Gaza, avviata la riapertura del valico di Rafah
Guglielmo Gallone - Città del Vaticano
È inziata oggi ma solo in fase sperimentale la riapertura parziale del valico di Rafah, unico passaggio tra la Striscia di Gaza e l’Egitto e principale via di uscita per i civili e di ingresso per gli aiuti umanitari. Chiuso da maggio 2024, quando era stato preso sotto controllo dalle forze israeliane durante la guerra con Hamas, il valico rappresenta una linea vitale soprattutto per i malati e i feriti che necessitano di cure fuori dall’enclave e per una popolazione che vive in condizioni umanitarie disastrose nonostante la tregua dello scorso ottobre.
La riapertura sperimentale del valico
Secondo quanto annunciato dal Coordinamento israeliano per le attività nei Territori (Cogat) e da fonti di sicurezza egiziane, l’apertura sta avvenendo in queste ore ma in modo sperimentale, in coordinamento con l’Egitto e sotto la supervisione della missione dell’Unione europea incaricata di monitorare il lato palestinese del confine. Da domani, il passaggio sarà consentito solo ai residenti della Striscia, previa autorizzazione di sicurezza israeliana. In questa fase iniziale, l’attraversamento sarebbe consentito soprattutto ai palestinesi che avevano lasciato Gaza durante la guerra e hanno già ottenuto il via libera di Israele; l’uscita dall’enclave, su richiesta egiziana, sarebbe limitata a malati e feriti con le rispettive scorte. Fonti di sicurezza citate dalla stampa israeliana riferiscono che sono ancora in corso verifiche tecniche sul sistema. Secondo le stime egiziane, il valico potrà ospitare circa 200 persone: 150 in uscita dall'enclave e 50 in entrata.
Ma non si fermano gli attacchi sulla Striscia
La riapertura del valico arriva però all’indomani di una nuova ondata di raid israeliani sulla Striscia. Fonti locali hanno parlato di almeno 32 palestinesi uccisi, tra cui diversi bambini, nella sola giornata di sabato. Le forze israeliane hanno dichiarato di aver colpito comandanti e infrastrutture di Hamas e della Jihad islamica palestinese, in risposta a violazioni del cessate il fuoco avvenute nell’area di Rafah, dove – secondo la versione israeliana – otto miliziani sarebbero usciti da un tunnel, tre dei quali uccisi in un attacco. Nuovi episodi di violenza sono stati segnalati anche oggi. L’agenzia palestinese Wafa ha riferito di un civile ucciso e di altri feriti in un attacco con drone a nord di Wadi Gaza, nella parte centrale della Striscia. Sul piano militare, l’esercito israeliano ha annunciato la distruzione di una galleria sotterranea nell’area di Khan Younis, lunga centinaia di metri, dove sarebbero state trovate decine di armi, tra cui granate, fucili Kalashnikov, lanciarazzi Rpg ed esplosivi. I raid hanno suscitato reazioni immediate sul piano regionale. Il Qatar ha condannato gli attacchi parlando di una “pericolosa escalation” e di una violazione del cessate il fuoco. Anche la Turchia ha denunciato le “ripetute violazioni” della tregua, affermando che i bombardamenti mettono a rischio gli sforzi internazionali per consolidare il processo di pace nella fase in cui dovrebbe entrare in un nuovo passaggio.
Lo stop alle attività di Medici senza frontiere
Sul fronte umanitario, Israele ha annunciato lo stop alle operazioni di Medici senza frontiere nella Striscia di Gaza. La decisione, secondo il ministero israeliano per gli Affari della Diaspora e la Lotta all’Antisemitismo, è legata al mancato invio degli elenchi del personale palestinese, requisito che Tel Aviv afferma di applicare a tutte le organizzazioni presenti sul territorio. L’organizzazione ha spiegato di non aver condiviso i nominativi per timori legati alla sicurezza dei dipendenti e per l’assenza di garanzie sull’uso esclusivamente amministrativo dei dati. Nella nota israeliana si indica il 28 febbraio 2026 come termine per la cessazione delle attività.
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