Trump attacca i giudici e annuncia nuovi dazi al 10%
Francesco De Remigis - Città del Vaticano
Con sei giudici a favore e tre contrari, la Corte suprema degli Usa, venerdì 20 febbraio, ha messo in discussione il principio condensato nell’International Emergency Powers Act su cui si fonda la strategia commerciale di Donald Trump. E’ stato scavalcato il Congresso, spiegano in sintesi i magistrati statunitensi. Non si può fare, neppure se è il presidente a deciderlo. La definizione della strategia commerciale, e la regolamentazione del commercio con le nazioni straniere, sono prerogative esclusive di Camera e Senato, non della Casa Bianca.
Il presidente Usa parla di influenze straniere sulla Corte
Immediata la replica di Trump. Mi vergogno di certi giudici della Corte, ha detto il presidente accusando alcuni togati di essere influenzati da potenze straniere: saranno felici solo i Paesi che ci hanno derubato per anni, ha spiegato ancora il leader Usa in conferenza stampa. Tra i pareri contrari alla modalità con cui i dazi sono stati imposti ci sono anche quelli di due giudici nominati da Trump nel corso del suo primo mandato alla Casa Bianca. Nonostante la decisione della Corte, che si concentra sui dazi imposti in base a una legge sui poteri di emergenza, il presidente ha reagito alla sentenza attingendo ad una sezione del Trade Act del 1974, a cui mai prima era stato fatto ricorso in questi termini, firmando un nuovo provvedimento per imporre dazi temporanei del 10% anche per i partner che hanno raggiunto accordi tariffari con gli Usa. La nuova misura, fa sapere la Casa Bianca, entrerà in vigore, salvo sorprese, da martedì 24 febbraio, con eccezioni che riguardano ad esempio il settore farmaceutico, alcuni minerali, e prodotti agricoli come arance e bistecche. I giudici non hanno specificato cosa ne sarà ora degli oltre 130 miliardi di dollari di tariffe già riscossi dal “Liberation Day” dello scorso aprile 2025. Non si escludono rimborsi milionari agli Stati colpiti dalle tariffe doganali.
La Casa Bianca: i patti commerciali restano in vigore
Secondo la Casa Bianca, tutti i patti commerciali siglati finora restano in vigore. Ma la Commissione europea sta cercando di ottenere chiarimenti dall'Amministrazione Trump dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato i dazi imposti dal presidente Trump. La sentenza mette infatti in discussione l'accordo commerciale Ue-Usa concluso l'estate scorsa, i dazi già pagati e i futuri impegni. La afferma che sta esaminando attentamente la sentenza. Secondo il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, non ci saranno grandi effetti né cambiamenti da questa decisione. Lo ha spiegato da Washington, dove Tajani si trova per partecipare in rappresentanza dell’Italia, come Stato osservatore, al Board of Peace presieduto dal presidente Usa. L'accordo Ue-Usa, siglato lo scorso luglio dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e dallo stesso Trump, prevedeva dazi fissi al 15% sulle esportazioni dell'Ue e l'azzeramento dei dazi sui prodotti industriali statunitensi. Come parte dell'accordo, Bruxelles si è anche impegnata ad acquistare 750 miliardi di dollari di prodotti energetici statunitensi fino al 2028 e a investire 600 miliardi di dollari in settori strategici negli Stati Uniti.
Nuovi dazi per 150 giorni, in attesa del Congresso
A permettere a Trump una nuova decisione sui dazi, la Sezione 122 del Trade Act, che consente al presidente di emanare tariffe di base fino al 15% su tutti i Paesi per affrontare le questioni relative al deficit commerciale, sebbene le tasse sulle importazioni possano rimanere in vigore solo per 150 giorni, a meno che il Congresso non voti per prorogarle. La strategia di tassazione dell'import alla dogana, secondo Trump, avrebbe dovuto ridare nuova linfa alla produzione manifatturiera americana, donando nuovo vigore alla filiera americana e alla stessa economia, ma per ora gli effetti tardano ad arrivare soprattutto per quanto riguarda l'industria automobilistica in quegli Stati americani dove Trump ha avuto maggior consenso.
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