Sudan, oltre un centinaio di morti in una settimana di scontri
Vatican News
Sale ad oltre un centinaio di morti il bilancio degli attacchi dell'esercito sudanese e dei suoi nemici paramilitari in due città del Darfur nell'ultima settimana. Lo riferiscono fonti mediche. Bombardamenti con droni attribuiti all'esercito sulla città di Al-Zuruq, controllata dalle rivali Forze di Supporto Rapido (Rsf), hanno ucciso 51 civili ieri, sabato 3 gennaio. Mentre nei cinque giorni di raid delle Forze di Supporto Rapido sulla città di Kernoi, 100 chilometri a ovest, 63 civili hanno perso la vita e 17 sono rimasti feriti.
Oltre 30 milioni di persone dipendono da aiuti umanitari
La guerra in Sudan è scoppiata nell'aprile 2023 tra le Forze armate rivoluzionarie (RAF) e l'esercito regolare e da allora ha causato la morte di decine di migliaia di persone e lo sfollamento interno ed esterno di oltre 13 milioni di persone, oltre a devastare il Paese e a trasformarlo nel teatro della peggiore crisi umanitaria del pianeta. Con più di 15 milioni di individui costretti ad abbandonare le proprie case, il Sudan è inoltre, attualmente, la Nazione con più sfollati al mondo. Più di 30 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari e oltre 26 milioni sono in stato di grave insicurezza alimentare. Secondo le Nazioni Unite, dal 2023, le vittime sarebbero almeno 150mila.
Trenta soldati morti in scontri in Sud Sudan
E oggi, 4 gennaio, si contano almeno 30 soldati sudsudanesi uccisi in uno scontro tra le Forze di difesa del popolo del Sud Sudan (SSPDF) e l'Esercito popolare di liberazione del Sudan dell'opposizione (SPLA-IO) per il controllo di una base militare nel nord del Sud Sudan, vicino al confine con il Sudan. Il maggiore Kerbino Yai Pazale, portavoce del settore due dell’Esercito popolare, ha dichiarato ad all'agenzia di stampa spagnola EFE che i combattimenti sono scoppiati sabato a Nyuelnyuel, località nota anche come Kubri Jamus, a circa tre chilometri a sud del confine con il Sudan, e sono ripresi questa mattina.
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