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Estrazione dell'oro in America Latina, foto d'archivio Estrazione dell'oro in America Latina, foto d'archivio 

Ecuador, dibattito aperto intorno al nuovo progetto di legge sulle miniere

Quito difende la riforma presentata la scorsa settimana all'esame dell'Assemblea nazionale con l'obiettivo di attrarre investimenti, sostenere economia e occupazione e combattere l’estrazione mineraria illegale. Ma per la Conaie, la più grande organizzazione sociale del Paese latinoamericano, sono a rischio ambiente e diritti delle comunità indigene

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Riduzione delle tutele ambientali e, insieme, aumento dei rischi dei diritti delle comunità indigene. La Confederazione delle nazionalità Indigene dell’Ecuador (Conaie) analizza così il progetto di legge mineraria presentato dal presidente Daniel Noboa. La più grande organizzazione sociale del Paese latinoamericano ritiene infatti che la proposta sacrifichi i controlli ambientali per «dare priorità» agli investimenti estrattivi, violando il diritto costituzionale delle comunità indigene alla consultazione «preventiva, libera e informata», peraltro riconosciuto dalla Costituzione e dalle normative internazionali in materia di diritti umani.

La nota della Conaie

In un comunicato, la Conaie denuncia che la norma sostituirebbe le licenze ambientali con autorizzazioni semplificate, riducendo la tutela del territorio — ricco di rame, fondamentale per la transizione energetica, ma anche di oro e argento, soprattutto nelle zone amazzoniche — a una mera formalità burocratica e non garantendo «reali processi di decisione collettiva né il consenso preventivo». Sottolineato inoltre che l’allentamento dei controlli ambientali e amministrativi, in particolare nell’uso dell’acqua, potrebbe indebolire «la capacità dello Stato di prevenire danni irreversibili» e colpire ecosistemi strategici come brughiere, foreste e fiumi, senza risolvere i problemi strutturali dello sviluppo ma rischiando di creare possibili tensioni sociali nei territori. La Conaie ha quindi esortato il Parlamento e il movimento politico Pachakutik, che rappresenta le istanze del movimento indigeno, a bocciare il testo.

La riforma voluta da Quito

Di contro, il governo difende il disegno di legge trasmesso mercoledì scorso all’Assemblea nazionale di Quito per essere esaminato: lo ha presentato come una riforma volta ad «attrarre investimenti, creare occupazione, sostenere l’economia e combattere l’estrazione mineraria illegale», secondo quanto dichiarato sui propri canali social dal presidente dell'Assemblea, Niels Olsen. La proposta è stata qualificata come urgente in materia economica, per cui è prevista una delibera in meno di un mese. La Costituzione stabilisce che il presidente possa inviare all’Assemblea nazionale progetti di legge qualificati come urgenti in materia economica, ma determina che, «mentre si discute un progetto qualificato come urgente (...) non potrà inviarne un altro, a meno che non sia stato decretato lo stato di emergenza», provvedimento in atto in diverse province dell’Ecuador colpite da alti tassi di insicurezza.

Le mobilitazioni di piazza

Già in passato, in particolare nel 2019 e nel 2022, la Conaie si era mobilitata con imponenti proteste di piazza contro il carovita dilagante nel Paese e per invocare sussidi per il carburante, una moratoria sul debito estero e la non privatizzazione dei settori strategici. Tra settembre e ottobre scorsi la Conaie era scesa di nuovo in strada a manifestare, dopo che in estate l’Ecuador aveva rinnovato un accordo di 48 mesi con il Fondo monetario internazionale con l’obiettivo di promuovere una serie di politiche economiche mirate alla sostenibilità finanziaria del Paese. Nel quadro dell’intesa il governo di centrodestra aveva varato nuovi tagli alla spesa, tra cui l’eliminazione del sussidio ai carburanti, elevando il prezzo della benzina da 1,80 a 2,80 dollari per gallone (3,78 litri), con l’Iva passata dal 12% al 15% nell’ambito di una strategia di rientro del deficit. 

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05 febbraio 2026, 11:40