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RD Congo, un nuovo massacro insanguina il Nord Kivu

Oscilla tra i 25 e i 35 morti il bilancio delle vittime di un attacco avvenuto ieri a Gelumbe. "E' un orrore pianificato che prosegue nel silenzio dell'Occidente", afferma ai media vaticani don Giovanni Piumatti, missionario fidei donum di lunga data nella diocesi congolese di Butembo-Beni

Valerio Palombaro - Città del Vaticano

Un nuovo massacro insanguina l’est della Repubblica Democratica del Congo. Tra i 25 e i 35 civili sono stati uccisi brutalmente ieri in un attacco attribuibile alle Forze democratiche alleate (Adf), le milizie che da anni imperversano in queste terre e che nel 2009 hanno giurato fedeltà al sedicente Stato islamico (Is).

L'instabilità al confine tra Nord Kivu e Ituri

Questa volta il massacro è stato compiuto nei pressi del villaggio di Gelumbe, vicino a Beni-Oicha, nell’estremità settentrionale della regione del Nord Kivu quasi al confine con quella dell’Ituri. Si tratta dello stesso gruppo che lo scorso novembre ha perpetrato un massacro a Byambwe, nella diocesi di Butembo-Beni, ed a fine luglio ha ucciso oltre 40 civili in un attacco contro la chiesa cattolica di Komanda.


Orrori senza fine

“E’ un orrore pianificato”, afferma ai media vaticani nel dare la notizia don Giovanni Piumatti, sacerdote italiano di Pinerolo e missionario fidei donum di lunga data nella diocesi congolese di Butembo-Beni. Il sacerdote riferisce di corpi decapitati e di cadaveri lungo le strade. Si tratta di territori abitanti da una popolazione cristiana, sia cattolica che protestante, che da anni vive in balia del panico causato dalle violenze ricorrenti. Orrori senza fine che ormai sono “routine”, aggiunge, “in quanto da almeno due o tre anni si ripetono ormai settimanalmente”. Don Piumatti spiega che c’è un alone di incertezza sulle responsabilità di questa situazione di instabilità persistente: molti abitanti del posto – racconta - sostengono che vi sia una sorta di complicità da parte delle Forze armate della Repubblica Democratica del Congo (Fardc), visto che da troppi anni non viene arginato il fenomeno nonostante la collaborazione anche delle truppe del vicino Uganda.

Ascolta l'intervista con don Giovanni Piumatti

Gli interessi nell'area

L’instabilità nell’area di Beni riflette quella più ampia nel resto della regione del Kivu con i territori di Goma e Bukavu, estremamente ricchi di minerali e terre rare, ormai da oltre un anno “occupati” e amministrati dalle milizie filorwandesi dell’M-23. “La guerra nel Kivu, nel corso degli anni, ha prodotto 10 milioni di morti nel silenzio dell’Occidente”, denuncia don Piumatti. “L’intento specifico è mantenere il caos”, sottolinea il sacerdote, per vari motivi tra cui “il possesso delle terre e delle risorse preziose, e forse anche interessi tribali”.

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08 febbraio 2026, 10:07