Cisgiordania, 19 Paesi contro le misure di controllo di Israele
Roberto Paglialonga - Città del Vaticano
Diciannove Paesi, dal Brasile all’Arabia Saudita, dal Qatar alla Francia e alla Spagna, insieme ai segretari generali di Lega araba e Organizzazione per la cooperazione islamica (Oic), hanno condannato "con la massima fermezza" le recenti misure prese da Israele per rafforzare il suo controllo sulla Cisgiordania, nello Stato di Palestina.
Misure contro la soluzione dei due Stati
"Queste ultime decisioni si iscrivono in una chiara strategia volta a modificare la situazione sul terreno e a perseguire un’annessione de facto inaccettabile", scrivono in una dichiarazione congiunta i ministri degli Esteri di questi Stati. "Tali azioni costituiscono un attacco deliberato e diretto contro la sostenibilità dello Stato palestinese e l’attuazione della soluzione a due Stati", aggiungono. Già la settimana scorsa 85 stati membri delle Nazioni Unite avevano criticato le misure di Israele.
Ministri israeliani chiedono l'annessione della Cisgiordania
Questo però non ha contribuito ad arrestare le tensioni e la pressione da pate di esponenti del governo Netanyahu. Amichay Eliyahu, ministro israeliano del Patrimonio e deputato del partito di estrema destra Otzma Yehudit, issando una bandiera del suo Paese sul monte Sartaba in Cisgiordania, ha dichiarato che "stiamo solo rioccupando ciò che è già nostro".
Coloni assaltano moschee a Nablus e Gerusalemme
Nelle ultime settimane numerosi sono stati gli episodi di violenza registrati in Cisgiordania, soprattutto da parte dei coloni israeliani. All’alba di ieri alcuni settlers hanno dato fuoco alla moschea Abu Bakr Al-Siddiq situata tra le città di Sarra e Tell, a ovest di Nablus, scrivendo slogan razzisti sui suoi muri. Domenica invece, nel quinto giorno di Ramadan, è stata assaltata la moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme: decine di coloni sono entrati nel luogo, eseguendo poi rituali talmudici e provocatori nei cortili della moschea sotto la protezione della polizia israeliana, hanno denunciato i media locali. La colonizzazione dei Territori occupati si è notevolmente intensificata sotto l'attuale governo Netanyahu, soprattutto dopo l'inizio della guerra a Gaza il 7 ottobre 2023. Al di fuori di Gerusalemme Est, occupata e annessa da Israele dal 1967, si stima siano più di mezzo milione gli israeliani che vivono oggi in insediamenti definiti dall'Onu illegali ai sensi del diritto internazionale, tra circa tre milioni di palestinesi.
Smotrich: Idf pronta a rioccupare Gaza se Hamas non disarma
La tensione rimane elevata anche nella Striscia di Gaza, nonostante l'avvio del "Board of Peace", voluto da Donald Trump, che dovrebbe occuparsi dell'implementazione del piano di pace e della ricostruzione del territorio. Uno dei nodi rimane ancora la smilitarizzazione di Hamas. Il ministro israeliano delle Finanze ed espondente della destra estremista, Bezalel Smotrich, ha dichiarato che al gruppo islamista potrebbe presto essere data una scadenza per deporre le armi, in caso contrario l'esercito potrebbe rioccupare l'intera enclave palestinese. Se Hamas non dovesse ottemperare a questa richiesta, l'esercito israeliano - ha aggiunto - "avrà la legittimità internazionale e il sostegno americano per farlo da solo: l'esercito si sta preparando e sta elaborando piani".
Gli Usa evacuano parte dell'ambasciata a Beirut
Infine, mentre sono in corso tentativi diplomatici per cercare di arrivare a un accordo sul nucleare iraniano, l'ambasciata statunitense ha deciso di evacuare decine di dipendenti dal Libano. A riportarlo è stato inizialmente il canale televisivo libanese Lbc, rilanciato dai media israeliani: ma poi la notizia ha trovato conferma anche da parte del dipartimento di Stato Usa. L'evacuazione della rappresentanza diplomatica sarebbe stata decisa come misura precauzionale, in seguito alle minacce del presidente Donald Trump di colpire l'Iran, secondo lo stesso network. "Una misura temporanea volta a garantire la sicurezza del nostro personale mantenendo al contempo la nostra capacità di operare e assistere i cittadini statunitensi", ha dichiarato un alto funzionario Usa, il quale ha aggiunto che in questa fase si è rienuto "prudente ridurre la nostra presenza". Nel quadro del rafforzamento militare americano in Medio Oriente, in queste ore la portaerei USS Gerald R. Ford è stata avvistata al largo di Creta.
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