Cisgiordania, Guterres: misure israeliane destabilizzanti e illegali
Roberto Paglialonga - Città del Vaticano
"Misure destabilizzanti e illegali". Così il segretario generale dell’Onu, António Guterres, attraverso una dichiarazione del suo portavoce, Stéphane Dujarric, ha commentato la decisione di Israele di avviare un censimento dei terreni nell’area C della Cisgiordania, nello Stato di Palestina (porzione di terra che copre il 60% del totale, collocata sotto il controllo e l’amministrazione israeliana dagli accordi di Oslo del 1993). "Tale decisione potrebbe portare all’espropriazione delle proprietà dei palestinesi e rischia di espandere il controllo di Tel Aviv sulla terra nell’area", si legge nella nota con la quale Guterres esorta il governo di Netanyahu a "riconsiderare immediatamente" questo stabilito.
Un'annessione di fatto
La questione è solo in apparenza di carattere tecnico: essa ha in realtà una forte valenza politica. Affermare che la terra palestinese è tutta "terra di Stato" israeliana, a meno che non si riesca a dimostrare il contrario, porta a un’annessione di fatto, come denunciato da diverse Ong anche israeliane, violando il diritto internazionale ed "erodendo le prospettive per la soluzione dei due Stati", conclude la dichiarazione.
L'Ue: violazione del diritto internazionale
Una presa di posizione pressoché identica è giunta anche dall’Ue. "L’annessione è illegale secondo il diritto internazionale ed è un passo nella direzione sbagliata", ha evidenziato Anouar El Anouni, portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri e le politiche sulla sicurezza.
La protesta dei Paesi arabi e musulmani
Dure proteste sono arrivate poi dalla presidenza palestinese e da otto Paesi membri dell’Organizzazione della Cooperazione (Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Indonesia, Pakistan, Egitto e Turchia), che hanno parlato di misure in «flagrante violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario, in particolare della Quarta Convenzione di Ginevra», risultando anche in evidente contrasto con «le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza, in particolare la 2334».
Operazioni israeliane in Cisgiordania in concomitanza del Ramadan
Intanto, proprio in vista del Ramadan, mese sacro per l’islam, l’esercito israeliano ha avviato un’operazione in Cisgiordania per arrestare palestinesi che "promuovono l’incitamento e il terrore sui social media". La giustificazione è la volontà di "garantire sicurezza e stabilità e combattere il terrorismo", ha affermato Ella Waweya, portavoce in lingua araba dell’Idf, indicando come durata dell’operazione tutto il Ramadan. Le forze israeliane hanno effettuato un raid ad Al Khader, a sud di Betlemme, riferisce la Wafa, spiegando che l’esercito è entrato nell’area di “Ard al Deir”, per la demolizione di un edificio. La zona è stata isolata e ai residenti è stato impedito di circolare utilizzando gas lacrimogeni e granate stordenti. A Qalqilya, secondo fonti locali, un ragazzo è stato ucciso a colpi di arma da fuoco mentre si trovava vicino al “muro di separazione”, all’ingresso nord della città.
Giovedì prima riunione del "Board of peace" per Gaza
Quanto a Gaza, si terrà giovedì la prima riunione del “Board of Peace”, voluto dal presidente degli Usa, Donald Trump. Se l’Indonesia ha stabilito l’invio nella Striscia di 8.000 peacekeepers, l’Ue, spiegano alcune fonti, ha confermato che sarà presente a Washington con la commissaria per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, "per partecipare alle discussioni su Gaza".
Tensioni nel sud del Libano
Intanto la tensione resta sempre elevata in Libano, dove proseguono i raid israeliani nel sud. Due persone sono morte dopo attacchi su Hanin e Talloun. Sei le vittime totali nelle ultime 24 ore.
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