Ue-Mercosur, dopo oltre 25 anni si concretizza l'accordo tra prospettive e proteste
Giada Aquilino - Città del Vaticano
Per i sostenitori, consentirà di rilanciare un’economia europea in difficoltà e rafforzare l’autonomia strategica dei Ventisette. Per i detrattori, sconvolgerà l’agricoltura comunitaria con prodotti meno costosi e non necessariamente conformi alle norme Ue, con vantaggi in alcuni settori e filiere ma con impatti contenuti su crescita e occupazione. È l’accordo commerciale tra l’Unione europea e il Mercosur, il mercato comune dell’America Latina che comprende Uruguay, Paraguay, Argentina e Brasile (la Bolivia è entrata più recentemente), che di fatto apre le porte a un’area di libero scambio da oltre 700 milioni di persone. Dopo quasi 26 anni di lunghi e anche controversi negoziati — avviati nel giugno 1999 — venerdì scorso Bruxelles ha dato il via libera all’intesa nonostante il no di Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda, mentre il Belgio si è astenuto. L’Italia ha votato a favore, dopo che Roma aveva temporeggiato durante il semestre di presidenza brasiliana del Mercosur, mentre si trattava su maggiori sussidi per il settore agricolo.
La firma con i partner sudamericani è prevista domani in Paraguay, Paese che ora detiene la presidenza di turno del Mercosur. Ad Asunción arriveranno i presidenti della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e del Consiglio Ue, António Costa, mentre la ratifica — in un percorso tutt’altro che in discesa — è legata al voto del Parlamento Ue, entro primavera.
Il partenariato
Si tratta di «un accordo di partenariato che ha due strumenti legali: uno relativo alle questioni economiche, ed è un accordo provvisorio che entrerà però in vigore subito, e uno più ampio che ha dentro anche i temi della cooperazione politica e che avrà bisogno pure dell’approvazione di tutti i singoli membri dell’Unione europea», spiega Antonella Mori, docente di Macroeconomia all’università Bocconi e responsabile del programma America Latina dell’Ispi.
«Quella di cui si sta parlando adesso è la parte economica, che punta a una liberalizzazione progressiva: vuol dire riduzione nel corso di alcuni anni dei dazi doganali sugli scambi». In un momento in cui si assiste a «un ritorno fortissimo del protezionismo, trainato dall’amministrazione americana», quello dell’Ue e del Mercosur viene letto dall’analista come «un segnale molto diverso, di apertura e di liberalizzazione» tra due realtà che contano 450 milioni di abitanti da una parte e quasi 300 dall’altra. «Insieme formeranno forse la più grande area di libero scambio al mondo, anche se bisogna ricordare che c’è sempre quella tra Stati Uniti, Messico e Canada che pure è molto importante».
Cosa prevede l'intesa
In particolare, il partenariato eliminerà i dazi all’importazione sul 91% delle esportazioni continentali verso il Sud America: auto, macchinari, apparecchiature per la tecnologia dell’informazione e della comunicazione, tessili, cioccolato, alcolici, vino. Stessa sorte per il 92% delle esportazioni del Mercosur verso l’Ue, tra cui carne bovina, pollame e zucchero. Nelle previsioni di Bruxelles, l’export europeo agroalimentare verso la regione aumenterà del 50%, eliminando tariffe che oggi arrivano fino al 55% su alcune merci.
Previste inoltre salvaguardie in caso di un aumento eccessivo di derrate agroalimentari in entrata che possano turbare il mercato Ue. Per i prodotti sensibili — carne bovina, pollame, riso, miele, uova, aglio, etanolo, zucchero — la Commissione europea resta pronta ad aprire un’indagine ogni volta che si verificherà un aumento del 5% dei volumi delle importazioni o un calo del 5% dei prezzi all’importazione. Se dall’indagine dovesse emergere un serio rischio di danno, Bruxelles potrà revocare temporaneamente i dazi agevolati previsti.
L’intesa proteggerà oltre 340 prodotti alimentari tradizionali dell’Ue, riconosciuti come indicazioni geografiche: si va dal Prosecco al Chianti, dall’Asiago al Parmigiano Reggiano e al Grana Padano, fino al pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino.
Il nodo agricolo
Eppure non si fermano le proteste, soprattutto tra gli agricoltori, in Francia, Italia, Polonia, Germania e non solo. «Quella agricola è la parte delicata, perché i produttori europei e specialmente di alcuni Paesi — Francia prima di tutto, che ha delle esportazioni di prodotti agricoli molto importanti anche all’interno dell’Ue — sono preoccupati dalla concorrenza degli agricoltori sudamericani. Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay sono Paesi produttori di beni agricoli: i primi due sono anche molto efficienti perché hanno un’agricoltura meccanizzata. Quindi la paura è di avere un arrivo enorme di prodotti agricoli a prezzi più bassi: ciò ha poi spinto i vertici europei a inserire numerose misure di salvaguardia e a prevedere risorse per gli agricoltori, oltre ad assicurare che non potranno entrare in Europa produzioni agricole ottenute senza il rispetto delle norme fitosanitarie europee».
Sottolineando come venti-venticinque anni fa quello europeo fosse «uno dei mercati più importanti per i Paesi del Mercosur» mentre oggi comunque «lo è l’Asia, la Cina», in un momento in cui Pechino ha chiuso il 2025 con un surplus commerciale pari a 1.189 miliardi di dollari, Mori si sofferma sul nodo delle verifiche sui prodotti nell’Ue. «Dovranno essere fatti dei controlli seri, in modo tale da essere sicuri che i prodotti che arrivano non costituiscano una concorrenza sleale». Le misure di salvaguardia implicheranno «dei monitoraggi del mercato e delle inchieste che saranno avviate in automatico» se le importazioni in termini di quantità dovessero crescere o se dovessero scendere i prezzi. Ciò implica al contempo che non si possa parlare di una liberalizzazione piena nella circolazione delle merci. Nonostante il dibattito ancora in corso pure oltre oceano, «i Paesi del Mercosur hanno comunque accettato queste misure di salvaguardia, perché non si può pensare a una liberalizzazione del 100% dei beni», fa notare la docente della Bocconi e analista dell’Ispi.
Il contesto globale
Ciò su cui Mori si sofferma è il momento nel quale arriva l’intesa Ue-Mercosur, rispetto alle mosse dell’amministrazione statunitense. «La politica di Trump è scritta nella nuova strategia di sicurezza nazionale, che punta a un emisfero occidentale sotto il controllo degli Stati Uniti, che non vogliono presenze straniere, cioè extra regionali, nei settori strategici», dalle materie prime alle infrastrutture. Al riguardo, «ci sarà una politica americana molto ferma nel tenere lontano la Cina, più che la Russia: l’America del Sud — osserva — è ricca di materie prime e dove ci sono le materie prime arrivano poi i cinesi a fare investimenti». L’accordo che verrà siglato domani in Paraguay «sarà appunto l’occasione per capire se questa “ostilità” verso una presenza economica forte extra regionale possa poi anche declinarsi nei confronti dell’Unione europea».
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui