Bernini e Urbano VIII, l’alleanza che ridisegnò Roma e l’arte
Paolo Ondarza – Città del Vaticano
Vent’anni che hanno segnato la storia di Roma e dell’arte europea. Il Pontificato di Papa Urbano VIII, attraverso il genio e l’arte di Gian Lorenzo Bernini, tra il 1623 e il 1644, ha disegnato e plasmato una vera e propria rivoluzione estetica e culturale fuori e dentro la Città Eterna.
A 400 anni dalla consacrazione di San Pietro
A celebrare un sodalizio personale e intellettuale tra due grandi protagonisti del XVII secolo è la mostra evento allestita a Roma presso la sede di Palazzo Barberini delle Gallerie Nazionali di Arte Antica fino al prossimo 14 giugno 2026. Organizzata in coincidenza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica vaticana, avvenuta il 18 novembre 1626, proprio sotto il papato di Maffeo Barberini, l’esposizione indaga il rapporto che quest’ultimo ebbe con lo scultore prima ancora che si affermasse come grande maestro barocco.
Maffeo Barberini e l’enfant prodige Bernini
Il Pontefice mecenate intuì infatti le potenzialità rivoluzionarie dell’enfant prodige, favorendone l’emancipazione dalla bottega del padre Pietro Bernini, importante scultore tardomanierista, cresciuto nella Firenze del Giambologna. «Maffeo Barberini – spiega la curatrice Maurizia Cicconi - fu un grande scopritore di talenti: aveva commissionato a Pietro Bernini l'esecuzione delle sculture per la Cappella di famiglia in Sant'Andrea della Valle e in quell’occasione scorse subito la grande capacità del figlio».
Da padre a figlio
«Quando Maffeo commissiona a Pietro Bernini gli angeli per Sant'Andrea della Valle», conferma il curatore Andrea Bacchi, «vuole che ci sia Gian Lorenzo: è questo il primo documento in cui compare il nome del giovane».
Il rapporto tra padre e figlio è indagato nella prima sala dove accanto al gruppo con Adamo, Eva e il serpente, realizzato dal primo e proveniente dal Musée de Tessé, compaiono le Quattro Stagioni della Collezione Aldobrandini o il Putto con drago del Paul Getty Museum, eseguito a quattro mani, accostati infine ai primi capolavori autografi del giovane.
È il caso del San Lorenzo degli Uffizi o del San Sebastiano della Chiesa di San Martino, oggi in Francia, posto in dialogo con lo straordinario San Sebastiano Barberini, scelto come immagine rappresentativa della mostra.
«È una delle primissime commissioni di Maffeo a Gian Lorenzo, forse la prima scultura barocca», precisa Bacchi, «commissionata per la cappella privata e, solo in un secondo momento, portata a Palazzo Barberini dove torna eccezionalmente: da oggetto di devozione privata diviene opera d’arte».
Bernini, nuovo Michelangelo
Evidente l’influsso di Michelangelo evocato nel braccio che si appoggia al ramo, citazione della Pietà. Il resto dell’impostazione già precorre il naturalismo dell’epoca dei Carracci e Caravaggio, così come la sensualità e la carnalità di Rubens. D’altronde era tra le intenzioni di Urbano VIII quella di rendere Bernini il nuovo Michelangelo. «Papa Barberini – conferma Maurizia Cicconi – aveva come modelli di riferimento i pontefici Medici e Giulio II Della Rovere, ricordato dalle fonti come il Papa guerriero: colui che con un gesto rivoluzionario, nel 1506, aveva deciso di demolire la vecchia San Pietro affidandone la progettazione a Bramante ed in seguito a Michelangelo».
Bernini e la nuova Basilica Vaticana
A Gian Lorenzo Maffeo Barberini affida il progetto di ridisegnare l’interno della nuova Basilica Vaticana: dal Baldacchino alto 28 metri, ovvero quanto Palazzo Farnese, alle Logge delle Reliquie, alla Cattedra di San Pietro, raccontati nella seconda sezione della mostra attraverso disegni, modelli e incisioni. «Il Papa – aggiunge la curatrice – voleva affermare un'idea di Papato trionfante e militante in un contesto politico e culturale come quello della Guerra dei Trent'anni dove si andavano affermando le grandi monarchie europee e dove lo Stato della Chiesa si trovava in grandi difficoltà politiche, schiacciato da Francia e Spagna».
Un’operazione culturale
È forse l’ultimo momento storico in cui Roma fa scuola in tutto il mondo. «Celebrare al contempo il primato della Chiesa e la famiglia Barberini è il fine dell’operazione culturale messa in atto da Urbano VIII attraverso Gian Lorenzo Bernini, incaricato di progettare San Pietro al posto di Carlo Maderno, architetto ufficiale della Fabbrica».
I ritratti
Tra potere temporale e spirituale, la ritrattistica pontificia non poteva non occupare un ruolo di primo piano nel percorso espositivo: dai busti di Paolo V Borghese e Gregorio XV Ludovisi, alla serie di ritratti dedicati a Papa Maffeo Barberini, provenienti da musei e collezioni internazionali, mai presentati insieme: una galleria in cui la resa psicologica emerge nella sua straordinaria intensità. Notevole anche la serie dei volti della Roma barberiniana, la cerchia definita Apes Urbanae dall’erudito Leone Allacci: cardinali, intellettuali, cortigiani scolpiti dai migliori artisti dell’epoca, come Alessandro Algardi o François Duquesnoy. Di quest’ultimo spicca per suggestione il Busto di Michel Magnan, nano del duca di Crequy, opera unica nel suo genere.
Il Bernini non ufficiale
Tra le oltre settanta opere in mostra non si possono dimenticare i dipinti: quelli di Guido Reni, profondamente stimato da Bernini e amato dai Barberini; o le opere pittoriche eseguite dallo stesso Gian Lorenzo per diletto o sperimentazione, senza i vincoli della grande committenza pubblica. Nello stesso ambito si può inserire il sensuale e drammatico volto di Costanza Bonarelli, testimone della relazione tumultuosa intercorsa con il Maestro del Barocco.
Una mostra di scultura
Dopo il successo di Caravaggio, Palazzo Barberini si conferma una delle istituzioni museali più dinamiche nel panorama italiano. Radunare tanti capolavori dell’arte plastica è stata una sfida, non solo in termini di movimentazione: «C’è sempre stato un pregiudizio nei confronti della scultura, rispetto alla pittura», osserva Andrea Bacchi, «È una forma d'arte che richiede un impegno fisico notevole e questo stride con l'idea crociana che l'operare artistico debba essere soprattutto intellettuale. Tuttavia con la sua tridimensionalità la scultura può essere anche molto più coinvolgente della pittura».
Un momento di ricerca e studio
Accompagnato da un catalogo edito da Allemandi, che con i contributi di autorevoli studiosi di tutto il mondo offre un’ulteriore sezione espositiva, l'allestimento si presenta anche come occasione di ulteriore studio e approfondimento del corpus berniniano. «Una mostra dovrebbe essere sempre anche motivo di ricerche e scoperte nuove. In un mondo sempre più veloce, in cui cerchiamo argomenti gradevoli e semplici per il pubblico, la tentazione è quella di fare solo sfilate di capolavori. Una mostra come questa invece», tiene a sottolineare il curatore, «interroga e mette in discussione la ricerca storico-artistica».
Oltre Palazzo Barberini
La grande rassegna di Palazzo Barberini è inoltre in dialogo con l’esterno. Realizzata con il sostegno del Main Partner Intesa Sanpaolo, con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro e in collaborazione con la Basilica di Santa Maria Maggiore, prevede una sinergia inter-istituzionale che consente ai visitatori di proseguire il percorso oltre le sale della sede espositiva romana.
«Il patrocinio – spiega Stefano Attili delle Relazioni esterne della Fabbrica di San Pietro - nasce nel segno di una collaborazione e di una responsabilità che ci accomuna nella tutela, e nella diffusione del patrimonio artistico. Non potendo portare in mostra le grandi opere di Bernini in Vaticano, vogliamo portare le persone a vederle».
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