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La petroliera Marinera fotografata in mare nello Stretto di Singapore nel marzo 2025 La petroliera Marinera fotografata in mare nello Stretto di Singapore nel marzo 2025  (AFP or licensors)

Gli Stati Uniti sequestrano due petroliere in acque internazionali

Un'imbarcazione batteva bandiera russa, l'altra apparteneva alla "flotta fantasma" del Venezuela. Sale la tensione tra Washington e Mosca. L'interesse di Trump per il petrolio si scontra con le sfide interne al Paese sudamericano

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

Gli Stati Uniti hanno sequestrato due navi nel quadro di una nuova e significativa escalation del confronto strategico nel “cortile di casa” americano, che tocca anche la crisi venezuelana.

I due abbordaggi

L’operazione più rilevante ha riguardato la petroliera Marinera, battente bandiera russa, intercettata e posta sotto custodia statunitense dopo un inseguimento durato oltre due settimane nell’Atlantico. Parallelamente, le forze statunitensi hanno fermato anche una seconda nave, la Sophia, appartenente alla “flotta fantasma” legata al Venezuela, intercettata nei Caraibi mentre tentava di eludere il blocco navale imposto da Washington. Salgono così a quattro le petroliere attualmente sotto controllo degli Usa.

La petroliera russa

L’episodio più delicato riguarda la Marinera. L’abbordaggio è avvenuto in acque internazionali tra la Scozia e l’Islanda, a circa duecento chilometri a sud della costa islandese. Secondo fonti statunitensi, l’operazione è stata condotta congiuntamente dalla Guardia costiera e dalle Forze armate degli Stati Uniti, con un supporto operativo pianificato fornito dal Regno Unito, che ha messo a disposizione basi e sorveglianza aerea nell’area compresa tra Gran Bretagna, Islanda e Groenlandia. La petroliera era inizialmente nota come Bella-1 ed era già finita nel mirino delle autorità americane nei Caraibi, dove avrebbe respinto un primo tentativo di abbordaggio. Secondo Washington, la nave era sospettata di violare le sanzioni statunitensi, in particolare per il trasporto di petrolio iraniano e venezuelano attraverso circuiti di elusione. Il segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, ha dichiarato che «gli Stati Uniti continueranno a imporre il blocco contro tutte le navi della flotta ombra che trasportano illegalmente petrolio venezuelano». Sulla stessa linea il ministro della Difesa britannico, John Healey, secondo cui l’azione «rientra negli sforzi globali per reprimere l’aggiramento delle sanzioni». La Casa Bianca ha aggiunto che la petroliera era da considerarsi apolide al momento dell’intervento e che l’equipaggio potrebbe essere soggetto a procedimenti penali negli Usa

La replica di Mosca

La risposta russa non si è fatta attendere. Il ministero degli Esteri di Mosca ha affermato che la Marinera si trovava in acque internazionali e operava nel pieno rispetto del diritto marittimo internazionale. In una nota diffusa tramite l’agenzia «Tass», la Russia ha definito «illegale» l’uso della forza da parte degli Stati Uniti e ha invitato i Paesi occidentali a rispettare il principio della libertà di navigazione in alto mare. D’altronde,  il sequestro delle petroliere sembra inserirsi in una strategia che sfida l’egemonia dell’Opec+ e punta ad affermare il controllo statunitense su flussi energetici considerati vitali, nonché a incidere su centinaia di miliardi di barili di riserve aggiuntive.

Le sfide aperte

Negli ultimi giorni Trump sta spingendo per il rientro massiccio delle compagnie americane in Venezuela e ha rivendicato l’accordo per la consegna immediata di 30-50 milioni di barili. In effetti, il Paese sudamericano resta un caso unico: con circa 303 miliardi di barili accertati, detiene il 17 per cento delle riserve mondiali. A fronte di questo potenziale, però, la realtà industriale venezuelana appare ancora fragile. Impianti obsoleti, infrastrutture logore, carenza di investimenti, sanzioni, fuga di tecnici qualificati e difficoltà di raffinazione hanno impedito alle riserve di tradursi in produzione. Il Venezuela oggi estrae meno di un milione di barili al giorno, contro i 3,4 milioni di fine anni Novanta. Il greggio venezuelano, inoltre, è pesante, difficile da lavorare e dipendente dall’importazione di nafta, proveniente soprattutto da Russia e Cina. Per un vero rilancio potrebbero servire 183 miliardi di dollari di investimenti entro il 2040, secondo le stime di Rystad Energy.

Il senso del petrolio per Trump

Venerdì Trump incontrerà alla Casa Bianca i vertici di Chevron, Exxon e di altri colossi del settore energetico nazionale. Se il piano dovesse riuscire, Washington potrebbe arrivare a gestire una quota decisiva delle riserve dell’emisfero occidentale, centrando due obiettivi strategici: ridimensionare la presenza di Russia e Cina in Venezuela e spingere al ribasso i prezzi dell’energia per i consumatori statunitensi.

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08 gennaio 2026, 09:52