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Alberto Trentini e Mario Burlò nell'ambasciata italiana di Caracas Alberto Trentini e Mario Burlò nell'ambasciata italiana di Caracas  (ANSA)

Venezuela, prosegue la liberazione dei detenuti politici

I cittadini italiani, Alberto Trentini e Mario Burlo, si aggiungono alla lista dei prigionieri politici rilasciati in questi giorni dal Venezuela. Washington si dice pronta ad allentare le sanzioni. Trump afferma che con Caracas sta lavorando bene, ma ora punta su Cuba e Groenlandia

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

I cittadini italiani, Alberto Trentini e Mario Burlò, si aggiungono alla lista dei prigionieri rilasciati in questi giorni dal Venezuela. L’annuncio è stato dato nella notte dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Un aereo è già partito da Roma per riportarli in patria. 

Liberi gli italiani Trentini e Burlo

Trentini, operatore umanitario originario di Venezia, era il più noto tra gli oltre venti cittadini italiani detenuti nelle carceri venezuelane. Era stato arrestato nel novembre 2024 insieme al suo autista venezuelano, Rafael Machado. Lavorava per Humanity & Inclusion, un’ong che assiste persone con disabilità. Burlò, imprenditore di Torino, era stato anch’egli arrestato nel novembre 2024 e detenuto nella stessa prigione di Trentini, il carcere El Rodeo I di Caracas. Altri due cittadini italiani, il giornalista Biagio Pilieri e l’imprenditore Luigi Gasperin, erano stati liberati la scorsa settimana. In un comunicato, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ringraziato le autorità venezuelane, a partire da Delcy Rodríguez, «per la cooperazione costruttiva dimostrata negli ultimi giorni».

La situazione dei detenuti politici in Venezuela

Le autorità del Venezuela avevano annunciato lo scorso 8 gennaio l’intenzione di liberare un numero significativo di detenuti, compresi cittadini stranieri, come gesto di buona volontà verso il dialogo e la riconciliazione a seguito della cattura di  Maduro. Secondo Foro Penal, un’organizzazione venezuelana in difesa dei detenuti, fino a sabato sera solo 16 persone incarcerate per motivi politici erano state rilasciate. Altre 804 persone restano in carcere, secondo l’organizzazione. Peraltro, questa mattina si è appreso che un agente di polizia venezuelano, arrestato a dicembre con l’accusa di alto tradimento, sarebbe morto in carcere. Lo hanno annunciato il Comitato dei parenti per la libertà dei prigionieri politici e il partito di opposizione Primero Justicia.

La posizione americana

Tuttavia, il presidente statunitense, Donald Trump, a bordo dell’Air Force One ha voluto specificare che «il Venezuela sta davvero lavorando bene» e che «prima o poi farò un incontro con la presidente, Delcy Rodriguez». Di più, il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, ha dichiarato che ulteriori sanzioni statunitensi contro il Venezuela potrebbero essere revocate già la prossima settimana per facilitare le vendite di petrolio e che incontrerà la prossima settimana i vertici del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale per discutere del loro rinnovato impegno con il Venezuela. Dichiarazioni in linea coi segnali che indicano come Caracas e Washington starebbero lavorando a una ripresa delle relazioni diplomatiche.

Resta aperto il tema Cuba

Non si registra invece un disgelo nei confronti di Cuba. Anzi, sabato Trump ha intensificato la pressione su L’Avana, sollecitando pubblicamente le autorità a raggiungere un accordo con gli Stati Uniti e avvertendole che non riceveranno più fondi legati al petrolio venezuelano.  «Stiamo parlando con Cuba», ha aggiunto, ma la risposta de L’Avana non si è fatta attendere: «Nessuno può dirci cosa dobbiamo fare», ha chiosato il presidente, Miguel Díaz-Canel.  «Il diritto e la giustizia sono dalla parte di Cuba. Gli Stati Uniti si comportano come un egemone criminale e fuori controllo che minaccia la pace e la sicurezza, non solo a Cuba e in questo emisfero, ma in tutto il mondo», ha scritto poco dopo il ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez, in un post su X.

Tensioni sul futuro della Groenlandia

Altrettanto teso resta il clima con la Groenlandia. «Se non prendiamo la Groenlandia, lo faranno la Russia o la Cina e io non permetterò che ciò accada», ha detto ancora Trump sull’Air Force One, aggiungendo: «La Groenlandia dovrebbe accettare l'accordo perché non vuole che la Russia o la Cina prendano il controllo»  Trump ha respinto l’idea espressa qualche giorno fa dalla premier della Danimarca, Mette Frederiksen, secondo cui  un’acquisizione della Groenlandia da parte degli Usa sarebbe di fatto la fine della Nato. Nell'intervista al «New York Times» pubblicata giovedì, alla domanda su quale fosse la sua priorità principale, se ottenere la Groenlandia o preservare la Nato, Trump aveva evitato di rispondere direttamente ma aveva ammesso che «potrebbe trattarsi di una scelta».

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12 gennaio 2026, 11:28