Venezuela, catturati Maduro e la moglie. Trump: "Governeremo fino alla transizione"
Stefano Leszczynski e Guglielmo Gallone - Città del Vaticano
Nell'incontro con i giornalisti nella propria residenza di Mar a Lago, da dove ha seguito tutte le fasi dell'operazione "Absolute resolve", il presidente Donald Trump ha dichiarato di ritenere prematuro pensare a una leadership venezuelana affidata alla premio Nobel per la Pace ,Maria Corina Machado. "Penso che sarebbe molto difficile per lei essere il leader. Non ha il sostegno o il rispetto del Paese. E' una persona carina, ma non ha il rispetto del Paese" ha dichiarato il presidente Usa.
Washington gestirà la transizione
“Porteremo avanti il Paese fino a quando non ci sarà una transizione sicura, corretta e in accordo con la giustizia." ha detto Trump, aggiungendo che gli Usa governeranno il Paese fino ad allora. Abbiamo messo in campo una forza mai vista dalla Seconda Guerra Mondiale, nessun Paese al mondo può raggiungere la nostra potenza”, ha concluso, sottolineando che Maduro e sua moglie saranno processati negli Stati Uniti e che ci sono “prove schiaccianti contro di loro”.
Le accuse contro Maduro
Stando all'atto di accusa del Dipartimento di Giustizia statunitense, desecretato e pubblicato online dalla procuratrice generale Pam Bondi, oltre al leader venezuelano Nicolas Maduro e la moglie Cilia Flores sono incriminati anche il figlio, Nicolas Ernesto Maduro Guerra, nonché il ministro dell'Interno Diosdado Cabello Rondón, l'ex ministro dell'Interno Ramón Rodríguez Chacín e Héctor Rusthenford Guerrero Flores, identificato dal documento come il leader della gang venezuelana Tren de Aragua.
Il nodo delle risorse petrolifere
Parlando con i gioornalisti il presidente statunitense ha dichiarato che gli Usa prenderanno in mano il settore petrolifero venezuelano. "Come tutti sanno, il settore petrolifero in Venezuela è in crisi da molto tempo", ha detto, "faremo intervenire le nostre grandi compagnie petrolifere statunitensi, che spenderanno miliardi di dollari, ripareranno le infrastrutture gravemente danneggiate e inizieranno a fare soldi per il Paese".
L'attacco a Caracas
Caracas è stata colpita nella notte da una serie di esplosioni e sorvoli di aerei a bassa quota, avvertiti intorno alle 2 del mattino ore locali in diversi quartieri della città. Il presidente Trump, ha subito confermato che «gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il presidente, Nicolás Maduro, è stato catturato insieme alla moglie e trasferito fuori dal Paese». Trump ha aggiunto che l’operazione è stata condotta in coordinamento con le forze di law enforcement statunitensi.
Gli obiettivi dei raid statunitensi
Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche presenti sul posto, almeno sette detonazioni hanno scosso l’area metropolitana, spingendo molti residenti a scendere in strada. Incendi e colonne di fumo sono stati osservati in più punti della capitale e interruzioni dell’energia elettrica hanno interessato alcune zone di Caracas. Gli attacchi avrebbero colpito installazioni militari e infrastrutture strategiche, tra cui la base aerea Generalissimo Francisco de Miranda di La Carlota, il complesso militare di Fuerte Tiuna, l’Accademia militare di Mamo a La Guaira, la base aerea e l’aeroporto di Higuerote, oltre ad aree come Catia e il quartiere 23 de Enero. Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale e ha chiesto la mobilitazione della popolazione, denunciando quella che ha definito una «gravissima aggressione militare». In una serie di comunicati ufficiali, l’esecutivo di Caracas ha attribuito gli attacchi agli Stati Uniti, parlando di una «seria aggressione militare» e di una violazione flagrante della carta delle Nazioni Unite, in particolare dei principi di sovranità e del divieto dell’uso della forza. Il governo Maduro ha accusato Washington di voler impadronirsi delle risorse strategiche del Paese, a partire da petrolio e minerali, e di tentare un cambio di regime attraverso quella che viene definita una «guerra coloniale» condotta con l’appoggio delle «oligarchie fasciste locali». Secondo Caracas, gli attacchi avrebbero preso di mira anche aree residenziali dell’alto comando militare e alcune delle principali strutture delle forze armate venezuelane.
Il colombiano Petro: intervengano Onu e Osa
Sul fronte regionale, altre informazioni sono state aggiunte dal presidente della Colombia, Gustavo Petro, che ha confermato pubblicamente che Caracas è stata bombardata. In dichiarazioni diffuse attraverso i social e rilanciate dalle agenzie, Petro ha parlato di missili lanciati contro la capitale e ha chiesto la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell’organizzazione degli Stati Americani. Successivamente, il presidente colombiano ha diffuso un elenco di obiettivi colpiti, che include installazioni militari, infrastrutture strategiche ed edifici istituzionali. Tra questi, secondo Petro, figurerebbero la base di La Carlota, il complesso di Fuerte Tiuna e anche la sede del Parlamento venezuelano, oltre all’attivazione di un piano di difesa nell’area di Miraflores, dove si trova il palazzo presidenziale.
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