardinale ribadisce la necessità di essere presenti e fare tutto il possibile per i bambini di Gaza sia per quanto riguarda l’ambito educativo, che quello sanitario. “La Chiesa – conclude il porporato - non abbandonerà mai i nostri fratelli e le nostre sorelle che sono nel bisogno per riportare la dignità che Dio ci ha dato quando ci ha creato”.
La crisi sanitaria
“Come partner della Campagna abbiamo l’ambizione di cambiare la società in cui viviamo e per farlo abbiamo deciso di soccorrere e stare accanto alla sanità palestinese, e questo anche grazie al rapporto con il Patriarcato latino di Gerusalemme”, afferma Antonio Lojacono, presidente di Gsi-Italia, organizzazione impegnata prevalentemente nel settore sanitario in varie parti del mondo. “Affiancare e sostenere il patriarcato latino nell’individuazione dei bisogni sanitari prioritari della Palestina e di Gaza in particolare non è soltanto una scelta di campo, ma di concretezza, per far sì che ciò che serve arrivi a destinazione in maniera puntuale”. Tra le iniziative realizzate dal Gruppo di solidarietà internazionale oltre alla fornitura di farmaci e strumenti sanitari, c’è anche la formazione del personale sanitario palestinese anche in Italia.
Bambini, vittime innocenti
Intanto il cessate il fuoco a Gaza gronda sangue: oltre 650 morti ammazzati dall’inizio della tregua l’11 ottobre scorso e per il 60% si tratta di donne e bambini. Un conteggio reso noto dall’Ong Ciss - Cooperazione internazionale Sud Sud, che non tiene conto dei palestinesi che vengono uccisi in Cisgiordania. Più del 90% delle strutture scolastiche della Striscia è stato raso al suolo e le poche scuole ancora in piedi vengono utilizzate come rifugi di fortuna per i profughi palestinesi. Per tentare di restituire una parvenza di normalità ai bambini di Gaza è già partito il progetto delle “tende educative”, spiega Amal Khayal dell’ong Ciss. “Finora abbiamo costruito sei tende scolastiche nella Striscia di Gaza dove circa 200 bambini hanno potuto proseguire i programmi di istruzione su base semestrale”. Il costo da sostenere per ogni tenda-educativa tra struttura modulare e sostegno finanziario agli insegnanti va dai 7 mila ai 10 mila euro. “Il problema – aggiunge Amal Khayal - non è soltanto quello della ripresa dell'istruzione, ma anche quello di restituire una parvenza di normalità ai bambini, che permetta loro di superare i traumi subiti".
La pace costruita dal basso
In un contesto in cui le guerre nel mondo si moltiplicano, i diritti vengono violati e le diseguaglianze si amplificano, la solidarietà deve tornare ad essere un atto collettivo. Presentando la nuova Campagna per Gaza alla stampa, Vincenzo Curatola, presidente del ForumSaD (Forum Permanente per il Sostegno a Distanza), sottolinea la necessità di fare dell’iniziativa umanitaria anche un momento di crescita per l’Italia. “Il messaggio che tende a passare ultimamente è che la crisi di Gaza sia un qualcosa in via di soluzione, mentre la realtà resta terrificante”. Quello che è stato presentato oggi è un progetto aperto all’adesione di tutte le organizzazioni che volgiano dare il proprio contributo, dichiara Giovani Lattanzi, presidente dell’Associazione delle Ong italiane: "Credo che sia un una grande occasione poter parlare di educazione e formazione per dei bambini e ed esposti ad ogni tipo di sopruso. Quello che serve è un’azione di risposta alla fase storica che stiamo vivendo, dominata dall’individualismo e dall’affarismo. Adesso serve partire dal territorio, dai partner locali, e costruire la pace dal basso”.
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