Venezuela, Trump incontra la leader dell’opposizione Machado
Guglielmo Gallone - Città del Vaticano
Giovedì la leader dell’opposizione venezuelana, Maria Corina Machado, ha incontrato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, alla Casa Bianca. «È stato un incontro molto positivo, eccellente», ha commentato Machado, «possiamo contare su Trump», ha aggiunto consegnando inoltre al presidente il Premio Nobel per la Pace ricevuto lo scorso autunno. «Un gesto meraviglioso di rispetto reciproco», ha commentato Trump.
Prosegue il dialogo con Caracas
Tuttavia, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha ribadito la posizione espressa da Trump subito dopo l’arresto di Nicolàs Maduro: secondo Washington, Machado non dispone al momento di un sostegno sufficiente all’interno del Paese. Perciò, la Casa Bianca sta continuando ad approfondire il dialogo con Delcy Rodriguez: un’intesa che Leavitt ha giudicato fruttuosa, richiamando il rilascio dei prigionieri di questa settimana e la vendita di petrolio venezuelano agli Stati Uniti per un valore di 500 milioni di dollari.
Tra petrolio e prigionieri
A tal proposito, in un discorso tenuto all’Assemblea nazionale, Rodriguez ha menzionato la necessità di firmare una riforma parziale della legge sul petrolio, senza però aggiungere ulteriori dettagli. La scorsa settimana la compagnia statale Petroleos de Venezuela (PDVSA) aveva annunciato di aver raggiunto un accordo con gli Usa per la vendita di volumi di petrolio greggio secondo uno schema simile a quello di Chevron, che ha una licenza operativa speciale concessa dagli Stati Uniti per operare in Venezuela nonostante le sanzioni. Il «Financial Times» ha riferito che la prima vendita negli Stati Uniti di greggio venezuelano è andata a Vitol, una società il cui senior oil trader, John Addison, ha partecipato la scorsa settimana all’incontro alla Casa Bianca con il presidente e che, per la campagna di rielezione di Trump, aveva fatto una donazione pari a sei milioni di dollari. Per quanto riguarda i prigionieri, Caracas rivendica di aver liberato 408 persone, mentre l’ong Foro Penal riferisce però di aver verificato la liberazione di soli 84 detenuti.
Nuovo sequestro nel Mar dei Caraibi
Intanto nel Mar dei Caraibi stanno proseguendo le operazioni di controllo e di sequestro di petroliere venezuelane da parte degli Usa. Giovedì le forze statunitensi hanno sequestrato una sesta petroliera, ha confermato il Comando Sud degli Stati Uniti. In un’operazione all’alba, marines e marinai partiti dalla portaerei USS Gerald R. Ford, la più grande al mondo, stanziata nei Caraibi, hanno intercettato e preso il controllo della nave Veronica. L’operazione potrebbe aumentare le tensioni con la Russia, che nelle ultime settimane si è attivata per proteggere le petroliere della “flotta fantasma” venezuelana. La nave Veronica aveva cambiato nome in Galileo e il suo nuovo proprietario era Burevestmarin, una società russa, secondo il database di navigazione Equasis.
L'attenzione al "cortile di casa"
La repressione delle petroliere ha avuto un impatto significativo sulle esportazioni petrolifere venezuelane. Questo mese, secondo la società di analisi del traffico marittimo Kpler, i carichi di greggio sono scesi a circa la metà dei livelli normali. Questa operazione conferma inoltre come l’attenzione di Washington sia oggi concentrata in modo prioritario sul “cortile di casa”. Ad oggi il Pentagono ha 12 navi da guerra assegnate alle acque dei Caraibi. Volendo fare un confronto, ce ne sono sei in Medio Oriente. Inoltre, non c’è alcun gruppo d’attacco di portaerei né in Medio Oriente né in Europa da quando, lo scorso ottobre, Trump ha ordinato il trasferimento del gruppo della portaerei USS Gerald R. Ford dal Mediterraneo ai Caraibi.
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