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New York, il trasferimento di Nicolas Maduro e la moglie dal carcere al tribunale New York, il trasferimento di Nicolas Maduro e la moglie dal carcere al tribunale  (ANSA)

New York, Maduro in tribunale respinge le accuse

Il deposto presidente venezuelano Nicolás Maduro si è dichiarato "non colpevole" nella prima udienza di fronte a un tribunale federale statunitense, dove gli sono state contestate le accuse di traffico internazionale di droga e narco-terrorismo

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

Nicolas Maduro e la moglie sotto strettissima sorveglianza armata hanno lasciato l'aula di tribunale federale di Manhattan per essere riportati nel carcere di Brooklyn al termine della prima apparizione davanti alla giustizia americana. L'udienza si è conclusa con il giudice che ha fissato il prossimo appuntamento per il 17 marzo.

Detenuto insieme alla moglie

«Sono innocente, non sono colpevole», ha detto Maduro al giudice durante la sua prima comparizione in un’aula di giustizia americana. L’udienza preliminare ha aperto formalmente il procedimento giudiziario dopo la sua cattura avvenuta in seguito all’operazione militare degli Stati Uniti a Caracas e il successivo trasferimento a New York. Maduro è arrivato in tribunale intorno a mezzogiorno indossando una tuta carceraria blu, accompagnato dalla moglie Cilia Flores. Entrambi hanno seguito l’udienza con l’ausilio di cuffie per la traduzione in spagnolo. 

Il nodo dell’immunità

I legali di Maduro dovrebbero contestare la legittimità dell’arresto, sostenendo che l’ex presidente goda dell’immunità riservata ai capi di Stato. Gli Stati Uniti, tuttavia, non lo riconoscono come leader legittimo del Venezuela dopo la contestata rielezione del 2024. Nicolas Maduro è la moglie hanno rivendicato di essere il presidente e la primera dama del Venezuela ed hanno dichiarato di fronte al giudice federale di essere stati rapiti.

Le accuse

Secondo l’atto d’accusa, reso pubblico sabato, Maduro e altri funzionari venezuelani avrebbero collaborato con cartelli della droga per facilitare l’invio negli Stati Uniti di ingenti quantitativi di cocaina. In caso di condanna, gli imputati rischiano l’ergastolo.

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05 gennaio 2026, 18:46