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In Cile le immagini di Allende, rovesciato da un golpe nel '73, e di Pinochet, che ne prese il posto In Cile le immagini di Allende, rovesciato da un golpe nel '73, e di Pinochet, che ne prese il posto  (AFP or licensors)

America Latina, una storia di interventi militari Usa lunga un secolo

L'intervento Usa per deporre Nicolás Maduro in Venezuela è solo l'ultimo di una serie di blitz in Paesi vicini del Centro e Sud America. Alle basi delle strategie statunitensi la "dottrina Monroe" del 1823. Ma è soprattutto nel Novecento che da parte di Washington si susseguono operazioni militari dirette o "coperte", grazie ai servizi d'intelligence, per rimuovere governi scomodi, sostenere leader politici "amici" o tutelare interessi economici nel cosiddetto "cortile di casa"

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

La storia dei blitz degli Stati Uniti in Centro e Sud America non inizia certo con il Venezuela. Molte sono state nel corso del Novecento le operazioni militari dirette o “coperte”, attraverso gli apparati d’intelligence. Appare significativo, tuttavia, che l’ultima volta in cui le truppe di Washington sono intervenute per deporre un dittatore, tra l’altro sempre con l’accusa di traffico di droga e violazione dei diritti umani — si trattava allora del generale Manuel Noriega a Panamá — sia stato nel dicembre 1989, a Muro di Berlino caduto e mentre le braci della Guerra fredda andavano via via spegnendosi.

Le “guerre della banana”

Alle basi di questi interventi la “dottrina Monroe”. Teorizzata dal quinto presidente degli Usa, James Monroe, nel 1823, essa prevedeva il rifiuto di qualsiasi ingerenza negli affari politici delle Americhe da parte delle potenze straniere; nel 1904, con Theodore Roosevelt, il suo ampliamento con un corollario, che proprio da lui prese il nome, in base al quale Washington rivendicava il diritto di intervento nei Paesi dell'America Latina per tutelare i propri interessi e mantenervi stabilità e ordine, facendo di fatto di quella regione il proprio “cortile di casa”. Così nei primi anni del XX secolo, varie furono le incursioni delle truppe Usa in Honduras, dove la United Fruit Company e la Standard Fruit Company dominavano nell’export di banane, per sostenere gli interessi statunitensi. Nel 1912, invece, l’occupazione del Nicaragua, con la creazione di una sorta di protettorato gestito da Washington. Obiettivo: impedire la costruzione di un canale in grado di mettere in difficoltà la Zona del Canale di Panamá, controllata dagli Usa.

Il golpe in Guatemala

Dopo il periodo di “tregua” dovuto alla “politica del buon vicinato” con l’America Latina, promossa da Franklin Delano Roosevelt a partire dal 1933, con l’inizio della Guerra fredda si arrivò al rovesciamento, nel 1954, del presidente democraticamente eletto, Jacobo Árbenz Guzmán, in Guatemala. Deposto con l’impiego di mercenari e guerriglieri sostenuti dalla Cia in un’operazione ribattezzata “PBSuccess”, a seguito dell’approvazione di una riforma agraria che colpiva gli interessi della United Fruit Company (oggi Chiquita Brands), questi venne sostituito con una giunta militare guidata da Carlos Castillo Armas. Ne seguirono 30 anni di sanguinosa guerra civile. Il ruolo degli 007 Usa nel putsch è stato poi riconosciuto nel 2003, in nome della lotta al comunismo (allora il Guatemala comprava armi dai Paesi del blocco comunista, in particolare dalla Cecoslovacchia).

La “Baia dei porci”

Nel 1961 il tristemente celebre, e altrettanto fallimentare, “sbarco alla Baia dei porci”, avallato da John F. Kennedy. Militari ed esuli anticastristi addestrati dalla Cia tentarono di rovesciare il regime di Fídel Castro, sbarcando sull’isola di Cuba, ma vennero sconfitti dall’esercito de L’Avana, sostenuto dalle nazioni del blocco sovietico. L’evento fu il preludio della cosiddetta “crisi dei missili” dell’ottobre successivo. Sempre all’inizio degli anni sessanta, la destabilizzazione del Brasile che portò alla caduta di João Goulart (1964), e — a seguito dell’epurazione dopo soli sette mesi del presidente eletto, Juan Bosch — l’invasione della Repubblica Dominicana con l’operazione “Power Back”, per impedire, nell’ottica Usa, che l’isola diventasse una “seconda Cuba” (1965).

Il Cile di Allende

Se gli anni settanta e ottanta sono legati alla cosiddetta operazione “Condor” — un coordinamento tra dittature militari in Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay, Uruguay, sostenuto dai servizi Usa, che mirava a eliminare dissidenti, oppositori o semplici simpatizzanti delle ideologie di sinistra — uno dei casi più eclatanti di regime change si verificò nel 1973 in Cile. Il presidente socialista, Salvador Allende, democraticamente eletto, fu rovesciato da un colpo di Stato promosso dalla Cia, e dunque ucciso. Al suo posto la giunta militare di Augusto Pinochet, protagonista di un regime sanguinario. Secondo un rapporto della Commissione nazionale per la verità e la riconciliazione, nei 17 anni di potere, si contarono ufficialmente più di 3.500 morti (tra assassinati o giustiziati, e sparizioni forzate, i cosiddetti desaparecidos), nonché più di 30.000 vittime di tortura e prigionieri politici. A queste si aggiunsero centinaia di migliaia di internati, esiliati o arresti arbitrari. Cifre che taluni ritengono in generale ben più alte.

Il sostegno ai Contras e i consiglieri militari a El Salvador

Preoccupati per l’allineamento del Nicaragua con Cuba e l’Urss, tra il 1982 e il 1989 gli Usa sostennero segretamente i “Contras”, controrivoluzionari nicaraguensi, in parte finanziati dalla vendita illegale di armi all’Iran, con l’obiettivo di destabilizzare il governo sandinista di ispirazione marxista. A El Salvador vennero invece inviati consiglieri militari per contribuire al soffocamento delle ribellioni del “Fronte Farabundo Martí per la liberazione nazionale”, di estrema sinistra. Ne nacque una guerra civile dal 1980 al 1992 che causò la morte di oltre 70.000 persone.

L’invasione di Grenada

Nel 1983 marines e ranger Usa intervennero sul’isola di Grenada dopo l’assassinio del primo ministro, Maurice Bishop, da parte di una giunta di estrema sinistra, nell’operazione “Urgent Fury”. La motivazione ufficiale era proteggere un migliaio di cittadini Usa, in realtà lo scopo era combattere il regime militare filosovietico di Hudson Austin. Nel 1989, quindi, prima del Venezuela, il già menzionato blitz a Panamá, sotto l’egida di George Bush sr., con l’operazione “Just Cause”.

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06 gennaio 2026, 09:30