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Editoriale

Quattro anni di distruzione in Ucraina: smettiamo di gestire la guerra

A quattro anni dall’invasione russa in Ucraina si continua a vivere tra distruzione, paura e resistenza. Ancora senza risultato i tentativi di mediazione, mentre l’Europa mostra le sue fragilità. Un anniversario che chiede alla comunità internazionale di tornare a costruire la pace.

Massimiliano Menichetti

Città svuotate, famiglie spezzate, migliaia di morti e profughi, fame, freddo, paura, resistenza e orgoglio. Da quattro anni questa è la quotidianità in Ucraina, da quando la Federazione Russa, il 24 febbraio 2022, l’ha invasa. Non ci si può abituare alla guerra, a nessuna guerra, eppure il tempo scorre, affermando l’ineluttabilità di chi semina solo distruzione e ruba sogni, speranze, crescita.

Le immagini delle città con gli edifici diroccati, dei rifugi sotterranei, delle trincee sono entrate nella consuetudine, nel flusso delle notizie globali, rischiando di trasformare l’inaccettabile in consuetudine. Sembrava impossibile una guerra convenzionale nel cuore del continente europeo, eppure assistiamo a controffensive, mobilitazioni, alleanze di schieramento, crisi energetiche, uccisioni.

La sofferenza e il dolore, per ora, restano ostaggio delle strategie di conquista e rivalsa; poco hanno ottenuto i tentativi di mediazione e le conferenze di pace: le armi continuano a prevalere.

Domenica scorsa Papa Leone, con forza, ancora una volta, ha chiesto la fine immediata delle ostilità, guardando la realtà: “Quante vittime, quante vite e famiglie spezzate! Quanta distruzione! Quante sofferenze indicibili”.


Questa guerra, che ha anche evocato lo spettro delle armi nucleari, e quindi della distruzione del mondo intero, ci pone davanti alle fragilità di un’Europa economica, lontana dagli orizzonti politici, solidaristici, umanistici e di unità pensati dai suoi padri fondatori: Robert Schuman, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer.

La guerra non si può e non si deve accettare: va fermata, le armi devono tacere. Il riarmo, tanto voluto da alcuni, non è l’unica via possibile, anzi è un sentiero molto pericoloso. La pace non si ottiene con la forza: si costruisce, si tutela. La pace si protegge con il dialogo, la relazione, il rispetto, la diplomazia, il multilateralismo.

La politica, nella sua forma piena e giusta, costruisce la convivenza, ha al centro la persona, favorisce il bene comune; dunque è al servizio della comunità e mai alimenta il potere in sé. Eppure anche la politica sembra essere diventata fragile, nel Vecchio Continente come altrove.

È necessario far tacere le armi subito e lavorare per costruire “una pace disarmata e disarmante”, come ha ribadito più volte Leone XIV: sradicare prima di tutto le armi interiori, sciogliere l’odio e la diffidenza verso l’altro.


Questo quarto anniversario ci chiede di non voltarci dall’altra parte, di non ignorare che un’intera generazione di bambini ucraini sta crescendo conoscendo il solo suono delle sirene, delle bombe, le violenze, le privazioni. Cicatrici che non si rimargineranno in poco tempo e non scompariranno. Dopo il conflitto saranno necessari decenni affinché tutto l’orrore e l’odio si trasformino e perdano aderenza nei cuori.

Servirà uno sguardo capace di non umiliare il nemico, di trasformarlo in interlocutore, una via in grado di cambiare i cuori. E anche in quella fase nessuno dovrà essere lasciato da solo: l’Europa dovrà risollevare il volto della fraternità, dell’accoglienza, della sussidiarietà, e anche di quelle radici cristiane che tanto fatica a riconoscere.

In questo tempo di dolore è viva ancora la speranza, che alimenta l’azione di migliaia di persone che aiutano, soccorrono, lavorano in ogni campo per far prevalere logiche di unità e mutuo aiuto. La pace non è un evento improvviso, ma un processo, a volte costruito su negoziati imperfetti animati da coraggio politico.

La speranza è che questo quarto anniversario segni l’anno in cui la comunità internazionale smetta di gestire la guerra e torni a costruire la pace, alimentando la fiducia, la convivenza e la memoria condivisa.

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24 febbraio 2026, 08:00