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Il palazzo delle Nazioni Unite a New York (Reuters) Il palazzo delle Nazioni Unite a New York (Reuters) 

Cisgiordania, 85 Paesi Onu condannano Israele per il censimento sui territori palestinesi

La condanna da parte di 85 Paesi Onu, tra cui anche Italia e Francia, oltre a Ue e Lega araba, è arrivata con una dichiarazione congiunta a seguito delle decisioni israeliane degli ultimi giorni di estendere il controllo sui territori della Cisgiordania. Mentre è previsto per domani il primo incontro del "Board of peace" per Gaza, il ministro della destra estremista israeliana Smotrich alza i toni dello scontro: "Incoraggiamo la migrazione dei palestinesi dalla Striscia e dalla Cisgiordania"

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

Ottantacinque Stati membri dell’Onu hanno condannato in una dichiarazione congiunta l’adozione da parte di Israele di nuove misure volte a «estendere la sua presenza illegale» in Cisgiordania, nello Stato di Palestina. Tra i firmatari anche Italia, Francia, Cina, Arabia Saudita, Russia, oltre a Ue e Lega Araba.

La condanna delle decisioni unilaterali israeliane

La nota arriva a seguito dell’approvazione da parte del governo Netanyahu di una procedura per la registrazione di terreni nell’area C della Cisgiordania, occupata da Israele dal 1967, come "proprietà statali". "Condanniamo fermamente le misure unilaterali israeliane", hanno dichiarato, ribadendo la "ferma opposizione a qualsiasi forma di annessione" e chiedendo la "revoca immediata" delle decisioni prese.

Misure che violano il diritto internazionale

Secondo il documento, gli Stati concordano sul fatto che le misure di Israele altereranno la composizione demografica, la natura e lo status del territorio palestinese occupato, compresa Gerusalemme Est. "Queste misure violano il diritto internazionale, mettono a repentaglio gli sforzi per la pace e la stabilità nella regione e mettono a repentaglio la prospettiva di un accordo di pace per porre fine al conflitto", si legge.

Smotrich: via i palestinesi e stop agli accordi di Oslo

Intanto, mentre è atteso per domani a Washington il primo incontro del "Board of peace" per Gaza, voluto dal presidente degli Usa, Donald Trump, alza i toni dello scontro verbale il ministro delle Finanze israeliano, esponente della destra estremista, Bezalel Smotrioch, affermando di voler sostenere una politica di "incoraggiamento alla migrazione" dei palestinesi dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza. "Elimineremo l'idea di uno Stato terrorista arabo", ha dichiarato intervenendo a un evento organizzato dal suo partito, Sionismo religioso, ieri sera. "Annulleremo finalmente, formalmente e concretamente, i maledetti accordi di Oslo e imboccheremo un percorso verso la sovranità, incoraggiando al contempo l'emigrazione sia da Gaza che dalla Giudea e Samaria. Non esiste altra soluzione a lungo termine", ha aggiunto.

Undp: almeno sette anni per rimuovere tutti i detriti da Gaza

Preoccupazione per la difficoltà della ricostruzione a Gaza è stata espressa dal direttore del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), Alexander De Croo, che al termine di una visita di tre giorni in Cisgiordania e a Gaza ha dichiarato di "non aver mai visto niente di peggio". Il primo scoglio da superare secondo De Croo è la rimozione delle macerie. Il direttore dell'Undp stima che solo lo 0,5% dei detriti accumulati durante due anni di guerra tra Israele e Hamas sia stato rimosso. "Al ritmo attuale, ci vorranno sette anni per rimuovere tutti i detriti", avverte De Croo. "Questi cumuli di cemento - ha sottolineato - non sono solo un ostacolo urbano; costituiscono anche un pericolo permanente per la salute e la sicurezza, in particolare a causa degli ordigni inesplosi che rimangono sepolti al loro interno". Oggi, ha aggiunto "il 90% degli abitanti della Striscia vive in mezzo a queste macerie".

 

 

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18 febbraio 2026, 12:15