Cisgiordania, Israele spinge per l'annessione
Roberto Paglialonga - Città del Vaticano
Una misura senza precedenti dai tempi dell’invasione israeliana della Cisgiordania, nello Stato di Palestina, durante la cosiddetta “guerra dei sei giorni” del 1967. Per la prima volta da allora, il governo di Benjamin Netanyahu, ha approvato ieri il censimento catastale dei terreni delle aree C della Cisgiordania, che costituisce circa il 60% dell’intero territorio palestinese della West Bank, collocato sotto la gestione amministrativa e di sicurezza israeliana dagli accordi di Oslo del 1993. La proposta, avanzata dai ministri della Giustizia, Yariv Levin, delle Finanze, Bezalel Smotrich, e della Difesa, Israel Katz, è stata descritta dai media israeliani — tra questi la tv Kan — come «un altro passo verso l’annessione» di alcune aree della Cisgiordania.
La presidenza palestinese: misure legalmente nulle
Di fronte alla decisione presa e all’esultanza dei tre membri dell’esecutivo — con Levin che ha parlato di "vera rivoluzione in Giudea e Samaria", affermando che "la Terra d’Israele appartiene al popolo d’Israele" — immediata è stata la reazione della presidenza palestinese, che in una nota ha definito quanto avvenuto come una "grave escalation e una palese violazione del diritto internazionale". E il ministro degli Affari esteri palestinese ha parlato di misure "legalmente nulle". Mentre, a giustificazione del suo operato, il governo di Netanyahu ha scritto nell’introduzione del decreto che "queste questioni assumono ulteriore importanza alla luce del fatto che l’Autorità nazionale palestinese stessa sta conducendo la regolarizzazione territoriale in tutta la Cisgiordania, inclusa l’area C, e ha istituito un’autorità indipendente per attuare il censimento".
Protesta il mondo arabo: palese violazione del diritto internazionale
Proteste sono giunte da diversi Paesi arabi. L’Egitto "condanna con la massima fermezza" questi annunci che rappresentano "una pericolosa escalation volta a consolidare il controllo israeliano" sulla Cisgiordania e una violazione degli accordi internazionali, ha dichiarato l’esecutivo su X. Il ministero degli Affari esteri del Qatar ha attaccato la decisione israeliana, definendola "un’estensione dei piani illegali per privare il popolo palestinese dei propri diritti". In una nota diffusa attraverso l’agenzia Spa, l’Arabia Saudita definita la mossa israeliana come "parte di un piano volto a imporre una nuova realtà giuridica e amministrativa nella Cisgiordania occupata e a compromettere gli sforzi in corso per raggiungere la pace e la stabilità nella regione". "Misure illegali", evidenzia Riyad, che costituiscono "una grave violazione del diritto internazionale, minano la soluzione dei due Stati e rappresentano un attacco al diritto intrinseco del popolo palestinese a stabilire il proprio Stato indipendente e sovrano entro i confini del 4 giugno 1967".
Un'annessione di fatto
Il movimento pacifista israeliano “Peace Now” ha spiegato che, sebbene in teoria possa esserci un equo processo di registrazione dei terreni per tutte le parti, sarebbe molto difficile per i palestinesi, nelle condizioni attuali, dimostrare e rivendicare diritti e proprietà. Quanto stabilito — ha avvertito l’Ong — porterà probabilmente alla dichiarazione di migliaia di metri quadrati come "terra demaniale", consentendo a Israele di sviluppare insediamenti, infrastrutture e trasporti. Si tratta pertanto di "un massiccio accaparramento di terreni in Cisgiordania sulla strada verso l’annessione di fatto", "in completa contraddizione con la volontà del popolo e gli interessi israeliani".
Le "misure drastiche" prese da Israele contro la Cisgiordania
Quello di Netanyahu e del suo governo è un progetto che, sulla base di annunci sempre più decisi in tal senso da parte dei ministri della destra estremista, va consolidandosi, spesso sottotraccia, giorno dopo giorno. La settimana scorsa, infatti, il gabinetto di sicurezza ha adottato altri provvedimenti senza precedenti, come l’approvazione di "misure drastiche" (espressione utilizzata sempre da Smotrich e Katz) per espandere gli insediamenti in Palestina, come l’abrogazione della legge del Regno di Giordania (Amman ha amministrato la Cisgiordania tra il 1949 e il 1967) che proibiva la vendita di terreni ai non arabi.
A Gaza ancora raid e morti
Intanto, a Gaza ancora morti. Nella giornata di ieri, secondo l’agenzia della protezione civile della Striscia, gli attacchi israeliani avrebbero causato la morte di almeno 12 persone a Jabalia, Khan Yunis e Gaza City. Giovedì a Washintgon è prevista la prima riunione del “Board of peace”, voluto dal presidente degli Usa, Donald Trump.
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